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sabato 18 giugno 2016

Quel momento in cui tre frecce hanno trafitto il dieci...

Alle volte lo maledico. 
Spesso non è con me, quando serve. 
Il cellulare...
Trovo in 'lui' un alleato, quando si tratta però di immortalare un momento. 
Anche se ieri sera non ce l'avevo in tasca e l'intenzione iniziale era di lasciarlo abbandonato dentro la borsa per tutto il tempo dell'allenamento. 
Ho ripercorso i 18 metri all'indietro e sono andata a prenderlo.
Amo immortalare le "prime volte". 
Nella mente lo faccio sempre, con le parole. Istintivamente. Trasformo le mie "prime volte" in piccole, brevi storie; che riesco meglio a ricordare. 
Il cellulare moderno mi consente di scattare fotografie e di giocare con i colori. Perché no? 
Ne farò comunque un album di ricordi, da poter sfogliare a distanza di tempo. E, a distanza di tempo, mi ricorderò di un venerdì diverso dal solito. 
Di un venerdì 17 in cui l'Italia disputava la seconda partita agli Europei. 
Di un venerdì 17 in cui, a diciassette minuti dalle 17, il numero 17 della Nazionale ha segnato il gol della vittoria. 
Mi ricorderò di un venerdì 17 in cui il tempo ha potuto concedersi il lusso di scorrere lento e ricorderò di quel momento in cui, sul cominciare profondo della sera, per la primissima volta... tre frecce hanno trafitto il dieci!!! 


Il primo 30, cui forse ne seguiranno altri. 
Cui spero ne seguiranno altri. 
Con la consapevolezza che nessuno avrà, però, lo stesso sapore del primo!   

domenica 14 febbraio 2016

Io & "Cento giorni di felicità"

