lunedì 10 ottobre 2011

Un sogno realizzato!

Eccomi di nuovo qui!
Stavolta, la distanza tra un post e l'altro non è tantissima. E' andata bene!
Sto lavorando su nuovi racconti brevi, perché questo Blog non rimanga un mondo di parole e di pensieri troppo vuoto, ma...
Questa sera...
Questa sera, no. Niente, nuove storie.
Stasera, scrivo con una felicità particolare nel cuore perché: uno dei miei piccoli-grandi sogni si è realizzato!!!
La realizzazione di un sogno è sempre un momento speciale, ma... Quando questo succede quando meno te lo aspetti ed - anzi - proprio quando stavi per smettere di crederlo possibile e stavi per gettare la spugna, allora... allora, il sapore che lascia in bocca è molto, ma molto più dolce; di quanto sarebbe stato; se il cuore avesse continuato a sperarci.
Di che cosa si tratta?
Ok.
Probabilmente, leggendo le righe successive, a molti sembrerà di leggere un nulla. Ma... per me - vi assicuro! - non lo è stato.
E' successo ieri pomeriggio; intorno alle cinque.
Dopo due ore passate a guardare un film insieme alla zia (un film inaspettatamente non molto allegro, alla resa dei conti!), per tirarmi un po' su il morale ho pensato di approfittare del portatile della zia acceso sul tavolino e di girovagare qua e là per la rete.
Di solito, Internet è - per me - sempre un valido scaccia malumore!
Così...
Prima ho gironzolato qua e là tra i Blog (sempre a bocca aperta, per le meraviglie che si trovano di Post in Post!), poi - trattenendomi dall'accedere al sito di qualche libreria on-line, per paura di innamorarmi di qualche libro e di aumentare (così) la mia già lunga lista di letture arretrate - ho effettuato l'accesso alla mia pagina Facebook.
Vado di rado su Facebook, devo ammetterlo.
Purtroppo, ho una scarsa propensione a rovistare qua e là in cerca di qualcosa da condividere o di qualche link da inserire, per arricchire il mio profilo.
Il più delle volte - difatti - passo prima per youtube, scelgo una canzone che mi ricordi qualche cosa in particolare o che mi sia rimasta in mente per qualche motivo e risolvo così il mio problema del non aver mai troppo da dire, nel universo delle amicizie virtuali per eccellenza.
Ma...
Ieri...
Ieri, non è andata così!
Difatti, stavo quasi per cliccare sul "più" che consente l'apertura di una nuova scheda, quando la finestrella della chat si apre in basso a destra mostrandomi un messaggio di qualche giorno fa...
Leggo il nome del mittente e lo riconosco subito. Rispondo e - inaspettatamente - la trovo dall'altra parte pronta a parlarmi. E' un'amicizia accettata la scorsa settimana, una persona che non conosco, ma che - per qualche motivo a me ignoto - ha deciso di avermi nel suo elenco di conoscenze.
Anche a questo proposito, il mio atteggiamento "facebookiano" è piuttosto particolare...
Difatti, mentre in molti scansano le richieste di amicizia non note a priori, io - a patto di verificare un minimo che non si tratti di qualche virus, ma che ci sia un'identità vera dietro ad un nome - non clicco mai sul pulsante "rifiuta".
Ed è proprio su una cosa del genere che - in fin dei conti! - si basa il mio piccolo grande sogno.
Personalmente, infatti, sono dell'avviso che - salvo rare eccezioni (tipo l'essere in due città differenti o simili... non mi dilungo troppo, a proposito) - serva a poco un programma per tenersi in contatto con le persone che già si conoscono. Insomma, come disse una volta un noto comico in TV... se non ti ho cercato per tutto questo tempo (riferendosi alle persone con cui ci si è persi di vista), figuriamoci se mi salta in mente di cercare il tuo nome su "faccialibro!". Concordo in pieno!!!
Altrimenti detto, riconosco l'enorme potenziale del sistema ed il genio che si nasconde dietro all'idea, se Facebook viene visto come un modo per essere in qualche modo vicini; anche qualora non lo si sia mai stati nella vita reale.
Allora, quando a contattarti è una ragazza di diciannove anni che - nel già lontano 2004 - si è trovata a passare dalle tue parti (Gubbio!), è rimasta colpita dal manifesto che invitava la cittadinanza (e non solo) alla presentazione del tuo primissimo libro (Galeotto fu l'Sms) ed ha pensato, addirittura (perché, non è poi così scontato!) di entrare in libreria e di acquistarne una copia... Allora, sì! Sì... sono felicissima di essermi iscritta nell'archivio-persone praticamente più grande della rete, di averlo fatto con questa piccola speranza nel cuore, di aver atteso (nonostante le volte in cui ho pensato di spegnere l'account, causa il continuo sentirsi come un pesce fuori dell'acqua!) e di aver potuto constatare di persona che: Sì! A volte, i sogni si avverano!!!
Perciò...
Non mi resta che concludere questo mio secondo Post di ottobre, con un ringraziamento speciale per questa ragazza speciale... che in poco tempo a saputo regalarmi decine e decine di sorrisi e che spero di poter continuare a sentire anche nei giorni a venire. Grazie, grazie, grazie.
A tutti voi un saluto grandissimo ed un abbraccio.
Buona serata, a presto!!!

