giovedì 16 agosto 2012

K.O. Termico...

Ok... posso farcela! Il sole è quasi calato del tutto ed un fresco venticello sembra riuscire a soffiare, di tanto in tanto... sto seriamente pensando di ribaltare le mie giornate e di diventare un "essere notturno".
Non so voi, ma... io non ho mai sofferto tanto il caldo, come in questo 2012.
Sarà che la fine del mondo è sempre più vicina e un'estate rovente, al limite-limite-limite del sopportabile, è quell'esperienza in più che non può mancare?!? Mah...
Sta di fatto che, non c'è veramente buono nulla per distogliere l'attenzione dalla pelle che sembra la superficie di un calorifero, per quanto scotta, e che somiglia alla sotto del coperchio di una pentola che bolle, per quanto suda.
Anche una passeggiata in centro, con mostre da vedere, granita alla menta alla mano, e tutta la calma del mondo a disposizione, non ha aiutato quanto speravo. Adoro sempre e comunque passeggiare per le vie della città, ma... dopo un pò che giravo, mi son ritrovata costretta a tornare alla macchina ed ho preso la drastica decisione di fare un giro al centro commerciale... almeno lì, l'ombra è garantita.
Dieci minuti, prima di trovare di nuovo parcheggio, poi - sempre con calma! - mi sono avvicinata alle diverse vetrine, per dare un'occhiata. Non amo molto lo shopping... Per questo motivo, cinque minuti dopo già mi stavo annoiando da morire.
Ed è quando la noia rischia di sferrare i peggiori attacchi, che la mia mente comincia a vorticare tra mille pensieri.
Non c'avevo fatto caso prima, ma... i manichini sono già vestiti con indumenti autunnali... maniche lunghe, maglioncini... poveri manichini!!! :-( Io, al loro posto, mi sarei rifiutata... no, no, no, no! Proprio... neanche a parlarne!
Ad ogni modo, per non correre il rischio di entrare troppo in empatia e per non sudare più di quanto non stessi già facendo nel mio ormai conclamato stato di K.O. termico, mi sono affrettata a raggiungere l'altra parte delle vetrine... dove, più che altro, ad attirarmi era l'odore squisito di pizza!!!
Anche in questo caso... Non so voi, ma... indipendentemente dalla posizione delle lancette sull'orologio, quando avverto odore di pizza il mio stomaco si mette sempre in moto... poi, è una questione a parte che decida comunque di non dargli sempre ragione... se non altro, per rispetto dei miei pantaloni che solo da un pò di tempo a questa parte stringono un pò di meno... :-)
Allora... mi sono allontanata in fretta anche da lì, ho vagliato l'opzione di acquistare un dvd (senza risultati apprezzabili da parte mia... ma, apprezzabilissimi da parte del mio portafogli!) e - chiavi in mano (per non mettermi a frugare mezz'ora nella borsa, sotto lo spiombo del sole!) - sono tornata alla macchina... mi sa che l'idea del divano di casa... di una bella doccia fredda e di un bicchiere di limonata non è assolutamente da scartare... 
Infatti ;-)
Buona serata a tutti... A presto!!!

domenica 12 agosto 2012

Cara Stella...


