Giulia addormentata sul divano. Federico la svegliò stringendola a sé. Forte. L'abbracciò, come se quell’abbraccio fosse tutto ciò di cui aveva bisogno per ricaricare le pile dopo una lunga giornata di lavoro. “Esci con me”, le sussurrò a un orecchio facendole solletico con il respiro. Era il suo modo speciale per chiederle di concedersi qualche attimo insieme sul prato fuori casa, prima di andare a dormire. Il suo modo speciale per dirle che, se anche per tutto il giorno non erano potuti stare insieme, avrebbero potuto comunque rimediare. “Le stelle sono così belle stasera, sarebbe un peccato perdersele”. Federico sorrise e a Giulia bastò l’immagine di quelle labbra perfette e incurvate all’insù per scacciare via il fantasma del sonno. “È ancora un po’ presto per i desideri, però”. Gli baciò il collo, mentre con la mano cercò la sua per poter intrecciare le dita. “Cosa vorresti chiedere a una stella cadente?”. Federico era sicuro di conoscere il desiderio più grande di Giulia, ma lo domandò comunque. Era altrettanto certo che non glielo avrebbe rivelato, ma si finse comunque un po’ imbronciato quanto lei gli rispose: “Non posso dirtelo, altrimenti non si avvera”. Oltrepassarono il portone e raggiunsero il prato senza curarsi nemmeno di prendere una coperta. “Sarà ancora un po’ presto per le stelle cadenti, ma… è il momento perfetto per lasciare cadere a terra i vestiti. Che ne dici?”. La sveglia avrebbe suonato di nuovo tra meno di sei ore, ma non importava. Giulia cercò le labbra di Federico per catturarle in un bacio lunghissimo. Quello era il suo modo preferito di ricaricare le pile.
Visualizzazione post con etichetta Amore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amore. Mostra tutti i post
sabato 6 agosto 2016
sabato 21 maggio 2016
A chilometri di distanza: "Quando infinito non è"
Eccomi di nuovo da queste parti! :-D Con il cuore a 100&+ per dei progetti in corso (di cui spero di poter parlare presto) e con la voglia di continuare a mettermi alla prova... scrivendo!
E' on-line l'ottava parte della 'storia Wattpad':
"A chilometri di distanza"!!!
Ma, come fosse una serie televisiva di quelle americane, questo Blog ve la presenta con un leggero ritardo e ve la fa leggere 'in differita'.
Che ne dite... vi va di continuare a conoscere il mondo di Sofia, che avete conosciuto in questo primissimo Post della serie?!? :-D
Era un sì, quello che ho sentito uscire dalle casse malandate del computer? Mi fa piacere!
Ecco a voi la seconda parte...
Quando infinito non è
«Hai messo il maglione pesante in valigia?».
Gli occhi della mamma si ostinano a seguirmi in ogni spostamento, dall'armadio al letto e viceversa.
Non vorrei farle presente quanto sia estenuante per me, averla attorno in questo momento. Ma è estenuante.
Continua a guardarmi come se il fatto di aver deciso di cambiare città, così, all'improvviso, sia la decisione peggiore che potessi prendere.
Evito di farle presente che in un passato non troppo remoto m'era balzata per la mente l'idea di fare fuori una certa Bionda e scelgo di tenere per me anche l'idea, di gran lunga più recente e di gran lunga più sconvolgente, di trovare un ponte dove potermi spenzolare giù e farla finita. Quelle sì, che sarebbero state decisioni pessime. Pessime e senza possibilità di ripensamenti.
«Mamma! Sto andando in Umbria, mica al Polo Nord!».
Con la mia famiglia viviamo a Roma. Con il mio ex marito eravamo riusciti ad acquistare un piccolo appartamentino a pochi metri di distanza dalla casa dei miei. Con i miei ex suoceri ci bastava camminare per poco meno di un chilometro, per poter essere tutti insieme a pranzo, o a cena. Da una parte, o dall'altra.
Ovvio che, qualunque altro posto sulla faccia della terra, non sia mai stato degno di considerazione per noialtri. Almeno, finora.