Wikipedia recita: “Cento giorni di felicità è il primo romanzo di Fausto Brizzi, il quinto libro che ha pubblicato considerando anche i romanzi che ha tratto dai suoi film”.
Per quello che mi riguarda, è il primo libro di Brizzi letto.
Lo so. Sono una ritardataria. E lo sono con tutta la consapevolezza di esserlo, non solo perché non ho idea di come siano strutturati i quattro libri che hanno preceduto questo capolavoro, ma soprattutto perché mi sono ritrovata a iniziare la lettura di questo quinto appena qualche settimana fa.
L’anno di pubblicazione è il 2013. Certo, devo ammettere di non aver avuto un approccio nemmeno lontanamente tempestivo. Anche nel riparare al fatto di non aver mai letto prima qualcosa di suo, ho avuto i miei bei lunghi tempi da superare.
Una cosa da tenere in considerazione, però, c’è. O, almeno, io spero che ci sia e che riesca a giustificarmi un po’. Cento giorni di felicità di Fausto Brizzi è un libro che risiede sul primo scaffale della mia libreria dà più di 730 giorni (alias due anni); ormai.
L’ho acquistato con lo stesso spirito ottimista con cui ogni volta entro in libreria. Senza considerare mai la mole di parole che a casa mi accoglie ogni sera e in ogni momento libero e con l’allegra convinzione che, stavolta è la volta buona!, sarebbe stato diverso. Eh! Si dice sempre così.
Da lettrice appassionata quale ritengo di essere, nonostante altri impegni non mi consentano sempre di esserlo esattamente come e quanto vorrei, sapere che in un dato momento, di un certo anno, c’è un libro sulla cresta dell’onda, è come per le api sapere che, a pochi metri di distanza dall’alveare, c’è un prato fiorito e ricco di nettare.
Insomma, le buone intenzioni iniziali c’erano tutte. Peccato, poi, che siano arrivati subito altri pensieri a dare il via alla procrastinazione. Una parola che, permettetemi di fare un inciso, comincio a odiare in maniera quasi viscerale.
Mentre sul web continuavo a interessarmi a qualunque cosa riguardasse questi ‘Cento giorni’, ho cominciato a temere che potesse non essere una lettura adatta a me. Certa di non svelare nulla a chi sta leggendo, la scrivo esattamente come l’ho pensata: “Lucio Battistini ha il cancro e questo cancro lo sta per uccidere. Poco importa che lui lo chiami ‘Amico Fritz’, sempre di cancro si sta parlando. Vuoi veramente leggere un libro che racconta la storia di un malato di cancro? Come andrà a finire per il tuo stomaco? E come la mettiamo, poi, con la gastrite nervosa?”. Considerando che reggo a malapena le notizie di un telegiornale e che non di rado, perdonate l’ammissione di inadeguatezza a questo mondo, mi ritrovo a girare canale per non dover sentire, un tot considerevole di pagine che, per forza di cose, mi costringerebbe a entrare in empatia con un morituro (aggettivo calzante, utilizzato dallo stesso Battistini in riferimento a se stesso) potrebbe non essere una buona idea.
La prima volta che l’ho incontrato in libreria, l’ho sfogliato per un po’ e l’ho rimesso a posto sullo scaffale. Tra le libertà di un lettore c’è quella di scegliere. Sceglievo di non affrontare. Anche se una frase sul retro della copertina è comunque riuscita a rimanermi addosso: “L’unico rimpianto è aver dovuto scoprire di morire, per cominciare a vivere”.
Una settimana dopo, a seguito di nuovi incontri casuali con citazioni dalla storia, sono tornata in libreria e l’ho acquistato. Avessi trovato anche il coraggio di aprirlo, questo Post sarei riuscita a scriverlo nel già lontano 2013.
No! ‘Cento giorni’ è rimasto a fissarmi nella mia quotidianità, sopportando con pazienza l’attenzione data ad altri volumi, per un tempo che risulterebbe insopportabile per qualsiasi essere umano.
Come ha fatto a convincermi che fosse giunto il momento di un tête-à-tête? Tirando in ballo uno dei diritti di un libro: quello di essere letto!
“Almeno provaci! Se proprio non ci riesci, vorrà dire che farai un passo indietro e lo lascerai perdere”. È un mantra personale, che da un po’ di tempo a questa parte accompagna le mie giornate. Poche parole, che mi spronano a entrare in azione.
Potrei dirvi che il resto di questa particolare ‘amicizia’ è facilmente immaginabile, ma lasciate comunque che ve lo racconti. Cercherò di essere breve.
A un ritmo di venticinque-trenta pagine per sera (peccato non riuscire a resistere al sonno un po’ di più e avere la sveglia che suona la mattina sempre troppo presto), ‘Cento giorni’ è riuscito a tenermi compagnia per due settimane circa. Un libro che è un countdown carico di vita, contrariamente a quanto si possa pensare. Un insegnamento a ogni riga. Leggerezza, nello scrivere di una ‘questione’ seria. Un’esplosione di emozioni. Come un fuoco d’artificio di mille colori. Ho sorriso, ho riso di gusto, ho sentito le parole lette rimanere attaccate ai pensieri e non volersene andare, non sono mancate le strette allo stomaco che immaginavo avrei dovuto affrontare. Con una maestria narrativa non facile da trovare, Brizzi ha saputo sorprendermi. E quel libro tanto temuto, acquistato per poi essere ignorato per tantissimo tempo, ha saputo diventare esperienza indimenticabile. Ho sofferto. Come se Lucio fosse un amico vero, come se Lucio fosse uno di famiglia. Ho sperato fino alla fine di leggere un ‘ho sconfitto il male’, ma niente da fare. Del resto, Lucio lo aveva anticipato già alle prime pagine: “Era una domenica inutile e tropicale, durante la quale non successe niente degno di nota. Se escludiamo il fatto che alle 13.27 circa ho preso un bel respiro e sono morto”. Ho sperato comunque in un colpo di scena. Ho sperato si fosse trattato di una bugia, detta per stupire sul  finale con effetti speciali.
Invece, no! Lucio è morto per davvero.
Allora ho pianto, fino a farmi venire il singhiozzo. Ho faticato a razionalizzare il fatto di stare solo leggendo un libro. Lo stomaco mi ha torturata.
L’attimo dopo è stato semplicissimo pensare a quel libro, come a un buonissimo libro. Raro. Come sono rari quelli che sanno scuotere fin nel profondo dell’anima.
Una volta chiuso per non riaprirlo, l’ho rimesso al posto che aveva sul primo scaffale della libreria. L’ho guardato per la prima volta, senza temerlo più. Ero già pronta ad afferrare la lettura successiva quando, mentre con la mente mi stavo imponendo di scegliere un lieto fine, mi sono ritrovata a domandarmi: “Sono proprio sicura, sicura, che ‘lui’ non ce lo abbia avuto?”.
Ok. Lucio è morto, su questo non si discute. Ma rimane vero anche che Lucio è riuscito a vivere i suoi ultimi ‘Cento giorni’ dando loro un senso. Facendoli diventare: “Cento giorni di felicità”.
Mi ricordo allora di quella pagina che ho contrassegnato con un’orecchietta, per non perderla di vista (lo so, atteggiamento atroce nei confronti di un libro). Riprendo il libro. Lo riapro.
“Quanti sono i giorni che ricordate bene della vostra vita? Quelli speciali che potreste raccontare anche a tanti anni di distanza. E quanti sono invece quelli  normali in cui non accade niente degno di nota e che scivolano via anonimi? I secondi sono molti di più. Mi accorgo che ricordo soltanto un centinaio di giornate memorabili, a fronte di oltre 14.000 invisibili. Esco dall’ospedale con un pensiero fisso. Voglio che oggi sia un giorno da mettere al fianco dei tre che vi ho raccontato all’inizio di questa storia. […] È stato un campanello d’allarme sovrannaturale: «Ehi Lucio, tu credi di dominare il tuo destino e di avere ancora quaranta giorni di vita, ma non è detto che sarà così».