Ho pensato che scriverti una lettera, quest’anno, sarebbe stato meglio che aspettare di vederti cadere, per riuscire a confessare (veloce, veloce) il desiderio custodito nel Cuore.
Non cerco fama, successo o denaro in quantità. Per quanto riguarda il lavoro, cerco di fare del mio meglio per mantenere quello che ho e so che – anche se i tempi sono duri – la sera, di nuovo a casa, non ho di che rimproverarmi. Sulla salute… temo le malattie come tutti, ma… vivo anche con la convinzione che solo quando sarà la mia ora, me ne andrò e non ci sarà nulla da fare. Quello che spero è di arrivare a questo appuntamento con il destino senza troppi drammi, magari con un sorriso stampato in faccia e senza che – chi mi è stato accanto tutti i giorni, fin lì – si disperi perché capisce che non ci sarò più.
Sì… quando mi immagino con il naso all’insù fissando il cielo nero, sono più che sicura di non voler affidare ad una stella, ciò che – magari – affiderei ad una preghiera. Quello che vedo, quando penso alla notte del 10, è una ragazza che spera… che una Stella interceda per lei con Cupido e che a quel bagliore di un istante appena, non sa altro che raccontare della sua voglia d’Amore.
Credo nell’Amore. C’ho sempre creduto.
L’Amore è quella piccola, grande, incantevole magia di cui il mondo (almeno, per come la penso) non può proprio fare a meno. Anche chi crede di bastare a sé stesso; in realtà ha bisogno d’Amore.
E può essere un bisogno disperato… che non fa dormire… che toglie l’appetito…
Chiunque abbia amato almeno una volta nella vita, sa che non c’è sensazione più bella.
L’Amore è uno stato di grazia, che si vorrebbe non finisse mai. L’Amore è quel desiderio profondo che si esprime ogni giorno; ed ogni giorno ancora.
Per chi cerca l’Amore, ogni giorno è un 10 agosto. Per chi cerca l’Amore… servirebbe che cadesse la luna... se solo la grandezza, fosse sinonimo di maggior certezza.
Io cerco l’Amore. Per questo, cara Stella, mi ritrovo a scriverti.
Biondo. Moro. Occhi azzurri. Occhi castani. Non ha importanza.
So che quando sarò di fronte alla persona giusta, il mio cuore comincerà a battere all’impazzata. Le mani inizieranno a sudare e le gambe – anche se nascoste dentro ai pantaloni – prenderanno a tremare, come mosse da un vento violento. So che quando arriverà…
Quello che spero di trovare di fronte a me è una persona buona. Umile di cuore e con un carattere deciso a farsi valere solo nel giusto. Spero di ritrovarmi a fissare i miei in due occhi incantevoli. Profondi. Ed in grado di raccontare in un batter di ciglia interi mondi di esperienze e di emozioni. Spero di trovare qualcuno che non abbia mai la voglia di guardare altrove, perché guardare me è tutto ciò che gli serve. Spero di trovare qualcuno che abbia voglia di toccarmi. Che senta il bisogno di prendermi per mano. Che senta il bisogno di stringermi e, pur senza parole, farmi capire che non mi lascerà più. Spero di trovare qualcuno che sia consapevole di vivere qualcosa di importante. Che magari non si arrenda alla prima difficoltà, ma che  affronti con vigore quelle che capiteranno. Perché è solo non scappando di fronte ai momenti brutti, che si capisce la vera bellezza e la vera importanza di quelli belli. Spero di trovare qualcuno che sappia dire che mi ama e che sono tutto per lui, ma… che sappia anche ascoltare, quando in mille modi diversi io dirò altrettanto. Spero di trovare qualcuno che non abbia paura del tempo che passa, ma che consideri una fortuna il fatto di poterlo vedere passare. Spero di trovare qualcuno che sappia brindare alla prima ruga; al primo capello bianco. Invece di inveire contro lo specchio e di stabilire che – di lì in avanti – non sarà più la stessa cosa. Spero di trovare qualcuno che apprezzi tutto questo e che – magari – quando l’appuntamento con il destino a cui nessuno di noi può mancare arriverà a bussare alla mia porta, sia lì accanto a me, mi stringa la mano e sorrida. Perché sa che è questo quello che ho sempre voluto. Perché sa che abbiamo passato una vita insieme. Perché sa che in una notte di agosto di tanti anni prima, sotto ad un cielo che abbandonava il giorno e cominciava a macchiarsi di piccoli punti luminosi, io stavo già pensando a lui… aspettando di veder cadere una Stella!

sabato 21 luglio 2012

L'odore della pioggia

Le lancette dell'orologio, sul comodino, segnavano le sette della sera.
Distesa sopra alle lenzuola lasciate piegate, Sara stava dormendo. Un libro, lasciato aperto fra le mani momentaneamente prive di forza.
Non era da lei addormentarsi in quel modo, soprattutto in un sabato pomeriggio in cui avrebbe potuto fare tutto ciò che durante la settimana, spesso, non le era consentito per via del lavoro.
Prima di cadere in quel riposo che non le aveva chiesto il permesso di arrivare a rapirla, aveva avuto in mente una passeggiata, un rapido giro per negozi in cerca di un maglietta nuova da riservare al pranzo della domenica e un bel cono gelato con tanta, tantissima panna montata sopra.
Certo... anche quello, non sarebbe stato da lei. Sempre attenta all'ago della bilancia e scrupolosissima in ogni sua scelta alimentare. Però...