Anche la scelta delle vacanze, a dire il vero, è sempre stata piuttosto ardua. Forse perché detesto volare e la sola idea di ritrovarmi immersa nelle nuvole, a metri, e metri, e metri da terra non mi ha mai entusiasmato più di quel tanto. Anche se pare che viaggiare in aereo sia il modo più sicuro. Io di sicuro ci vedo soltanto il fatto che, qualunque cosa succeda, non la racconterai.
Afferro l'ultimo paio di jeans, di quelli che considero i miei preferiti, e chiudo la lampo. Manca la scelta delle scarpe e un beauty-case da preparare, con lo stretto indispensabile.
«Beh! Anche se sono appena tre ore di macchina da qui, non si sa mai che tu possa incontrare la neve».
Come se il fatto di imbattersi in una bella nevicata sia da considerarsi una catastrofe. Blocco al volo la mamma, che cerca di approfittare della mia capatina in bagno per nascondere in valigia uno degli ultimi regali della nonna. Un pullover di quelli realizzati a mano, con i ferri e il gomitolone di lana di tutti i colori. Non so se rendo l'idea.
Indossarlo, anche solo per un minuto, mi fa subito venire in mente l'idea di aver bisogno di mettermi a dieta.
In realtà tra i dispiaceri, il divorzio e tutto il resto, l'asticella della bilancia si è notevolmente abbassata. Ma non lo consiglierei a nessuno, come sistema infallibile per perdere peso.
«Mamma! Non ti ci mettere anche tu! Siamo in primavera, non c'è più bisogno di cose del genere».
Tolgo il maglione dalla valigia e sfrutto lo spazio che la mamma è riuscita a ricavare per infilarci un'altra tuta. Ho il sospetto che sia uno di quei modi di vestire che, lentamente, ti fa dimenticare tutti gli altri.
«Forse qui a Roma no, hai ragione. Ma non credo che in Umbria farà caldo allo stesso modo», mi guarda in quella maniera che solo a una madre può appartenere. Con gli occhi che gridano tutto l'amore del mondo e le labbra che non riescono a fare uscire le parole.
«D'accordo, mi hai convinta. Anche se ho sentito Giada al telefono proprio questa mattina e pare che quest'anno l'inverno abbia saltato il turno da loro».
Giada è la mia migliore amica. Ci siamo conosciute sui banchi della scuola elementare e, a parte qualche brutta litigata ogni tanto, siamo riuscite a rimanere una nella vita dell'altra, come se in realtà fossimo sorelle.
Afferro il maglione della nonna e lo porto in macchina insieme alla valigia.
Mentre riesco a sistemare il bagaglio sul sedile posteriore, alla maglia consento l'onore di potermi rimanere accanto.
«Così, se mai dovessi imbattermi in un brusco calo delle temperature, ce l'avrò a portata di mano».
La mamma riesce a sorridere e riesco a farlo anch'io. Il babbo ha preferito fare un salto al bar, per andare a trovare gli amici con cui non si vedeva da circa dodici ore.
Ho imparato a non prendermela. Anche se avrei preferito poter stringere anche lui in un abbraccio. So che, in fondo, gli somiglio più di quanto io sia disposta ad ammettere e lo capisco quando dice che certe cose non fanno per lui.
C'è anche da dire che non si tratta mica di un addio. Ho promesso di invitarli tutti a passare un po' di tempo in campagna, appena con Giada avrò trovato il modo di sistemarmi. Sto solo scappando via da un ex marito e da un'ex vita coniugale. Loro non c'entrano.
«Telefona, appena arrivi».
Faccio di sì con la testa, mentre con gli occhi sono già appiccicata allo specchietto retrovisore. Già mi ritrovo a domandarmi se per caso io non stia facendo una cavolata.
Detesto i salti nel vuoto. A dispetto di chi si ostina a sostenere che rimanere immobili in certe situazioni sia dannoso. Forse dovrei ripensarci.
