‘Non ti fai mai sentire’. Se c’è
una frase che odio è proprio questa. È più fastidiosa di qualunque cosa possa
essere rimasto incastrato tra i denti dopo aver mangiato, più irritante del
prurito dopo che si è stati vittima di un attacco kamikaze ad opera di uno
sciame d’api. Automaticamente nella mente arriva la risposta pronta e secca: “Perché…
tu, sì?!?”. Eh… già! Perché è proprio questo il bello della cosa. A farti
pesare assenze più o meno conclamate e a farti sentire peccatore/peccatrice
incallito/a in quello che è l’assurdo, utopico mondo del ‘vogliamoci tutti bene’
e del ‘pensiamo sempre a chi ci sta intorno’, è proprio colui/colei che non si
fa mai sentire e che, semplicemente, si aspetta sempre e solo d’essere il
centro della tua vita e di quella di tutti coloro che, per fortuna o meno,
hanno a che spartirci. Mah! Quello che succede a me ad un certo punto è che se
prima l’assenza era involontaria e dettata il più delle volte da un continuo
rimandare a momenti migliori delle giornate (che poi passano inesorabili, senza
aver preso il telefono in mano) quello in cui mi sarei fatta sentire, poi (dopo
che mi è stato fatto notare e dopo che mi rendo conto che a farmelo notare è
proprio uno/una assente cronico/a come me) diventa una questione di principio. Non
mi faccio sentire perché non lo fai nemmeno tu e vediamo se te la pianti di
puntare sempre il dito. A casa mia si è sempre detto: prima di guardare la
pagliuzza nell’occhio altrui, soffermati sulla trave che c’è nel tuo. Sempre ottimo
come consiglio e verissimo. Sarà infantile… sarà che si rischia di finire a
prendersi a male parole con qualcuno, ma… sarà che non ci tengo poi tanto ad
essere contornata di persone che non fanno che ripetermi ciò che io non ho
fatto per loro e non si fermano un attimo di più a pensare che in fondo siamo
tutti uguali e che… a tutti capita di fare o non fare qualcosa, di dire o non
dire qualcosa, di trovarsi o non trovarsi in una situazione. È solo una
questione di tempo. Che ci vuole ad essere un po’ più tolleranti?
Altro aspetto che detesto del
complicato mondo dei rapporti social-umani?!? Chi si trincera dietro la paura,
per giustificarsi di non aver fatto o di non stare facendo qualcosa, ma accusa
gli altri di non fare quello stesso qualcosa per paura. E che cosa è… l’asino
che dice orecchione al cavallo?!? Personalmente… anche in questo caso ho un mio
modo di vederla. Diciamo che cerco di evitare di arrivare al punto di essere
considerata una ‘fifona’, semplicemente perché a me non piace vivere di paura e
di rimpianti. Perciò, anche se rischio di fare una figuraccia, provo lo stesso
a dire e/o a chiedere ciò che vorrei. E se va male, provo ad archiviare il
tutto con un secco: “Pazienza!” che, però, non sempre funziona. Certo, il
dramma c’è se capita di muoversi nei confronti di qualcuno che potrebbe morire
di paura, ma che – diversamente da come faccio io – potrebbe decidere di
volerci convivere. Allora, in quel caso c’è il rischio che arrivi il dubbio a
rodere l’anima. Perché fa così? Ci penso su una volta, ci penso due, ci
rifletto su anche tre volte. Poi, mi ricordo delle parole bellissime che una
volta la nonna mi ha detto (io… ragazzina di poco più di quindici anni)
vedendomi un po’ giù per una questione di cuore: “Se gli interessi… troverà il
modo”. Ecco. Da allora, non l’ho più scordato. Ed è vero. Per chi ci interessa
e per chi a noi interessiamo (e non parlo solo di amore!), il modo si trova
sempre. E non c’è paura che tenga.
In questo periodo - a dire il
vero - mi capita spesso di interrogarmi sui possibili, probabili, sconosciuti perché
di alcuni atteggiamenti che noto intorno e per cui a volte non posso fare a
meno di starci male. Non penso di essere mai stata una persona troppo esigente,
ma credo che nel dimostrare a qualcuno di tenerci o meno il linguaggio sia
universale e vada ben oltre la telefonata, l’sms o il contattarsi o meno
tramite Facebook. Penso che esistano al mondo individui che adoperano tutti
questi strumenti quotidianamente, ma che alla resa dei conti ti lasciano solo/a
da una parte a chiederti quanto sarebbero disposti a fare pur di non perderti. Penso
che siano poche le persone che danno il valore vero all’amicizia (la cosa più
brutta che mi è capitata è di sentirmi dire di non avere tempo nemmeno per un
caffè) o a quello che ne potrebbe derivare (il mondo pullula di prese per il
c**o e – sarà un caso – ma continua ad aumentare il numero di persone che non
hanno più fiducia nei sentimenti… perché?), anche se poi queste stesse persone si
sentono subito in diritto di replica e a volte di offesa, se viene fatto
mancare loro qualcosa. Penso che… ecco! Forse, questa è un’altra questione dove
sarebbe meglio riuscire a non pensare. Perché tanto non è qualcosa che si può
cambiare a parole… perché a volte è semplicemente dura ammettere che non ci
sono ‘ma’ che tengano… :-(
PS: Un bellissimo premio virtuale è arrivato da parte di Robby... rimando alla prossima il Post dedicato. Ancora un Grazie grandissimo. A presto!!! :-)
PS: Un bellissimo premio virtuale è arrivato da parte di Robby... rimando alla prossima il Post dedicato. Ancora un Grazie grandissimo. A presto!!! :-)