Procrastinazione. Ho detto di odiare questa parola (e il concetto che rappresenta) in maniera quasi viscerale. Ora mi accorgo che è per una ragione ben precisa. Per quel ‘non è detto che sarà così’. 

Post It: 
Non collezionare rimpianti. 
Cerca l'Attimo. Cerca gli Attimi. 
Costruisci l'Attimo. Colleziona gli Attimi. 
Quelli che trasformano giornate normali in giornate speciali. 
Vivere, prima di morire. :-D

sabato 17 ottobre 2015

A spasso per il Regno, con un piccolo Principe!

Questa è la storia di un piccolo Principe, che uscì una mattina per andare a spasso insieme alla sua fata Madrina. Il cielo sarebbe potuto essere più azzurro, ma era comunque piacevole sentire sul viso l’aria fresca di un giorno d’autunno e in fondo bastava vedere remoto il rischio di pioggia.
A bordo di una moderna carrozza rossa, Madrina e Principe avevano deciso che potesse essere una buona idea andare in cerca di funghi. Senza avventurarsi per boschi o arrivare chissà dove, avrebbero cercato tra i fili d’erba del prato poco distante dal Regno e, qualora quella caccia fosse riuscita a dare esito positivo, felici ne avrebbero raccolti in grande quantità.
Prima, però, c’era da dare un’occhiata ai diversi possedimenti, perché tutto fosse a posto. La carrozza avanzò sicura per le strade segnate da altri mezzi e, nonostante la terra bagnata qua e là e qualche pozzanghera di troppo, senza timore riuscì a raggiungere tutto ciò che c’era da poter vedere.
Lungo il tragitto, il Principe s’imbatté in una coccinella, che assicurò che tutto fosse a posto da quelle parti.


Incontrò anche una giovane chiocciola, ma questa era talmente tanto di poche parole, da non uscire dal guscio nemmeno per salutare, preferendo rimanere nascosta dentro la fessura di un muro di pietra. 


Il Principe avrebbe potuto punirla ed esigere rispetto, ma era un Principe d’animo talmente buono, che predilesse lasciar perdere e andare oltre.
Qualche metro più avanti, si imbatté nelle due Gatte guardiane.
Non gli erano molto simpatiche a dire il vero, ma anche questo il Principe scelse di non lasciarlo trapelare. Augurando loro una buona giornata, senza nemmeno chiedersi cosa andassero cercando con tanto fervore, passò oltre fino ad arrivare alla fine di quella prima strada.
Ce n’era ancora un’altra da controllare. Forse, però, era anche giunta l’ora di vedere se la fortuna avrebbe regalato loro i bei funghi prataioli che andavano sognando. Lesti, Principe e Madrina tornarono al prato che avevano costeggiato poco prima. Trovarono menta selvatica profumatissima e fiorita, in grande quantità.