domenica 2 ottobre 2011

Mai dire...

“Mamma, io esco. Vado a fare un giro”.

Sull’ultimo scalino, con una mano già appoggiata alla maniglia del portone, aspetto di sentire arrivare la risposta dalla camera da letto.

Non ho voglia di uscire. Ma, non ho nemmeno voglia di rimanere in casa.

Di tutte le domeniche passate, questa è la prima dell’anno in cui mi ritrovo in piedi prima della sveglia. Chissà perché, poi.

Di solito, io adoro la domenica.

So che la domenica posso dormire.

So che posso alzarmi quando il sole è già altro in cielo e fare colazione con caffelatte, biscotti, yogurt, pane tostato e marmellata. Invece della solita tazzina di caffè bevuta al volo.

So che posso andarmene in giro con i capelli in disordine ed indossando una semplice tuta, senza che qualcuno mi stia a ripetere ogni dieci minuti che è l’immagine quello che conta.

So che posso abbuffarmi, a pranzo, senza pensare alla linea. Un “pallino” che, una volta preso, non ti molla più.

Quello che non sapevo ancora, della domenica, è che può essere peggio di un qualsiasi giorno lavorativo.

Può farti dormire poco.

Può farti trovare con lo stomaco chiuso.

Può farti sentire in totale conflitto con lo specchio e con il guardaroba.

Può farti…

Può farti desiderare che finisca il prima possibile.

Ecco.

Per me, questa è una domenica della seconda specie. La prima dell’anno.

Allora…

Allora, mi vesto praticamente ad occhi chiusi. Afferro la borsa, gli occhiali da sole e le chiavi della macchina. Ed esco.

Vado a fare un giro.

Non ho la più pallida idea né del dove, né del perché, ma…

L’importante è che almeno gli altri non si accorgano del mio umore nero di domenica mattina.

In famiglia, il mio “ottimismo festivo” è praticamente un dato di fatto.

Così, zittito lo stereo perché anche la musica mi da fastidio, mi lascio la casa alle spalle ed imbocco la strada principale.

Dove vanno le persone, quando sono di umore nero?

In un primo momento, penso che starmene all’ombra di una pianta del parco cittadino potrebbe fare al caso mio.

Poi, però, immaginandomi circondata da bambini urlanti, da cani irrequieti, da genitori e padroni sull’orlo di una crisi di nervi per riuscire a tenere sotto controllo ogni genere di situazione; decido di abbandonare subito l’idea.

No. Il parco, di domenica, non fa per me. Ho l’umore nero.

Allora, rimettendo in moto il cervello, mentre la macchina continua ad andare, vaglio rapidamente altre possibilità.

Andare al solito bar, in cerca degli amici: No. Perché, non sono in vena di chiacchiere.

Andare al lavaggio auto per far fruttare almeno un po’ la mattinata e spuntare un’incombenza dalla “lista delle cose da fare”: No. Perché dovrei, come minimo, affrontare più di mezz’ora di fila.