Mi stavo trovando talmente tanto bene nella mia vita da persona adulta, in compagnia dei miei progetti personali e familiari, che avevano tutti l'aria di essere perfetti e infallibili, che la caduta a terra è stata un volo dal alto; finito con un tonfo micidiale.
Dopo quindici minuti di guida mi sento già stanca, ma cerco di non farci caso. Con il solo rumore del traffico a tenermi compagnia, decido di accedere la radio e di bloccarmi sulla prima canzone che passa. Ho dimenticato di prendere alcuni dei miei vecchi cd. Così, imparo! A non aver voluto perdere tempo a scrivere una lista.
Dopo l'ennesimo giro di stazioni, ancora non ho trovato niente. Nulla che riesca a sintonizzarmi sul giusto umore; almeno.
Spengo di nuovo e provo a distrarmi canticchiando.
Sono una frana con il canto. Sempre stata. Ma pare che cantare ad alta voce, specie quando si ha la certezza che non ci sia qualcuno ad ascoltare, sia da considerarsi un'attività liberatoria delle più efficaci.
Se riesco a esibirmi per tre ore di fila, forse posso arrivare a casa di Giada senza sembrare una che è appena stata schiacciata da un treno e, magari, riuscirò a non farle tornare in mente il proposito di farmi parlare con una sua amica psicologa.
Sarebbe anche fantastico riuscire a cantare in maniera tanto convincente, da dimenticare chi sono almeno per un po'.
Invece mi ritrovo a tamburellare con le dita sul volante ed ecco che la mia realtà di donna appena divorziata torna a uccidere tutti gli altri pensieri.
Mi accorgo della fede che non c'è più e non perché io stia guardando il mio anulare sinistro.
Pur rimanendo concentrata sulla strada, sento l'assenza di quell'anello.
È rimasto addosso a me fino a che sono stata costretta ad apporre una maledettissima firma. Quei consensuali che, a detta di altri, dovrebbero aiutare a soffrire di meno.
A tratti mi pento di non avergliela fatta pagare. Ormai è tardi, però.
Per le quattro estati che sono riuscita a rimanere sposata, ho quasi odiato quel anello.
Quando le mani si gonfiavano fino all'inverosimile per il troppo caldo era come avere addosso un piccolo marchingegno di tortura.
L'inverno accadeva l'opposto.
Con le dita troppo rinsecchite per il freddo, faticavo a trattenerlo al proprio posto. Per ben tre volte ho addirittura rischiato di vederlo sparire dentro il buco del lavandino.
Adesso mi manca. È un po' come essere nudi, anche se lo so che può apparire eccessivo.
Pochi mesi ancora e scomparirà anche il segno più chiaro, quella piccola striscia di pelle che non è mai stata esposta al sole; da dopo il matrimonio.
Anche la fede è rimasta a Roma. Avrei potuto restituirla al mio ex sposo, a suggellare ancora di più il nostro addio. Ma non ce l'ho fatta a essere tanto al di sopra della situazione. Temo che un giorno il mio ex marito possa lasciarsi sedurre dall'idea di riciclarla. Sarebbe disgustoso, ma sarebbe da lui.
Ha sempre considerato eccessivo il fatto di spendere più del necessario, per aggiungere due piccoli diamanti dentro alle O dei nostri nomi.
Stefano e Sofia. Pensare che, a giocarci un po', le nostre iniziali sono in grado di dare origine all'infinito.
Forse avrei potuto rivenderla. Avrebbe di sicuro giovato alle mie finanze non proprio floride. Pare che il mondo non abbia bisogno di giornalisti freelance, in questo momento. Specie di una come me. Che, a un passo dal terminare la procedura d'iscrizione all'albo dei pubblicisti, ha fatto marcia indietro.
Purtroppo mi è mancato il coraggio. Ma ho intenzione di mettere la faccenda - anzi le faccende - in cima alla lista delle cose urgenti da fare; appena riesco a trovarne un pizzico.
Alla prossima!!! :-D
martedì 19 aprile 2016
A chilometri di distanza: "Doversi divorziare"
Ecco che finisce anche qui… la mia prima ‘storia
Wattpad’!