Un alito di vento entrò piano dalla finestra, l'aria afosa ed il cielo improvvisamente di diverso colore minacciavano l'arrivo imminente della pioggia, ma... Sara non si stava accorgendo di nulla.
Le palpebre chiuse sopra gli occhi si mossero appena, segno evidente che stava sognando qualcosa o che quel riposo le ci voleva proprio.
Non si accorse nemmeno del rumore della porta che si apriva o di quello di passi che, lenti e misurati, si stavano avvicinando a lei. 
Stefano, ancora un po' ansimante per lo sforzo dentro alla tuta da ginnastica, le regalò un sorriso invisibile.
Dio... Come era bella, quando tutto ciò che rappresentava il loro mondo non era presente a turbarla in qualche modo nei pensieri o a costringerla a dover reagire senza rifletterci troppo su, per non perdere i colpi.
Era di una bellezza delicata e prorompente al tempo stesso. Stefano avrebbe voluto allungare una mano verso di lei e prendere a giocare con i capelli. Avrebbe voluto prenderla tra le braccia e stringerla talmente tanto forte da farle capire che niente, all'infuori di lei, aveva importanza. Avrebbe voluto...

Il rumore sottomesso di un tuono arrivò a distoglierlo da quei pensieri. Aveva rincasato prima proprio perché tutti, fino a quel momento, non avevano fatto che parlare dell'imminente arrivo della pioggia... per le mani di Circe. Per lo meno, lo stravolgimento dei suoi programmi non era andato vano.
Un altro tuono, stavolta leggermente più forte, risuonò di nuovo tra le quattro pareti e - stavolta - gli occhi di Sara non riuscirono proprio a fare a meno di aprirsi.
Uno sguardo appannato al soffitto bianco, tinteggiato di fresco, prima di poggiarsi con gli occhi dentro a quelli brillanti di Stefano.
Avrebbe voluto chiedere da quanto tempo stesse dormendo, ma... analizzando meglio la situazione, era evidente che lui non potesse saperlo.
Allora, cercando di mettersi in piedi senza far girare la testa che sentiva pesante, come ogni volta che le capitava di concedersi al sonno fuori orario, Sara si limitò a sorridere.
La gola riarsa dalla sete le chiedeva di bere il prima possibile, ma... sul momento, anche quello spostamento fino al lavandino del bagno sembrava troppo.
"Amore, mi porteresti un bicchiere d'acqua per favore?".
Stefano non era il tipo da sbuffare, quando gli veniva chiesto qualcosa. Ma, Sara temette comunque di essere inopportuna.
Servì di vederlo tornare con un sorriso raggiante stampato in faccia, prima che il piccolo senso di colpa interiore che continuava a suggerirle che avrebbe potuto fare da sola si zittisse del tutto e la lasciasse dissetarsi in pace.
Una lunga sorsata d'un fiato. "Adesso, va molto meglio grazie".
In due sorrisero di quel niente che, semplicemente, li faceva trovare a stare tanto bene insieme. Poi... sobbalzarono per il rumore di un nuovo tuono.
In quel caso, anche il cielo sembrò non reggere i fremiti e prese a piangere. Presto, la superficie della finestra rimasta in parte chiusa cominciò a coprirsi di piccole, grandi gocce. 
"Hmmm!".
Stefano ringraziò di nuovo fra sé di avere appena fatto in tempo a rincasare. 
"Che ne diresti se ti facessi compagnia?... sembrava un riposo beato, il tuo". Disse poi; portandosi con lo sguardo sulla sua parte di letto ancora vuota.
Sara sorrise. Rimase a guardarlo mentre, sfilandosi gli indumenti bagnati di sudore, rimaneva di fronte a lei coperto solo da un paio di slip neri. E si accoccolò di nuovo sopra il materasso, in attesa di poter essere fra quelle braccia muscolose che ogni volta l'abbracciavano come fosse la prima e sempre l'abbracciavano come mai nessun'altro aveva fatto.
"Che sei bellissimo e che ho paura di non meritarti, te l'ho già detto stamattina?".
A quelle parole, fu Stefano a sorridere... prima di zittirla con un lungo, interminabile bacio.
Sara lasciò che le labbra di lui giocassero un po' con le sue, ancora leggermente secche per la sete. Lasciò accarezzarsi con la lingua, rispondendo a quelle coccole solo quando Stefano sembrava non aspettarsi più una reazione e divertendosi a sentirlo tanto stupito ogni volta.
"Ti Amo". Le labbra di entrambi si mossero appena, in quello che sarebbe dovuto essere il loro gioco speciale del 'vediamo chi lo dice prima' e le voci, sottili, furono seguite subito dal rumore dell'ennesimo boato.
Non era certo per quanto ancora avrebbe continuato a piovere fuori, ma... poco importava. Tutto ciò che Sara e Stefano avrebbero preso in considerazione, sarebbe stato di non muoversi di lì fino a che i loro stomaci affamati non avrebbero protestato, chiedendo attenzioni.
Continuarono a baciarsi con maggiore intensità. Un bacio. Un altro. Un altro.
La stanza sembrava già piena del ritmo dei loro respiri, quando dalla finestra arrivò ad inebriarli l'aspro odore della terra bagnata e quello dei campi di grano già lavorati. 
"Adoro l'odore della pioggia!".
Stefano si scostò appena, per guardare Sara negli occhi. Sapeva già che cosa avrebbe potuto aggiungere, ma... aspettò comunque di sentirglielo dire.
"Anche io... mi ricorda la prima volta che ti ho baciato!".
Sorrisero in due per l'ennesima volta. Immensamente felici.

