Fuori il buio aveva lentamente abbracciato ogni cosa.
Sola, nella piccola sala d’aspetto dell’ambulatorio, Sara teneva lo sguardo fisso sul pavimento.
Quando la porta si aprì, lasciando passare una ragazza dai lunghi capelli biondi in evidente stato interessante, l’orologio segnava le sette e un quarto.
Senza che riuscisse ad evitarlo, il cuore di Sara ebbe un sussulto.
A piccoli passi, la borsa stretta tra le mani gelate, si avvicinò alla scrivania della dottoressa.
Non le riuscì di aprir bocca. Nemmeno per un saluto.
“Spogliati e sdraiati sul lettino, Sara. Torno subito”.
Non c’era bisogno di aggiungere altro.
Sara sapeva perché era lì. Le era stata spiegata l’intera procedura, prima che prendesse la decisione.
Sapeva che sarebbero bastati pochi minuti…
Sapeva…
Un rumore di lancette le rimbombava in testa, facendola tremare.
Mille pensieri. Forse di più.
“Ecco qua!”.
Il lieve sorriso che la dottoressa le rivolse, mentre armeggiava con il necessario per l’anestesia parziale, era tutto… fuorché disteso.
Nonostante cercasse di apparire professionale e distaccata, il viso tradiva emozioni.
Le vie della città erano illuminate solo a tratti.
Il motore si spense. L’auto, una vecchia Ford del 1995, si era fermata di fronte al portone d'ingresso del condominio.
Al rumore di una chiave nella serratura, Sara andò a sedersi sul divano.
Quando Gloria e Lucia entrarono, la tavola era già apparecchiata.
“Dio! Un traffico infernale. Ancora un po’ e sarei tornata a piedi”.
Gloria odiava trovarsi per strada all’ora di punta.
Lucia, dal canto suo, non la stava nemmeno a sentire.
Rivolta a Sara, disse solamente: “Pizza, birra e patatine. Come ogni mercoledì”.
Quindi, incoraggiata dal buon profumo che in un attimo aveva invaso la stanza, aggiunse: “Andiamo! Tutte a tavola. Muoio di fame!”.
Senza obiezioni, Sara si avvicinò alla sedia.
Guardando senza appetito la sua quattro stagioni, cercò di ricordare il giorno in cui avevano ‘istituito’ una cosa del genere.
Era stato in occasione del suo primo compleanno lontana dalla famiglia.
Quella sera, appena terminata la lezione all’università, Sara era passata a prendere tre pizze alla pizzeria poco lontano dalla facoltà e, rincasata, aveva convinto le altre a fare baldoria fino all’alba.
“Qualcosa non va, Sara?”.
Gloria, uno spicchio di margherita a metà strada tra il piatto e la bocca, la stava osservando con aria interrogativa. Anche Lucia aveva smesso di mangiare.
“Pensieri". Sara, fece un respiro profondo.
“Sono stata all’ospedale oggi. Dalla dottoressa Bianchi”.
La ginecologa, era la stessa di Lucia.
"Sono incinta".
Le parole risuonarono nell'aria per un tempo che sembrò essere infinito.
Un timido sorriso, allora, comparve sul volto di Sara: "L'ho scoperto due settimane fa. Non ce l'ho fatta ad abortire, anche se...".
Anche se era sola, anche se i suoi genitori non avrebbero capito, anche se diventare madre a 22 anni non sarebbe stato facile, anche se...
Si vergognò di aver solo potuto pensare ad una soluzione del genere.
In quel momento, non le importava più di tutto il resto.
Sara sentì il cuore riempirsi di gioia ed un intenso calore invaderla dappertutto.
"Amiche, dobbiamo brindare!".
Lucia si alzò per andare in cucina.
"Da oggi, sarà meglio stare alla larga da ogni tipo di alcol... latte e biscotti; piuttosto!".
In tre, risero.
"A Sara! Che d'ora in poi dovrà
ordinare due pizze".Sara accostò il suo bicchiere a quelli delle amiche.
Il momento non sarebbe potuto essere più perfetto.
Lei, il suo bambino ancora in grembo, due amiche insostituibili e... un futuro ricco di occasioni; ancora tutto da scoprire!
un racconto molto intimo e colmo di riflessioni; cara Elisa sono felice di essere arrivata in tempo a leggere questo tuo post (sai per diversi gg non avevo la connessione e mi sei mancata) e voglio dirti che la tua sensibilità di donna è veramente speciale, trovo sia un conforto leggere il tuo pensiero così delicato
RispondiEliminaun abbraccio
Ciao, Carissima Sofia! Leggere i tuoi commenti è sempre una gioia!!! Ti ringrazio perchè... come sempre, sai circondarmi di un affetto speciale... qualcosa che non credevo possibile, virtualmente parlando, ma che - adesso - è una piacevole realtà. Quando scrivo è come se una parte di me venisse fuori e si facesse conoscere anche ai miei occhi... questo racconto, una volta finito, è stato tanto inaspettato, quanto stupendo. Ti ringrazio ancora e spero tornerai presto a trovarmi. Un abbraccio grande!!!
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