Scelgo di fare con il blog quello che alle volte è tipico di alcuni canali
Tv… replico; differisco.
In un modo o nell'altro, spero di poter raggiungere il maggior numero
di persone possibile. Magari, qualcuno potrebbe incuriosirsi. Magari, a qualcuno
potrebbe piacere. Magari, qualcuno potrebbe decidere persino di iscriversi a
Wattpad e… chissà! Potrebbe essere divertente…
Lascio qui questa primissima,
piccolissima parte. La storia ne conta già quattro, ma ci sarà ancora un bel
daffare, prima di riuscire ad arrivare alla fine. Vi va di dare un’occhiata? Magari di dirmi che cosa ne pensate?
Lo lascio qui… alla prossima!
PARTE 1:
Doversi divorziare
Trent'anni compiuti il mese scorso.
Un primo giorno di primavera che non mi aspettavo di vivere in maniera tanto triste. Forse sarebbe meglio dire in maniera tanto solitaria; ecco. Escludendo la compagnia dei pensieri. Quelli soliti, quelli deprimenti, che non mancano mai.
Parenti e amici avrebbero voluto poter festeggiare tutti insieme. Sono stata io a rifiutarmi in maniera praticamente categorica e, per la prima volta nella vita, sono riuscita a farmi dare ascolto.
Non si può festeggiare i trent'anni con una torta, con le candeline, con lo spumante e con i palloncini dopo aver deciso di doversi divorziare.
Doversi. Proprio così.
Fosse stato per me, avrei continuato a scegliere quella strada che di solito si percorre, in un matrimonio, andando incontro al tradizionale – forse, oggi nemmeno troppo – finché morte non ci separi. Invece, a separarci ci ha pensato una Bionda.
Pare sia una di quelle cose per cui ci si ritrova costretti a dire che è la vita. Che può capitare e che non ce ne se può fare un cruccio. Non in eterno, almeno.
Sono passati due anni da quando l'ho scoperto, ma per davvero io non mi sarei voluta dare per vinta. È la vita, un corno!
Fosse stato per me, avrei preferito metterci una pietra sopra e provare ad andare avanti. Adesso sono di più dell'idea che avrei anche potuto mettere una pietra sopra alla Bionda, per eliminare il problema alla radice; insomma. Ma è considerato reato e forse il tempo in galera non passa in maniera tanto agevole, rispetto alla vita di fuori.
No. Non sarebbe stato un buon piano. Forse è meglio farsene una ragione e andare avanti.
Allora, ci sto provando. Provo a considerare questo trentesimo compleanno appena trascorso come una sorta di linea di partenza e provo a ridare il via alla mia vita. Tanto per cominciare, ho deciso di cambiare città.
sabato 2 aprile 2016
Pianeta Wattpad: A chilometri di distanza
È da un po’ che ci stavo girando
intorno. Sapevo che non sarei riuscita
ad aspettare troppo, prima di provarci anch’io. La storia vive esattamente
nella dimensione in cui è presente on-line. Stracciando l’idea di bozze, di appunti
vari e di capitoli scritti in anticipo. Fregandosene del fatto che non sia l’unico
‘progetto di parole’ del momento. Quando l’altro giorno l’ho sentita arrivare,
in mezzo ad altri pensieri, ho deciso di rischiare insieme a lei. Con lei. Non ci
si prepara prima. Non ci si arrovella troppo sul: “Chissà che cosa ne
penseranno?”. Si improvvisa. Si va in scena, nel momento stesso in cui si
prende forma dentro alla Fantasia. Ci si diverte o, quantomeno, si prova a
farlo. Chissà…
Vi lascio il link...
Cosa ne pensate?
Alla prossima!!!
domenica 27 marzo 2016
Libri: Sette lettere da Parigi
Samantha adora i viaggi, il buon vino e la cucina francese. Dopo quarant’anni
trascorsi in America e una carriera da direttore creativo nella pubblicità, si
è trasferita nel sud della Francia, dove ha sposato un ingegnere aerospaziale. Vive
con due figli acquisiti e con un gatto Bengala.