lunedì 16 luglio 2012

Alessio ed Anna... Un Bacio


“Sì! Devo proprio ammettere che, di tutti gli incontri fatti, questo è stato in assoluto il più interessante”.
C’era voluto un po’, ma alla fine Alessio si era deciso e le aveva rivolto la parola.
Anna non era una bellezza particolare, ma aveva quel non so che… per cui Alessio era rimasto affascinato sin da subito.
Sarà stato per via di quell’aria sempre un po’ fra le nuvole. O per colpa di quegli occhi scuri che, nonostante gli occhiali davanti e l’assenza di trucco ad abbellirli, sapevano stregare.
“Sono d’accordo. Questa lezione dedicata alle opere ed alla vita di Klimt è uno dei motivi per cui ho deciso di prendere parte a questo corso estivo”. Anna sorrise.
Avrebbe voluto aggiungere anche che era intenzionata a cimentarsi presto con il suo stile, ma non lo fece.
Riprendendo a guardare la strada, in silenzio, continuò a macinare passi in direzione del motorino lasciato poco lontano dall’uscita dell’edificio.
Era già alle prese con l’immancabile caccia al tesoro che, ogni volta, doveva intraprendere nella borsa in cerca delle chiavi, quando il fatto che Alessio continuasse a rivolgersi a lei senza alcun imbarazzo la stupì di nuovo.
“Pensi che potremmo uscire stasera, per un gelato?”.
Era da un po’ di tempo che non le capitava di avere un appuntamento. Per questo, esitò.
Servì che gli occhi di lui le sorridessero speranzosi, perché le labbra riuscissero a schiudersi ed a far uscire un flebile: “Certo”.
Un “Sì” gli sarebbe piaciuto certamente di più. Ad ogni modo, Alessio apprezzò la rapidità con cui le aveva risposto ed il fatto di averla vista arrossire leggermente.
“Nove e trenta in piazza… per te va bene?”.
“Perfetto”.
Entrambi non aggiunsero altro. Ognuno per la propria strada, piuttosto, si affrettarono a rincasare e a prepararsi per quell’imminente dopocena fuori programma.
Anna avrebbe voluto evitare il panico tipico di chi si trova di fronte ad un armadio aperto e – nonostante questo sia colmo di possibilità – non sappia cosa scegliere.
Ma… Mentre camminava per raggiungere la piazza, cercando di non far impazzire l’orologio al polso con occhiate cariche di tensione che si distanziavano l’una dall’altra di sessanta secondi a mala pena, dovette ammettere che c’aveva messo più del necessario a scegliere un semplice paio di jeans ed una canottiera nera altrettanto essenziale; sopra la quale si era limitata ad aggiungere una collana colorata dalla perle grosse di legno.
“Ciao, stai benissimo!”.
Alessio doveva essere arrivato in anticipo, perché Anna aveva appena fatto in tempo a svoltare l’angolo che se l’era ritrovato davanti.
Guardandolo nel complesso, le riuscì piuttosto naturale lasciarsi sfuggire un: “Anche tu”.
Se non altro, il rischio di rimanere a fissarsi senza riuscire ad aprire bocca era già stato scongiurato.
Vagliando le possibilità relative al gelato, scelsero presto di incamminarsi verso la parte est della città e – come se tutto l’imbarazzo che ognuno di loro teneva a bada dentro non esistesse -  altrettanto velocemente presero a parlare degli argomenti più disparati.
Non che il corso d’arte non consentisse un giusto confronto tra i partecipanti, ma… un conto era disquisire sugli artisti che – ognuno a proprio modo – avevano lasciato una traccia indelebile sul mondo; tutt’altro paio di maniche era focalizzare l’attenzione unicamente su loro due. Praticamente, due estranei.
Anna si stupì più volte del modo in cui Alessio la osservava, mentre era intenta a rispondere a qualche domanda o mentre era lei a dar voce agli interrogativi che, man mano che la conversazione cresceva, chiedevano di essere soddisfatti.
La profondità di quegli occhi sembrava non esserle nuova, eppure…