E per un attimo il Principe divenne un giovane, piccolo ‘Cenerentolo’; perdendo a terra una delle sue scarpe nuove.


«Che il cielo non voglia di lasciarla qui!», la fata Madrina si affrettò a raccoglierla e a rimetterla al suo posto.
Con gratitudine, il piccolo Principe le sorrise. Era divertito e questo non impedì alla fata Madrina di pensare che potesse averlo fatto di proposito, ma… non avrebbe saputo dirlo con certezza.
Ripresero il cammino, un po’ delusi per quella caccia ai funghi finita con un nulla di fatto.
Raggiunsero l’altra estremità del Regno, dove un vecchio e saggissimo custode Bau non si stancava mai di fare la guardia. Assicurò loro che nessun intruso si era avvicinato al castello nella notte e che, fino che lui avrebbe avuto vita e fiato a sufficienza per abbaiare, mai nessuno sarebbe riuscito a farlo.
Il Principe si disse ben lieto di vedere e di sentire tanta dedizione, ma aveva un po’ fretta e preferì non dilungarsi troppo in chiacchiere. Doveva arrivare fino in fondo all’altra strada e assicurarsi che tutto fosse come doveva essere.
A metà della via incontrò un grillo, salterino e solitario, che riferì di come gli acini di oliva sulle piante del Regno fossero maturati bene e del fatto che, ormai, fossero pronti per essere raccolti. Il Principe garantì che se ne sarebbe occupato. Poi, giacché il grillo andava di fretta, lo salutò e si augurò che quei primi venti freddi non lo facessero stare troppo male.
Era quasi giunto il momento di tornare al castello, ma come poteva tornarvi senza qualcosa da riportare?
Quella mattina era uscito con il preciso intento di trovare un dono per la Madre Regina e per il Padre Re e, quanto è vero che era un Principe, non sarebbe rincasato a mani vuote.
Con la complicità della fata Madrina, allora, si avviò verso la zona dei trifogli.
«Forse riusciremo a trovarne uno di quelli speciali, con la quarta foglia a far da portafortuna»; disse la Madrina speranzosa. Nonostante lo sguardo aguzzo e il tempo perso a scrutare trifoglio per trifoglio, però, niente da fare.
Sembrava proprio che quei steli lunghi fossero i più normali e comuni che potessero esserci.
Principe e Madrina stavano per girare la carrozza e tornarsene al caldo, quando un’idea improvvisa arrivò a scacciar via i brutti pensieri. Pur non avendo trovato un quadrifoglio, avrebbero potuto comunque riportare qualcosa. Il Principe guardò sorridente la Madrina e subito si capirono.
Una sola foglia di trifoglio è un cuore e non può esserci regalo migliore per dei genitori tanto amorevoli. Finalmente soddisfatti, rientrarono a corte.



Il Principe poté riposare sereno sotto una coperta cosparsa di stelle, fino che tutti rincasarono. 

martedì 13 ottobre 2015

Storie di Angeli!

Scrivere. Avere scritto. Essersi lasciata ispirare dalle bellissime illustrazioni di Cristina Berardi​. Da una, in particolare. Felicissima, scopro una busta gialla per me. È tra la posta arrivata oggi. "Già! Mi ero dimenticata di dirti che hai una raccomandata". La mamma e la sua memoria ballerina; prima o poi la obbligherò a fare una cura di fosforo. È già da qualche giorno che sto aspettando questo pacchetto e non vedo l'ora di poter stringere il contenuto tra le mani. Apro comunque con attenzione. È uno di quei casi in cui l'impazienza va tenuta sotto controllo. Assolutamente. 
Sono senza parole. E' sempre un battito di cuore speciale. È bellissimo. Sfoglio in fretta tutto, rimandando una lettura più attenta. Arrivata alla pagina con su il mio nome, mi scopro a trattenere il fiato. È già passato un po’ di tempo, spero sarà un piacere rileggere anche le mie parole. 