Ci siamo ‘conosciute’ grazie a un
libro, io e lei. In un pigro sabato mattina precedente a San
Valentino, sfogliando le pagine del settimanale che in casa teniamo sempre a portata di mano per essere informati sui programmi tv, mentre
aspettavo che il caffelatte si raffreddasse un po’ per non correre il rischio
di ustionarmi le papille gustative, ho scoperto il suo mondo fatto di pagine e d’inchiostro.
È stato amore a prima vista. E, anche se con i libri devo ammettere di essere
una persona dal innamoramento facile, posso giurare di aver sentito quel
brivido lungo la schiena che non sempre capita, ma che quando accade è una
sorta di garanzia.
Tutto. Veramente tutto di quel
libro aveva con sé la magia del lieto fine. Anche solo guardarlo, dentro un trafiletto stampato su una pagina satinata, anteposto alla pagina della 'ricetta della settimana', era in grado di regalare al cuore un battito di quelli
speciali.
Ho annullato i programmi
mentali che già mi ero preparata per trascorrere in tranquillità quel inizio
di weekend e mi sono precipitata su per le scale, per correre in camera a
cambiarmi.
Ero praticamente certa che non l’avrei ancora trovato in libreria,
troppo fresco d’uscita per essere già sugli scaffali, ma… a parte il fatto che
tentare non nuoce mai in certi casi, non potevo permettermi di aspettare che tra noi capitasse
un incontro casuale. Dovevo ordinarlo. Dovevo almeno riuscire a garantirmi la
certezza di averlo tra le mie mani il prima possibile.
Sette lettere da Parigi
Ditemi se la copertina non è tanto attraente da catturare l’attenzione
ai massimi livelli.
Eppure… volete sapere qual è la cosa che mi ha colpito di più?
Tre piccole, a prima vista ignorabili, parole: una storia vera.
Le storie vere non sono tutte
belle, o piacevoli, o facili da attraversare; leggendole. Il più delle volte, anzi, mi è
capitato di imbattermi in libri che sono stati mezzo per veicolare storie vere
più forti e dolorose di un cazzotto preso in pieno stomaco. Non sto qui a stilare un
elenco di titoli. Sono sicura che almeno un paio possano venire in mente anche
a voi, senza bisogno del mio aiuto.
Quando, invece, una storia vera
parla d’amore… allora, sì! È musica per le mie orecchie.
E se il grande amore ti
concedesse una seconda possibilità? Concetto irresistibile, per un
cuore romantico come il mio; che pure ha paura di fronte a certe cose. Recente scoperta,
infatti, è quella per cui mi ritrovo a pensare di me stessa di aver paura dell’amore. Ma questa è una faccenda a parte; per quanto sia un aspetto che ho in comune
con la protagonista della storia. Magari, non ho ancora trovato quei due occhi
in grado di guardarmi senza farmi temere nulla.
E se la storia del libro, oltre a
essere vera, oltre a essere incredibilmente romantica, raccontasse della vita
della scrittrice?
Samantha è Sam. Sam è Samantha. Le
sette lettere da Parigi hanno viaggiato veramente fino in America e lo hanno
fatto nel 1989. Dopo venti anni di silenzio, Sam trova il coraggio di
rispondere. È l’inizio.
L’inizio di che cosa?
Di tanto. Di tutto. Di qualcosa che mi piacerebbe riassumere,
riportando di seguito alcune delle righe che mi hanno colpito di più…
“Ti amo, Sam. Te l’ho già detto e continuerò a ripeterlo finché non mi
crederai. Voglio dividere con te quel che ho. Anche se non è molto. Sono un
uomo semplice, che conduce un’esistenza semplice”.
Che altro dire? Leggetelo!
E se pensate di non farlo perché non vi sentite sufficientemente romantici, fatelo perché è vero ciò che si dice della realtà. Che, alle volte, può essere più fantasiosa della fantasia stessa.
Pare, tra l’altro, che presto ne sarà
tratto un film...