Andare in libreria, aperta a domeniche alterne, e vedere cosa ha da offrire nel settore novità: No. Perché, ci manca poco che mi tocca chiedere la licenza edilizia; per la catasta di letture arretrate che c’è sul comodino.

Andare… Andare…

Ecco! Trovato.

Potrei andare al centro commerciale, aperto tutti i giorni dell’anno all’infuori di poche festività, infilarmi nel negozio di belle arti ed acquistare dei nuovi colori ed una nuova tela.

Sì!

Con il ticchettio della freccia a destra come unico sottofondo ai miei pensieri, parcheggio e mi avvio verso l’ingresso della bottega.

È un posto che sa farmi sentire bene. Un rifugio sicuro per ogni artista, credo.

Non dipingo per lavoro, ma… Sul fatto che io mi senta ugualmente un’artista a trecentosessanta gradi, non ci piove. Anche se…

Volendo essere proprio del tutto sincera, non ho la più pallida idea di cosa potrei iniziare a dipingere; in una domenica come questa.

Fa niente.

Continuo a camminare verso gli scaffali che mi interessano, ignorando tutto il resto. Dubbi inclusi.

In qualche modo devo riuscire a trascorrere la giornata, senza cadere nella tentazione di sbattere la testa contro il muro; letteralmente. Anche a costo di rimanere a fissare una tela bianca; fino a che sarà di nuovo ora di andare a dormire.

Così, cerco subito di instaurare una certa intimità con i tubetti di colore e con i pennelli dalle setole perfette.

Quando è stata l’ultima volta che ne ho acquistati di nuovi?

E chi se lo ricorda!

Continuo a farmi solleticare la punta dell’indice destro da un ciuffo di peli di bue, quando: “Francesca”.

Quella voce.

Quella voce, la ricordo. Eccome.

Sentir pronunciare il mio nome in modo tanto caldo, mi fa scorrere un brivido lungo la schiena.

Pur con la paura di farlo, allora, mi volto. Lentamente.

Dio!

Se i miei occhi avessero saputo parlare, in quel momento avrebbero di sicuro balbettato confuse idiozie.

Come era possibile – d’un tratto – sentirsi come se il tempo non fosse passato? Nonostante i sette anni trascorsi, ognuno per conto suo.

“Matteo”.

Riesco ad articolare a malapena.

Lui è più bravo di me. Nonostante il rossore in viso, tipico di una personalità timida.

Ignorando le mie mani che iniziano a tremare senza controllo, afferma: “Ti trovo bene. È da un sacco di tempo che…”.

Quel “che”, lasciato solo in quel modo, accende in me una serie di flashback.

Matteo.

Il primo batticuore.

I primi occhi da cui ho dovuto distogliere lo sguardo, per paura che potessero leggermi dentro.

Le prime mani strette alle mie.

Il primo bacio.

Il primo Amore.

Decine e decine di ricordi solo nostri tornano a farmi compagnia.

Non riesco a rispondere. Non riesco a domandare.

Tutto, di me, sembra essersi improvvisamente congelato.

Tutto, tranne le orecchie.

Quelle, per fortuna, continuano a funzionare e lo sentono chiedere: “Ti andrebbe un caffè, al bar qui vicino?”.

Eccolo lì. Matteo. Il timido che, quando vuole, sa essere intraprendente.

Aspettando che io apra bocca, continua a guardarmi con quel suo modo speciale. Sembra che anche per lui il tempo passato non abbia peso.

Sì, sì, sì. Certo, che mi andrebbe.

Mi andrebbe, ma… continuo a non proferir parola. Speriamo che un cenno del capo basti.

Sorride.

Andata.

Muovendo i piedi nello stesso istante, in un attimo siamo di nuovo fuori.

La luce del sole, che fino ad un attimo prima – potendo – avrei voluto soffocare dietro ad una spessa coltre di nubi, mi scalda in viso; regalandomi un po’ di coraggio.

“Allora, come mai da questa parti di domenica mattina?”.