Grazie!!! 
A tutti. A Cristina. A chi ha saputo rendere realtà un bellissimo progetto. Agli altri 'colleghi autori'. A chiunque avrà voglia di perdersi un po' tra le righe di tante... Storie di Angeli! 

mercoledì 23 settembre 2015

Sveglia presto e... 'incontri curiosi'!

Ricordarsi di non tralasciare niente, quando si tratta di spolverare. 5.45 del mattino. Già all'opera davanti al computer,  mi piace sempre di più questa nuova abitudine. La lampada sul comodino è accesa e, subito, cattura l'attenzione di una cimice verde. Io odio le cimici! (Penso sia un odio piuttosto diffuso in giro). Cerco di ignorarla, anche se il rumore del suo ronzio è talmente tanto forte che disturba i miei primi pensieri precari. Aspetto che se ne vada di lì, sarà questione di poco. Niente da fare. Continua a ronzare e... a sollevare polvere. Come caspita c'è finita tutta quella polvere nella lampada? Urge trovare una risposta a interrogativi insistenti: 1 - quando è che ho spolverato l'ultima volta? Non ho appuntato la data sul calendario, ma guardando il comodino mi rendo conto che non è passato molto tempo. 2 - perché mi sono dimenticata della lampada? Ricordarsi di non farlo mai più.  3 - a parte farmi rischiare un feroce attacco di starnuti, la cimice verde vorrà morire arrostita come fosse un kebab sullo spiedo? Forse è una cimice che, oltre che darsi da fare con le pulizie che io ho saltato, sa leggere nel pensiero. Perché solleva un’ultima manciata di granelli con le zampine, che non attecchiscono facilmente sulla superficie verniciata e liscia della lampada, e se ne va. Non riesco a vedere dove va a finire, ma – vista l’ora e considerato il ritorno del silenzio – la immagino volare via con atteggiamento stizzito e con l’intenzione di nascondersi bene per schiacciare un pisolino, prima che sorga il sole. Torno alle mie pagine virtuali, alle mie parole. Chissà se anche la mia protagonista si troverà mai ad avere a che fare con una cimice? L’idea mi solletica non poco e la descrizione di una scena in particolare affiora nella mente. Non è il momento di inserirla, ma spero di ricordarmene quando sarà il tempo giusto. Sorrido. Mi piace quando le idee nascono da ispirazioni momentanee, da casualità, da fatti piccini, piccini, picciò… non abbastanza, però, per passare inosservati. È un buon inizio di giornata! 

domenica 21 giugno 2015

A... come Avventura! A... come Aerografo!

Poche ore ancora, prima dell'inizio di una Nuova Avventura!!! ;-) Con i suoi timori, con i suoi imprevisti, ma anche con tanto, tantissimo Fascino ed Entusiasmo!!! <3 Penso a quanto tutto sembri nuovo. Penso a quanto tutto, comunque, si faccia percepire familiare. O, forse, c'è la voglia che lo sia. Cerco di ascoltare con attenzione il sussurro della mia Fantasia. È flebile, ma sa essere forte quel che basta, per riuscire a superare ogni altro rumore. Non posso fare a meno di pensare a quanto, il più delle volte, sia bastata una Penna a dar libero sfogo. 


Poi, ecco spuntare da qualche parte un Aerografo. Strano, quanto somigli a una Penna! Mi domando se la mia Fantasia saprà affidarsi a 'lui', con la stessa fiducia con cui si è sempre affidata a una Penna. Provo, come faccio sempre, a immaginarmi più avanti nel tempo. Mi piacerebbe poter riuscire a coniugare tutto. Che Fantasia, Penna e Aerografo riescano a convivere e a collaborare. Mi piacerebbe... 


Non lo so... sono tante le cose che mi piacerebbero; per il Futuro. :-D Ma... ciò che è vero del Futuro (sempre!), è che bisogna passare per il Presente, per arrivarci. Allora, in questo mio attuale Presente, io spero di riuscire a dare il massimo... perché il Futuro somigli il più possibile, poi, a quello che, proprio ora, già vive nella mia Immaginazione... in compagnia della mia Fantasia!!! :-D Dita incrociate! ;-)

domenica 26 aprile 2015

Io, una Bic &... un foglio bianco!