Non ricordava di aver mai incrociato lo sguardo di Alessio; tra una parola ed un'altra di Madame Julie; l’eccentrica artista italo-francese che, trasferitasi nella loro stessa città ormai da qualche anno, aveva presto trovato il modo di coinvolgere il Comune e non solo in diversi progetti che riguardavano l’Arte.
“Ci fermiamo qui?”.
In realtà, avevano già oltrepassato un’altra gelateria ed un bar, ma… Alessio aveva preferito continuare a camminare senza interruzioni, consapevole di avere ancora quella possibilità a disposizione.
Quando Anna si ritrovò a fissare l’insegna luminosa della gelateria, lo stomaco si chiuse all’improvviso. “Che ne dici, invece, se continuiamo a camminare?”. Si allontanò di un passo da lui, per nulla intenzionata a cedere su quella prospettiva.
Pochi secondi appena e Alessio le fu accanto: “Come vuoi tu”. Fu tutto ciò che rispose, non riuscendo comunque a negare a sé stesso che… anche il suo stomaco era chiuso.
No.
No. No. No.
Chi voleva prendere in giro?
Il suo stomaco non era chiuso. Il suo stomaco era in subbuglio.
Sorrise, ripensando a quante volte gli fosse già capitato di sentire l’espressione: “farfalle nello stomaco” e ripensando a come, ogni volta, nella sua testa avesse negato la possibilità di ritrovarsi in una situazione del genere.
Almeno, fino a che le farfalle non presero ad avere un nome ed un volto. Quello di Anna.
“Non trovi che sia una serata stupenda? Peccato le macchine… che non danno tregua”.
Era vero. Di quei novanta minuti che avevano già passato insieme, venti – minimo – erano serviti per evitare che uno dei due finisse sotto le ruote di qualche veicolo autorizzato per le zone a traffico limitato.
“Sì… penso… penso…”.
Alessio avrebbe voluto confessare che gli sarebbe sicuramente piaciuto ripetere l’esperienza, una volta che quel primo appuntamento fosse giunto al termine ed il momento dei saluti sarebbe rimasto tutto ciò che avrebbero potuto vivere insieme. Ma… le parole in gola si bloccarono di colpo e tutto ciò che gli riuscì di fare, invece che riprendersi e tentare comunque di sputare il rospo, fu cambiare discorso.
Allora… parlarono di libri, di film, di musica. Di tutto quello che, fino a quel momento, non avevano parlato; preferendo concentrarsi di più sulla loro comune passione per l’Arte.
Lo spazio di altri settanta minuti, sempre a camminare, ed era già domani.
Alessio sorrise tra sé, pensando a quanto sarebbe stato bello poter bloccare le lancette dell’orologio.
Giusto un attimo per quel pensiero, che subito le parole – stavolta – oltrepassarono il confine delle labbra: “Si potesse rimanere in questi sessanta secondi…”.
Gli occhi la stavano accarezzando veramente, come mai avevano fatto con qualcun altro. Anna si sentì arrossire, ma… non evitò quello sguardo.
Senza rispondere, prese a fissarlo a sua volta e – in men che non si dica – lo sguardo si trasformò in un bacio.
Non in un bacio lungo. Non in un bacio sfacciato o prepotente.
Le labbra di lui si appoggiarono appena su quelle di lei; tanto vicine da sentire il respiro caldo prima del contatto.  
Si sfiorarono. Sorrisero all’unisono. Prima di separarsi di nuovo.
“Tutto questo parlare di Klimt, deve avermi ispirato”.
Alessio non sapeva se dover aggiungere o meno delle scuse, per essere stato tanto precipitoso. Ma… anche ammettere che non era sua abitudine comportarsi in quel modo, non avrebbe avuto comunque senso.
Allora… scoppiò a ridere.
Per la prima volta, da quando era in compagnia di Anna, rise di gusto e – nel vederla reagire alla sua allegria, con altrettanta vitalità – la baciò di nuovo.
Il 14 luglio 2012 il mondo intero avrebbe celebrato, appena sorto il sole, i 150 anni dalla nascita di un precursore.
Il 14 luglio 2012, sotto ad un cielo ancora stellato e lontani da qualsiasi altro pensiero, Alessio ed Anna avevano appena creato il loro personalissimo… Bacio.