“Mah! Nulla di che, solo la voglia di fare un giro. E tu?”.

“Lo stesso”, mento.

Quindi: “A casa, tutto bene?”.

Lo so.

Mia nonna, probabilmente, sarebbe riuscita a fare di meglio.

Difatti, stavolta è lui a limitarsi ad un cenno del capo.

Vorrei poter trovare un modo facile ed immediato per sembrare meno impacciata, ma…

Di fronte alla porta scorrevole del bar che si apre automaticamente, Matteo mi lascia passare.

L’intenso aroma di caffè che riempie il locale, mi arriva subito al naso.

Una volta davanti alla barista, pur senza premeditazione alcuna, ordiniamo io per lui e lui per me. Il vecchio giochino delle nostre tante colazioni insieme.

Uno sguardo.

Un sorriso.

E chi l’avrebbe mai detto…

Pensare, che mi ero alzata con il piede sbagliato.

domenica 25 settembre 2011

Amore; Essere o Apparire... Mumble! Mumble!

Eccomi di nuovo!
Domenica sera; il televisore appena spento dopo due ore di relax davanti ad un film molto, molto divertente; gli ultimi minuti di attesa prima di sedersi tutti a tavola per la cena e tanta, tanta voglia di stare davanti il computer e scrivere qui.
Anche se, a voler essere proprio del tutto sinceri, non so bene di cosa parlare.
Sono talmente tanti i pensieri per la testa che... sì; credo di avere solo l'imbarazzo della scelta.
Ok. Ok.
Ultimamente devo ammettere di dedicare molto tempo a riflessioni varie sui rapporti di coppia.
Dunque...
Spero di non apparire troppo scontata e banale se ammetto che: io certe coppie proprio non le capisco.
Insomma, mi rendo conto di parlare per una che ha preso una batosta pazzesca nell'ormai lontano (mi piace pensarlo, anche se a volte la rabbia che si muove dentro mi fa capire che non è del tutto così) marzo 2010, ma... ci sono meccanismi che - giuro - proprio non capirei anche fossi la ragazza più innamorata e felice dell'universo.
Negli ultimi tempi ho speso più di dieci minuti al giorno - perché credo di imbattermi in certe cose più o meno quotidianamente - a chiedermi perché l'erba del vicino sembri sempre la più verde; perché chi ha il pane sembri non avere i denti e a sperare (forte, forte, forte!) di non ritrovarmi ad essere una persona né di un tipo; né di un altro.
Il caso più assurdo?
Fatto ormai il callo ai fidanzati che si lamentano delle fidanzate ma poi - in pubblico - sembrano i principi azzurri in persona e abituata a chiudere gli occhi nel caso contrario (ci sono donne che sembrano girare costantemente con una croce rossa stampata in petto; pur non avendone alcun motivo... fortunate come sono; direi io!), senza dubbio ciò che negli ultimi giorni mi ha sconcertato di più è stata la confessione di una persona che sembrava essersi eclissata dalla mia vita e che - di punto in bianco - si ripresenta e - tra le tante cose e con finta nonchalance - nel bel mezzo della chiacchierata mi comunica anche la novità più importante: si sta vedendo con una persona!
Ok... fin qui nulla di male; Evviva. Anzi!
Sorrido, anche se non può vedermi, e penso che sia sempre bello l'inizio di qualcosa del genere (anche se, per quel che mi riguarda, passo molti più giorni ad avere paura alla sola idea; di quelli che trascorro - invece - immaginando che potrebbe essere bello avere di nuovo qualcuno con cui condividere le cose; anche quelle più banali!).
Poi, però... ecco che mi ritrovo a contestare; contestare e contestare!
Insomma...
Mi ritrovo, praticamente, ad essere io più euforica di lui e a dover sentire cose tipo: "sì, ma nulla di che..."; "rimango comunque molto concentrato su me stesso e sui miei bisogni..."; "ci sono cose che ho immaginato solo in passato con altre persone e...".
Dire "Andarci con i piedi di piombo", credo che comunque non rappresenterebbe giustamente la cosa.
E non ho proprio potuto fare a meno di mettermi un po' nei panni di quella ragazza e di sentire che: non vorrei mai che un ragazzo mi trattasse in questa maniera; nemmeno trattandosi di confidenze fatte ad altre persone; nemmeno trattandosi dei primi tempi.
Ho concluso la telefonata con un sapore amaro in bocca; sperando che su di me non siano mai stati fatti discorsi del genere e già capendo che: forse stavo ragionando su una speranza morta prima di nascere.
Concludo così questi miei sconclusionati ragionamenti.
A presto e buona domenica a tutti!

mercoledì 21 settembre 2011

RESIJOUX CANDY - L'attesa estrazione...