Sarà l'avvicinarsi dei 'Trenta' (un po' temuti, quanto attesi!). 
Sarà che... il mio cassetto riservato ai Sogni, non è meno pieno... di quello adoperato per custodire la biancheria!
Sarà che... 'Perché no?!?'. 
Non sempre riesco a dirmelo, ma... quando un 'Perché no?!?' riesce a farsi strada in mezzo ad altri pensieri e riesce - spavaldo - a ignorare incertezze, dubbi e perplessità... Ecco! Quello, è uno dei momenti che preferisco. E' questione di un attimo, ma... è tutto quel che basta, perché ogni piano riesca a essere stravolto e - all'improvviso - mi ritrovi ad avere a che fare con un'unica intenzione: Provare!
Ora che ci penso, pur a distanza di circa diciotto anni (ne ho le prove e sarò  felicissima di dedicare presto un Post solo a 'loro'), è stato un 'Perché no?!?' a farmi credere di poter scrivere una storia.
Sempre un 'Perché no?!?', poi, è stato il responsabile della mia prima passione manuale... per dei lavori fatti con le perline, che - pur per nulla decenti, agli inizi - con il passare del tempo mi hanno convinto a non demordere e ad andare alla ricerca di tutto quello che poteva essere: tecniche nuove e materiali diversi. Fino ad arrivare a oggi, dove (tempo, impegni e altre passioni permettendo) con estro e creatività (EstroCreativo :-D) mi diverto a 'dare vita' ad accessori immaginati, per poi provare una grandissima soddisfazione nel vederli indosso a parenti, amiche e non solo. Sì! Proprio... una bella sensazione. ;-)
Allora, al bando le divagazioni, perché no?!?... dare retta a un altro 'Perché no?!?'.
Lo so... forse, specie leggendolo, le parole risultano un giro senza senso. Ma... 
E' tutto quello che è servito, per allontanarmi dal torpore di un sabato pomeriggio (tranquillissimo) di festa e per spingermi a... prendere una penna  in mano e confrontarmi con un foglio bianco!
Sai, che novità... direte voi. :-D
Penso di non aver fatto mistero di quanto, pur con la comodità di un computer in casa, continui a piacermi il contatto diretto con la carta e quella sensazione speciale di avere una penna in mano, con l'immensa soddisfazione che deriva poi dal vedere un piccolo callo, poco sotto l'unghia del dito medio della mano destra, che dai tempi delle scuole (dove per un lungo periodo ho anche conservato la 'mania' di scrivere un diario) non se ne è più voluto andare. Lo so. Può apparire strano. ;-)
Come so che mi sto dilungando con le parole, allontanando il momento in cui sarà necessario: venire al dunque!
Perciò...
Dunque!
Lascio perdere ogni tentazione di proseguire, interrompendo il 'flusso di pensieri' con un'immagine.
Secca. Decisa. Cosa ve ne pare?



Per tutte le volte in cui mi sono ritrovata a stringere una penna in mano, con l'intenzione di provare a dare vita a una storia, penso di poter dire (senza sbagliarmi di molto!) di averne vissute altrettante, insieme a una profonda ammirazione per chi - con una penna in mano - riesce a dar vita a dei 'capolavori d'immagine'.
Ora... lungi da me la tentazione di definire capolavoro questo primissimo approccio, non posso negare di sentirmi soddisfatta. :-D Ho proprio qui accanto a me il manuale di disegno che mi ha convinta a provare (Per chi fosse curioso o interessato: Imparare a Disegnare - Corso completo di disegno con il metodo VE.RA.DI, Vedere, Ragionare, Disegnare - di Giovanni Spinicchia e Simone Casu)  e... pur non essendo ancora arrivata alla fine di questo mio primo 'studio', sono felicissima che delle pagine siano riuscite a convincermi ad abbandonare il timore di sbagliare e a provare.
Credo sia stato un concetto in particolare, a farmi pensare di potercela fare. 
Disegnare non è poi così diverso da 'altre cose'. (riporto senza citare alla perfezione). Non si può essere subito perfetti, ma... con impegno e dedizione, si può sperare di farcela.
Poi... un concetto legato alla musica (lo so, sembra strano). Altro elemento che, in diversi modi, ha fatto parte di questi miei trenta anni passati.
Pare che il disegnatore abbia bisogno di 'soli' 7 segni fondamentali, per tradurre in disegno qualunque cosa sia presente nella realtà. Esattamente come il musicista, che fa affidamento alle sette note e alla capacità di leggere le stesse sullo spartito. Solo il tempo e l'esercizio costante permettono al musicista di passare dal leggere 'composizioni semplici', al riuscire a tradurre in musica distese di note ben più complesse. Il disegnatore dovrà fare altrettanto. Partire da tratti semplici, per poi arrivare a disegni di complessità ben maggiore.
Ho accantonato il manuale e m'è servito giusto un attimo per la scelta del mio 'primo soggetto'.
Avrei voluto provare a modellarne una con la Pasta di Mais (altro ritorno creativo di questo periodo). Allora... perché non provarci con una Bic?!? 
Ho stampato una foto e, in compagnia di un bel film, mi sono decisa a provare. :-D
Finita la rosa, ho avuto dei problemi con la realizzazione delle foglie. 
Il risultato impreciso (diciamo pure... errato!), mi ha convinto a 'camuffare con fantasia'.
Non mi dispiace... 