domenica 1 luglio 2012

In cerca di un sogno...


…La pelle madida di sudore, nonostante la finestra aperta.
Il rumore delle cicale, unico sottofondo a quel riposo forzato… costretto da un caldo assurdo che sembrava non voler consentire il minimo movimento.
Anche pensare costa fatica… gli ingranaggi della mente, ancora poco abituati a quelle temperature, sembrano scricchiolare ad ogni tentativo.
Chiuse gli occhi, sperando di riuscire ad abbandonarsi ad un dolce riposo pomeridiano… almeno nel sogno, forse, sarebbe riuscita a vivere una vita meno bloccata…

sabato 23 giugno 2012

Sole, Città e... Granita!

Dammi tre parole... Sole, Cuore e Amore... cantava Valeria Rossi nell'ormai lontano 2001.
La canzone mi è tornata in mente oggi pomeriggio quando, uscita di casa per una rapida scappata in centro, causa commissioni rimandate fino al limite del concedibile, mi sono ritrovata a passeggiare per le vie con un bicchiere di granita in mano.
Mi fossi dovuta mettere a cantare in quel preciso momento (cosa assai improbabile, visto che non mi ritengo un gioiello in intonazione!... neanche in altre cose, ma... nel canto, men che meno...), avrei variato il testo con... Sole, Città e... Granita... non suonano benissimo insieme, non sono in rima, ma... in sintesi estrema, è tutto ciò che spero di trovare in questa mia estate appena cominciata.
Lo so... Lo so...
Pare strano che a "soli" (mi concedo ancora per qualche anno l'uso di questa parola, parlando di età :-) 27 anni io non abbia di meglio da pensare, riflettendo su come trascorrere i mesi più caldi e questi giorni dalle ore che sembrano più lunghe, che a semplici passeggiate... rinfrescate da tanto ghiaccio da bere, miscelato con i gusti più dolci della frutta.
Invece... ogni anno mi ritrovo a dar luogo agli stessi rituali, senza esserne mai stanca.
Passeggio... ammiro le vie (che, pare strano, ma... non smettono mai di stupire... ogni volta che le si osserva, non sono mai come la volta precedente)... mi fermo ad acquistare un bicchiere di granita e  continuo a passeggiare... 
Se ripenso alle vacanze degli anni passati, il benessere dato da un semplice momento di vita cittadina non è certo inferiore.
Non lo so... credo che parte del fascino derivi dalla possibilità di potervi fare ritorno in qualsiasi momento, senza organizzazioni estenuanti e chissà cos'altro. Una passeggiata dell'ultimo minuto è sempre possibile... basta averne la voglia (e basta avere un paio di scarpe comode ai piedi). Invece... quando si tratta di organizzare eventuali partenze estive (premesso che anche per quest'anno non penso di arrabattarmi con valigie, mete e guide turistiche...), non è raro che mi sia capitato di sentire sbuffi... rimuginamenti vari e... lamentele di vario genere. Impossibile non lasciarsi andare (anche se solo mentalmente) ad una lunga serie di... ma chi te lo ha fatto fare, allora?
Io concordo di più con chi sostiene che le vere vacanze sono quelle fatte di solo relax. E se si ritiene rilassante ai massimi livelli rimanere a casa, vedere gli amici di tanto in tanto e concedersi, sempre di tanto in tanto, qualche passeggiata in solitaria... perché no?!?
Strano o meno che possa sembrare...  non posso negare di adorare la mia città. Di adorarne gli scorci, l'odore che c'è nell'aria e di divertirmi oltre l'immaginabile quando, provando a guardarmi dall'esterno, mi rendo conto di rischiare di passare per una turista (girando il più delle volte in compagnia della macchinetta fotografica... :-).
Sarà un caso che in simili situazioni, diversamente da altre, nessuno mi fermi per chiedere informazioni ?!?
Vi inviterei volentieri per un giro turistico e per una bella granita insieme, ma... mi sa che uno dei limiti della virtualità è proprio questo. 
Allora, non mi resta che augurare a tutti un felice e scoppiettante sabato sera (io mi preparo ad uscire per l'immancabile "appuntamento" con la raccolta dei fiori per la tradizionale "Acqua di San Giovanni"), una bella e soleggiata domenica e... concludere con un... Arrivederci, al prossimo Post!!!