Alla prossima!
mercoledì 14 ottobre 2015
Dieci righe per... l'amore tra due persone!
Incontrarsi. Parlare. Di scrittura. Di libri. Di letture. Di progetti. Confrontarsi. Condividere. L'esercizio del giorno era: raccontare l'amore tra due persone in dieci righe (word garantisce che sono dieci)...
«Un saluto ad Angela, con un ti amo grande così. Il messaggio non è firmato. Speriamo sia arrivato comunque a destinazione». Lascio cadere a terra il pennello. Angela sono io. No! Non posso essere io. Angela è un nome comune. Abbiamo litigato. Te ne sei andato via. Non mi hai permesso di capire. Quel messaggio non può essere per me. Che senso avrebbe non dirmelo, guardandomi negli occhi? Che senso avrebbe l’anonimato? Raccolgo il pennello e spengo la radio. Penso al fatto che ci piace scherzare sulle dediche della gente. Inizia a tormentarmi il dubbio. Potrebbe essere tuo. Vorresti chiedermi scusa, ma non sai come fare. No! Non può essere. Il suono del campanello. Sei tu. Tu, insieme a una rosa bianca. Sai che la preferisco così. «Troverò sempre un modo per farti sapere quanto ti amo». Mi stai chiedendo di non dubitare più. Ti credo. Ti bacio.
domenica 15 febbraio 2015
Amore e bigliettini
«Ehi…
che fai?».
«Butto
la carta… perché?».
«Senza
leggere il bigliettino? Non lo sai che un Bacio
si mangia praticamente apposta?».
Riccardo
rimase a guardarla in silenzio. Angela aveva quel sorriso furbetto, che lui
trovava bellissimo.
«No!
Credo che un Bacio si mangi,
piuttosto, perché è un cioccolatino buonissimo. Personalmente, adoro lo
scrocchiare della nocciola intera sotto i denti e il sapore deciso, ma non
troppo, del fondente; per cui vorrei mangiarne sempre uno in più».
«Ma
senti tu! Che razza di…», Angela bloccò il discorso sul nascere. Non perché
fosse intenzionata a dargli vinta la partita. Al contrario. Con pacatezza, ma
con decisione, aggiunse d’un fiato: «Se vuoi sentire lo scrocchiare di una
nocciola intera sotto i denti, basta mordere una qualunque tavoletta di
cioccolato che ne abbia. Ma… se mangi un Bacio,
è perché credi nella bellezza intrinseca dei messaggi che custodisce. Non si
può mangiare un Bacio e non leggere
il bigliettino. È contro… è contro…». A dire il vero, Angela non avrebbe saputo
dire a che cosa, di preciso, la questione andasse contro. Ma, continuava a
essere certa di una cosa. Non si mangia un Bacio,
senza gustarne anche le parole.
«Non
vorrai mica diventare come quegli uomini cinici, che girano per le strade del
mondo e che non sono più nemmeno in grado di alzare gli occhi al cielo, per
accorgersi delle stelle?».
«Ma…
io non sto ignorando le stelle, non l’ho mai fatto finora e spero di non
ritrovarmi a farlo più avanti, quando di anni ne saranno passati di più e –
forse – le delusioni vissute potrebbero essere superiori alle conquiste. Spero
di ricordarmi sempre, che le stelle ci sono».
Sembrava
assurdo come, dal niente, fossero finiti a parlare di cose tanto astratte,
quanto fondamentali. Il cielo, le stelle, il significato intrinseco di ogni
cosa, il futuro e le aspettative. Angela sorrise ancora.
«Ok…
ok! Però… c’è sempre il rischio che il cinismo e il disincanto si insinuino,
piano, piano, in una personalità, a partire da un semplice bigliettino dei Baci. Andiamo! Sarebbe come giocare al
Lotto e non verificare se si è vinto qualcosa. Come acquistare un Gratta e Vinci
e non grattarlo. Se qualcuno ha pensato di mettere un biglietto insieme a un
cioccolatino… una ragione ci sarà, no?».