Non ho pensato fosse opportuno cestinare tutto. Ho messo la data sul bordo del foglio e mi sono detta: i prossimi andranno meglio. :-D
Mi sento già in alto mare per quel che riguarda (riguarderà) la colorazione (adoro i pastelli, ma... sarà un durissimo scoglio da superare). Allora... per il momento, preferisco non pensarci. Visto che il bianco&nero ha un grandissimo fascino, perché non approfittarne!

Come sempre... parto per scrivere due righe e mi ritrovo con un Post lunghissimo. Confido nella vostra infinita pazienza di ipotetici lettori.
Vi saluto, augurandovi buona domenica.
Alla Prossima! ;-)

domenica 4 gennaio 2015

Piccoli pensieri positivi e... golose novità!

Prima domenica dell’anno. Sera. Mi ritrovo, con un po’ di ritardo rispetto al periodo dei bilanci personali, a pensare a quel che di più mi è piaciuto del 2014 e – con stupore e felicità – mi accorgo che sono più che altro le piccole cose, a essere rimaste impigliate nella rete dei ricordi. Nella continua ricerca dello splendore e dell’intensità di emozioni che regnano nei piccoli momenti, sorrido e… è il primo pensiero veramente positivo dell’anno. La consapevolezza di essere riuscita a collezionare dei piccoli momenti speciali. Sapere (sperare) di averne presto degli altri, a disposizione della memoria. Perciò, in tutto questo semi-marasma di pensieri, mi metto subito all’opera e… può sembrare sciocco, ma: è due anni che ci penso! ;-) Da quando l’ho sentita nominare (e vista preparare con entusiasmo) in un film (uno di quelli che, personalmente, trovo bellissimi… in pieno spirito natalizio e con un lieto fine non troppo scontato, ma certo), mi sono ritrovata spessissimo a pensare di volerla provare anche io. Ieri, al supermercato, alla ricerca di tutt’altro in realtà, alla fine mi sono decisa. Quindici minuti appena (o, forse, anche meno) per ritrovarmi nel cestino della spesa tutto ciò che – obiettivamente – non mi era indispensabile. Certo! Forse, per certi gusti (non per i miei, che hanno molto apprezzato) è qualcosa di decisamente fuori dal comune, ma… per la mia continua caccia di piccoli istanti di felicità (mi rende felicissima la sola idea di poter sperimentare qualcosa letto in un libro o visto in un film, anche se può sembrare sciocco), la prova ‘golosa’ di ieri sera è stata un risultato perfetto. :-D Ho cercato un po’ su Google, anche se non sono sicura di aver trovato notizie esatte. Si chiama Insalata Ambrosia e – pare – sia una pietanza tipica dei giorni di festa in America (qualcosa che non manca mai, per intenderci, nei menù delle ricorrenze speciali che ogni famiglia si ritrova ad avere). L’ingrediente principale? I Marshmallow! 