sabato 16 giugno 2012

Mare e... pagine!

Eccomi di nuovo!
E' praticamente un evento, pubblicare su questo Blog un nuovo Post. Con così pochi giorni di distanza dal precedente. Ma... avevo ragione di credere che le belle giornate sarebbero arrivate e - con loro - anche i bei momenti.
Oggi, ad esempio, è stato un sabato sicuramente da ricordare... non ancora finito, per fortuna, ma... già abbastanza carico di bei momenti, da farmi essere di fronte al computer - in questo momento - con un luminosissimo sorriso stampato in faccia.
Non so se dalle righe della scorsa volta si possa essere capito o meno, ma... adoro le "prime volte". Ogni anno, ogni volta che faccio qualcosa per la "prima", non posso fare a meno di registrare con la mente il momento; per ritirarlo fuori, tra i pensieri, quando mi trovo a vivere la seconda, la terza, ecc... ecc...
Ebbene, oggi... è stata la prima volta del mare! :-)))
Primi passi sulla sabbia. Prima giornata sotto l'ombrellone. Primi venti leggeri che, di tanto in tanto, rinfrescano dalla pressante calura dei raggi del sole ed hanno l'aroma inconfondibile delle creme di protezione.
Inutile dire che, nonostante avessi voluto poterne fare a meno, anche a me è toccato spalmarmi e rispalmarmi di continuo... non volendo correre il rischio di tornare a casa più rossa di un pomodoro  - in tal caso... invece di un sorriso luminoso, stampato in faccia avrei avuto un ghigno di fastidio... se non proprio di dolore, nella peggiore delle ipotesi :-( 
No. Da brava "bambina", ho seguito le raccomandazioni della mamma e - pur se controvoglia - mi sono esposta al sole, solo dopo essermi rivestita completamente di crema fattore 50 (non scherzo... il rischio di scottature, per me, è grande almeno quanto la voglia - e la gioia!!! - di trascorrere delle piacevolissime ore in spiaggia).
Incombenze risolte (oltre a quella della crema mi riferisco anche a quella della colazione... decisamente più importante!), sono finalmente pronta per godermi un pò di meritato relax. Non ho portato libri da leggere, nella speranza di riuscire a rileggere e correggere racconti scritti già da un po' e nella speranza - anche - di riuscire a buttar giù qualcosa di nuovo... visto che, ultimamente soprattutto, il tempo è sempre poco per rimanere a tu per tu con la pagina bianca (e - quando c'è - il rischio del "blocco" non è mai remoto quanto vorrei!).
Allora... mi armo di penna rossa (quella temibile delle correzioni, che a scuola si sperava di non trovare mai al momento della riconsegna dei compiti in classe!) e spero di riuscire a far fruttare al meglio i novanta minuti che ancora mi separano dal Primo Bagno.
Niente da fare...
Una mamma, pochi ombrelloni più in là, sembra aver scelto proprio quel momento per rimproverare il figlioletto che - seduto sulla sabbia, con in mano un pallone - sembra quasi non curarsi di lei; invece. Mah!
Cerco di ignorare più che posso quello che rischia di sfociare da un momento all'altro in un attacco isterico in piena regola, poi... stanca di rimanere a fare da spettatrice passiva, di fronte a quello spettacolo che non era affare mio e a cui - chiaramente - non avrei voluto assistere, mi alzo e decido di seguire mia sorella ed il ragazzo per una passeggiata. Magari, potrei sfruttare quella tranquillità tra un passo ed un altro per farmi venire in mente nuove idee... non si sa mai.
Camminiamo per quasi un'ora, poi... Va bene! Adesso posso... mi tuffo!
Rimango in acqua fino all'ora di pranzo. Inutile dire che il proposito di "combinare qualcosa" scivola via di nuovo.
Quando riemergo da quel bagno salato, a stento riesco a riconoscere la pelle delle mie mani. Sembro l'Elisa del futuro... sperando di arrivare a godere della vecchiaia :-)
Che si mangia di buono? Pizza!
Altra "prima volta" di questa primissima giornata di mare... la pizza al mare, non so perché, ha un sapore molto più buono di tante altre.
Oh! A stomaco pieno, finalmente penso di poter dare un senso al perché mi sono portata da casa una quantità di fogli stampati molto prossima alla risma e penso di poter arrivare alla sera, soddisfatta di aver raggiunto tutti gli obiettivi prefissati.
Giusto?!? Sbagliato!
Basta vagare con lo sguardo un po' intorno a me, notare l'edicola poco lontano e valutare che... anche quella è una sorta di tradizione del primo giorno di mare della stagione. Non posso essere arrivata fin lì e non aver minimamente considerato l'idea di dare uno sguardo alle riviste - ma, di più ai libri - che quell'esercizio stagionale ha da offrire.
Per l'appunto, mi alzo dal prato dove ci eravamo comodamente sistemati, attraverso la strada ed - in un lampo - sono già di fronte ai diversi espositori.
Afferro con convinzione le riviste che leggo di solito, preferendo concentrarmi di più sui libri.
Non posso nascondere a me stessa che la passione per la lettura sia nata proprio in un'estate al mare di diversi anni fa. Quando ancora consideravo una grandissima scocciatura il fatto di stare con il naso incollato alle pagine di un libro e mi ero ridotta a scegliere un passatempo del genere solo perché la pioggia sembrava proprio non volerci dare tregua... la televisione (quando non "utilizzata" da altri) non aveva molto da offrire e di passare ore ed ore a giocare a carte proprio non se ne parlava.
Ad ogni modo...
Scorro con lo sguardo i diversi titoli, molti dei quali già letti.
Certo, avrei sperato di trovare una maggiore quantità di novità, ma... anche ciò che appare già conosciuto, può riservare delle sorprese.
Scosto un titolo della Kinsella che so praticamente a memoria ed... eccolo! Un piccolo volume di cui non ho mai sentito parlare. Un titolo interessante!!!
Leggo rapida il retro della copertina, già più che convinta di acquistarlo... comunque.