«Ssss…sì!».
Riccardo non sembrava troppo convinto, ma Angela scelse di non farci caso.
Rimase a guardarlo, mentre sembrava giocare tra le dita con una pallina di
carta stagnola. Il bigliettino era tutto stropicciato, ma ancora leggibile.
«Cosa
c’è scritto?», gli chiese con un’espressione carica di aspettativa.
«L’amicizia è il matrimonio dell’anima.
Voltaire». Riccardo rimase con il bigliettino in mano.
Doveva ammetterlo, tra il non leggerlo e l’averlo letto era lo stesso. Elogi inutili, di buoni sentimenti il più delle volte non protagonisti nel mondo.
Doveva ammetterlo, tra il non leggerlo e l’averlo letto era lo stesso. Elogi inutili, di buoni sentimenti il più delle volte non protagonisti nel mondo.
«Beh!
Cos’è quella faccia? Non pensi che sia vero?». Angela non era intenzionata a
cedere, però… c’era rimasta male, nel percepire il più totale disinteresse in
quei due occhi scuri che adorava.
«Vediamo
se riesco a trovare il modo di strapparti un sorriso. Te l’ho mai detto, che
quando sorridi sei bellissimo?». Riccardo gliene regalò subito uno, ma Angela voleva
vedere le stelle.
Strappò
un pezzo di carta dal fondo della piccola rubrica telefonica, che aveva cura di
portare sempre con sé, qualora il cellulare avesse deciso di darle forfait
all’improvviso, per scongiurare il pericolo di rimanere senza contatti a
portata di mano.
Trovò
in fretta anche una penna e scrisse veloce.
«Ecco…
tieni!».
Riccardo
l’aprì e lesse ad alta voce: «T puntato, A puntato».
«Vuol
dire Ti Amo… no?!?».
«E…
perché non lo hai scritto per esteso?».
Angela
sorrise.
«Perché,
in quel caso, tu non mi avresti chiesto niente e io non avrei potuto dirtelo ad
alta voce… che ti amo… ti amo, più di quanto abbia mai amato qualcuno».
«Ripetilo
ancora, allora. Voglio sentirlo di nuovo».
«Ti
amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo….», Angela avrebbe potuto continuare a
dirlo all’infinito, se Riccardo non fosse riuscito a zittirla con un bacio.
Niente
cioccolato fondente, niente nocciole intere e croccanti. Solo l’incontro di
quattro labbra, vogliose di non perdersi mai.
«Anche
io ti amo… tantissimo!», Riccardo sorrise. Fu in quel sorriso, fatto anche
dagli occhi luminosi e fissi, immobili su di lei, che Angela riuscì a vedere le
stelle.
«Io… di più».
sabato 14 febbraio 2015
Ti amo per sempre... su YouTube!
Di nuovo da queste parti, in un giorno speciale.
14 febbraio. San Valentino.
Felicissima, di avere una storia d'amore che gironzola tra i pensieri, nella paziente attesa di poter essere messa su carta (speriamo). Oggi... scrivo però per raccontare di altre parole, quelle che son finite in un video, grazie alla bellissima passione di un giovane narratore romano: Adriano Fedeli.
Lascio qui il link... con il testo, per chi volesse leggere, ascoltando.
Una storia d'amore intensa, particolare. Di quelle che arrivano all'improvviso nella vita. Magari, non vanno proprio come l'immaginazione avrebbe voluto, ma... continuano ad avere tutta la forza necessaria per far dire, nonostante tutto: Per Sempre!
Spero vi piaccia!
Una
vecchia lettera scritta a mano. Alcune parole sbavate di nero. Lacrime, cariche
di rimmel. Margherita continuava a fissarle, senza trovare il coraggio di
spostare lo sguardo altrove. Certi giorni, come quello, sembravano come se tutto
fosse appena successo. Tirò su con il naso, la stanza si riempì di quel rumore.
Sapeva che avrebbe dovuto distruggerla. Per il suo bene, per la necessità che
aveva, di ricominciare da qualche parte. Era facile pensarlo.