Non so se sia vero, ma immagino (più che altro, lo spero!) che - anche solo per il fatto di essere stata posticipata - questa estrazione sia abbastanza attesa.
Allora...
Assolutissimamente al bando le ciance (in confidenza: sono anche un po' stanca per farne... ho posticipato il tutto nella speranza di imbattere in giornate più tranquille, ma... la frenesia proprio sembra non riuscire a fare a meno di me!).
Lascio spazio alle immagini dell'estrazione (la qualità non è ottima, chiedo venia!):





Che dire... sembra proprio il tipico caso da: "La Fortuna dei Primi".
Un abbraccio a tutti ed, ancora una volta, mille grazie per aver partecipato.
Attendo da Magike Mani - tramite mail - l'indirizzo per la spedizione e - solo una volta arrivato a destinazione il pacchetto - pubblicherò le foto della ResiCreazione in palio (ancora c'è qualche piccolo particolare da mettere a punto, ma... conto di farcela! Per questa del Candy e per altre, si intende).
Per tutto il resto che riguarda EstrosaMente, ai Post...eri...
Estrosissimi Saluti!!!

domenica 4 settembre 2011

Notte di San Lorenzo

Notte. Stelle.

L’aria è piena dell’odore della pioggia appena caduta, dell’odore della terra bagnata dopo giorni e giorni di sole ardente.

Il vento soffia leggero. Tanto leggero da non riuscire a sollevare nemmeno un granello di sabbia. Nessun mulinello.

I capelli di Ilaria si muovono delicati, le accarezzano il viso. Una chioma fondente che, come una mano invisibile, la solletica sulla pelle dorata.

Sorride Ilaria.

Note indistinte le arrivano all’orecchio dal locale poco lontano. Si mischiano al rumore di sonore risate.

La spiaggia è deserta. Gli ombrelloni ormai chiusi somigliano ad una schiera di militari sull’attenti davanti al comandante. Il mare è il comandante.

Tornato silenzioso dopo la mareggiata, si diverte a giocherellare con quelle poche conchiglie sul bagnasciuga. Avanti, indietro e ancora avanti.

Ilaria è incantata a guardare lo spettacolo. Le piace quel posto, le è sempre piaciuto.

Il profumo di salsedine la fa sentire viva. Rinvigorita nell’anima.

Ricordi di tempi passati le tornano alla mente.

È tornata bambina. È insieme al suo papà. Stanno giocando a costruire castelli di sabbia.

“Coraggio! Vediamo chi riesce a farlo più bello. Chi vince si aggiudica un gelato al cioccolato”.

Un grand’uomo il suo papà. Il suo primo amore. Il più immenso. Quello che, veramente, dura tutta la vita. Per sempre.

Le manca. Le manca da morire.

Vorrebbe averlo accanto. Vorrebbe sentirsi stringere forte come solo lui sapeva fare. Vorrebbe farsi consolare per quella giornata andata non troppo bene. Vorrebbe sentirsi incoraggiare.

Sì. Ha bisogno di coraggio. Per vivere. Per riuscire a vivere i suoi sogni.

Ne ha tanti Ilaria. Tanti sogni e desideri speciali che in testa non lasciano spazio a nient’altro.

L’acqua, capricciosa, le arriva a bagnare i piedi. Sta camminando Ilaria. Sopra la schiuma del mare.

Orme piccole e precise rimangono per un po’ dietro di lei. Non un’ombra, una testimonianza del suo passaggio.