Adorandoli (letteralmente!), non potevo non provare… ;-) Forse, almeno all’inizio, con un po’ di titubanza di troppo e con il timore di dover buttare tutto nel secchio della spazzatura… Poi, però… a me è piaciuta tantissimo e anche in famiglia hanno sufficientemente apprezzato. Neanche a dirlo, sono già pronta a replicare. E, giacché il calendario segna già 2015… penso al fatto che tra qualche mese saranno 30 le candeline da spegnere e… Beh! Potrei ‘esportare’ una consuetudine americana e… far dell’Insalata Ambrosia un dolce speciale, del mio menù personale della festa di compleanno! Dopo pasta al forno, cotolette e patatine fritte (ormai approvatissimi!!!), in fondo… perché no? Gnam!



martedì 30 dicembre 2014

Fiocco, dopo fiocco...


Naso di carota, braccia di rosmarino. Indossa una sciarpa di raso e in testa ha un campanellino. Di giornale è il cappello, di vetro sono i bottoni. È arrivato fiocchettando e sorride ai bimbi buoni. Quante emozioni poter guardare, altra neve fiocchettare. Presto o tardi, chi lo sa, nuova festa si farà! 


venerdì 24 ottobre 2014

... Mai ControCuore!



(Per Elisa, non siamo fatti per stare da soli, ma nemmeno per stare con chiunque. Massimo Bisotti)


(Per Elisa, Tantissimi errori di felicità! Massimo Bisotti MAI CONTROCUORE )

Arrivata alla fine dell'incontro ero... sopraffatta! Non solo perché tutto ciò che avevo sperato di trovare in quelle ore l'avevo effettivamente trovato, abbandonando così definitivamente il timore di veder deluse le mie aspettative, ma perché... per quel tempo è stato come ritrovarsi a leggere delle pagine di un diario mai scritto. Pensieri noti, profondi, ormai parte del mio essere. Ed è stato anche un po' amaro vedere confermata l'assoluta verità di un altro pensiero: non si vive che con il Cuore. E non è detta che chi abbiamo vicino riesca a capirlo. Perciò... diventano inutili le parole espresse per cercare di spiegare, come altrettanto inutili diventano i tentativi. Ascolta, solo chi vuole ascoltare. Comprende, solo chi veramente vuol comprendere. E fa di tutto per essere parte della nostra vita solo chi non ha voglia di andarsene. Non esistono persone giuste o sbagliate. Esiste solo chi è più nelle nostre corde e chi, invece, non lo sarà mai. Sempre perché... non si può vivere andando "contro-cuore". 

Avrei potuto fare domande, ma sono rimasta in silenzio. Ho temuto, anzi, di essere notata e di essere interpellata un po' a tradimento (come alle volte succede), dopo aver confermato di aver letto la storia. Non per vergogna... ma, perché... più che con degli interrogativi, alla fine di tutto mi sono ritrovata ad avere a che fare con un caos di pensieri. Un caos che spero di risolvere, prima o poi, e di cui spero di poter parlare... più avanti. Per ora... è tutto quello che so. 
Mai ControCuore!


Massimo Bisotti a Perugia


Ieri. Con il cellulare in mano, pronta ad immortalare l’incontro da ogni punto di vista. Emozionata, anche se non visibilmente. Felice, anche se non visibilmente. Seduta insieme ad altre persone (in prevalenza donne, ma non è mancata anche un’interessata partecipazione maschile), sono stata lì lì per alzarmi dalla sedia e per dar sfogo a tutto il mio ‘io-fotografo’ più nascosto. Poi, però… no! Non è giusto. Non mi godrei nulla. Le parole sono già troppo belle, per permettere alle successive di andare perse nella distrazione di un’inquadratura da foto. Non mi alzo più. Allungo, sì, il cellulare verso il soggetto del mio interesse, ma… solo per avere un ricordo di quale fosse la mia prospettiva! Un pomeriggio indimenticabile <3


mercoledì 22 ottobre 2014

Per quell'attimo... è Sogno Puro!

L'attimo più bello della giornata, in due "click"...
PRIMA:
Un pensiero che si concretizza in mezzo a tanti altri... 

DOPO:
 ...e diventa "virtualmente concreto" (paradosso!!!), grazie ad un semplice pulsante:


...è davvero: Gioia Pura!!!
Alla prossima! :-D
Dita incrociate! ;-)