Sarebbe
stato diverso se si fosse trattato di un sms, di un messaggio ricevuto su
Facebook o di un e-mail. Quando basta un click, tutto diventa più facile. Invece,
sbarazzarsi di quella lettera era difficile. Perché poteva stringerla,
sfiorarla, annusarla e sentire ancora il vago odore del profumo di Luca,
leggerla per l’ennesima volta e rendersi conto di conoscerla a memoria. Che
strano, quando l’aveva ricevuta. Luca l’aveva lasciata in bella vista sopra il
comò della camera da letto, vicino alla conchiglia bianca, ai sassi di mare e
ai piccoli pezzi di legno che avevano trovato passeggiando sulla spiaggia,
durante la loro ultima vacanza insieme. Erano già passati quattro anni, ma
sembrava fossero trascorse appena quattro ore. Nonostante i sette anni di
fidanzamento, Margherita non aveva mai visto Luca prendere una penna in mano,
per mettersi a scrivere. Non un appunto su un post-it, non uno scarabocchio in
agenda, non un numero di telefono segnato al volo, per non dimenticarsene.
Niente. Niente di niente. Eppure…
Eppure,
Luca l’aveva scritta quella lettera. La sua proposta di matrimonio speciale. “Così,
quando festeggeremo le nostre nozze di diamante, la tirerai fuori dalla nostra
valigia dei ricordi e ne rideremo insieme, bevendo champagne”. Le aveva detto
la sera a cena, davanti a un piatto di tagliatelle al tartufo, che lentamente
stava raffreddando.
“Pensi
veramente che riusciremo a organizzare un matrimonio sulla spiaggia? E se poi
dovessimo scontrarci con raffiche di vento assurde, o con una pioggia
inaspettata? È risaputo che, proprio quando tutto deve filare liscio ed essere
perfetto, qualcosa va a finire storto. Non vorrei che tua madre, o mia madre,
poi…”.
Il
sorriso radioso di Luca riuscì, almeno in quel momento, a mettere un freno ai
pensieri di Margherita e alla sua fervida fantasia; sempre pronta a vedere
disastri ovunque.
Le
sarebbe servito adesso uno di quei bei sorrisi. Non aveva conservato foto di
Luca in bella vista, ma di quella lettera non riusciva proprio a farne a meno.
Luca l’avrebbe veramente sposata e veramente sarebbero potuti arrivare a
festeggiare i 75 anni di matrimonio, se solo fosse filato tutto liscio.
Ma,
la vita è così. Un attimo pensi di avere tutto il tempo del mondo per un sacco
di progetti, l’attimo dopo ti ritrovi sotto terra, con indosso il tuo abito
migliore; quello che avresti dovuto sfoggiare davanti a tutti e dinanzi all’altare.
“Non è giusto”. Stavolta,
le parole riempirono la stanza. Margherita si ritrovò a pensare a quanti
divorziati conosceva. Mentre a lei non era stata data nemmeno l’opportunità di
provare. Avrebbe preferito essere una di loro. Piuttosto che ritrovarsi vedova
prima ancora di avere la fede al dito. Gli occhi castani continuavano a vagare
tra macchie di trucco e l’elegante grafia di Luca. Ti amo, per sempre. Aveva chiuso in quel modo, quelle righe. Anche
lei, ne era certa, l’avrebbe amato per sempre. Può esistere un amore tra due
mondi, tra paradiso e terra. Il cuore non conosce distanze. Nessun sentimento,
quando è vero, si lascia spegnere dagli ostacoli. Margherita richiuse la
lettera, tornò al comodino per sfiorare con le dita la conchiglia. Magari, se
l’avesse accostata all’orecchio, almeno per una volta non avrebbe sentito la
voce del mare, ma la dichiarazione di amore eterno del suo Luca. Ci provò. Non
sentì niente, ma non pianse. Era la lettera. La lettera era la sua
dichiarazione di amore eterno. Una ragione più che valida per non distruggerla
mai.
Iscriviti a:
Post (Atom)