La prima sorsata di birra. E altri piccoli piaceri della vita. 
Di Philippe Delerm. :-)


Dieci minuti dopo, sono con il naso incollato a pagine che sanno rapire. Immersa in brevi racconti che, pur nella loro semplicità, hanno il sapore buono di quelle storie belle... di quelle storie che scaldano il Cuore.
Lo scrittore narra di semplici momenti di vita, portando il lettore a convincersi che... il potere e la bellezza che stanno nelle piccole cose, difficilmente risiedono in ciò che il mondo (soprattutto i media!) vuole farci credere importante. Meglio... non è detta che bisogna avere nella vita momenti "gloriosissimi", per poter dire di averla vissuta veramente e per poter dire di avere "provato emozioni"!
In men che non si dica, dimentico tutti i propositi con cui ero partita la mattina. Vorrà dire che... le pagine stampate torneranno a Gubbio con me, senza segni di rosso... esattamente come erano ieri ed il giorno prima ancora. Per loro, l'unica differenza sarà di viaggiare vicino ad altre pagine ed altre parole... che prima non c'erano nella borsa. Per me... un altro "primo giorno di mare" da ricordare con piacere negli anni a venire. Un altro motivo per sorridere e per ringraziare quell'incessante e passata pioggia d'estate... perché quello che si può incontrare in un libro, spesso è molto più bello e profondo di ciò in cui ci si può imbattere nella realtà (lo scrivo con un pizzico di amaro in bocca, perché sarebbe molto meglio che fosse il contrario. Se non altro... dovrebbe essere la regola, che la vita sia meglio di un libro, non un'eccezione... come ultimamente pare). Chissà se l'avrei mai scoperto, se solo...
A presto! Buona serata e - per domani - Buona Domenica!!!