Non ha voglia di tornare in albergo. È una bella serata. Una serata di stelle.

Non le importa di sapere che domani, come ogni giorno ormai da più di tre mesi, la sveglia suonerà prestissimo. Non le importa di sapere che domani dovrà di nuovo indossare quel grembiule, di nuovo correre tra un tavolo e un altro. Tra gente che non sa niente di lei. Che a volte la rispetta e a volte no. Non le importa.

Continua a camminare Ilaria. Silenziosa. Sola.

Per quella sera almeno vuole sentirsi diversa. Vuole sentirsi una principessa. Un po’ come Cenerentola. Non pensa alla mezza notte che prima o poi scoccherà. Vive il momento.

Peccato che per lei non ci sia nessun principe azzurro nei paraggi. Davvero un peccato.

Vuole sentirsi amata Ilaria. Forse questo è il suo desiderio più grande.

Di nuovo un ricordo.

Di nuovo suo padre.

“Anche se non potrò essere con te in carne ed ossa, sappi che non ti abbandonerò mai. Sei il regalo più bello che la vita abbia potuto offrirmi. Il gioiello più prezioso. Il diamante più splendente. Non permettere mai a niente e nessuno di offuscare la tua bellezza. Vivi, vivi con il cuore. Sempre”.

Ci aveva provato Ilaria. Tante, tantissime volte. Non è facile.

Il mondo non è come lo avrebbe voluto. Le persone, spesso, non sono come si vorrebbero.

Se lo ripete nella testa… nessun principe azzurro nei paraggi.

Continua a mandare i piedi uno avanti all’altro Ilaria. Non è stanca.

Molto probabilmente il sonno, per quella sera, non sarebbe più arrivato.

Allora tanto vale continuare. Avrebbe aspettato l’alba. Avrebbe vissuto la notte in tutti i suoi particolari. Continuando a pensare. Era un’altra cosa che le piaceva.

Nulla di particolare in mente. Solo il continuo sibilo di una voce profonda e insistente. Forse sconosciuta. Non lo sa Ilaria.

La incita a cercare. Un cuore che batte non può battere a vuoto. Vuole far battere il suo per qualcuno.

Si mette a giocherellare con la sabbia bagnata Ilaria. Con le dita dei piedi solleva da terra piccoli riccioli. Piccole onde marroni che, presto abbandonate dall’umidità, tornano ad essere solo granelli. Tanti granelli.

Quel posto la affascina anche per questo. Per tutti quei granelli. Immagina il lavorio che c’è voluto per un simile risultato. Non è questione di poco. Secoli probabilmente.

Le piace riflettere sulle origini di ciò che la circonda. A volte cambia la realtà, mischiandola insieme alle sue fantasie, a volte no. Dipende dal momento.

La spiaggia. Per lei solo il risultato di un’enorme clessidra rotta. Il mare… l’insieme di tante lacrime. Non lacrime umane. Lacrime d’angelo.

Mentre osserva ancora i piccoli, quasi minuscoli cerchi che, fitti fitti, sono disegnati su quella distesa, marrone come i suoi occhi, le torna in mente quella convinzione.

Sì. Una convinzione singolare in vero. Qualcosa che riguarda la pioggia. Qualcosa in tema con quella giornata insomma.

Gocce dal cielo, gocce fredde… lacrime d’angelo. Questo pensava. Questo pensa.

La pioggia non è altro che la tristezza degli angeli che si fa acqua. La tristezza di piccole creature alate che vivono nelle nuvole e ci osservano da lontano. Ci guardano, e ridono di noi e gioiscono per noi e piangono. Piangono perché in questo mondo quasi nulla va come dovrebbe. Perché è un mondo che sempre più spesso lotta per le cose sbagliate e lascia perdere le “guerre” giuste.

Ma si può dire che una guerra è giusta? Ilaria non lo sa.

Tante cose non sa, ma questo non è mai stato un problema.

Ilaria continua a camminare. Ancora sola. Ancora con la testa piena di tanto, forse di troppo.

Sa perfettamente di essersi allontanata di molto dal suo alloggio, ma non le importa.

Vuol continuare ad andare avanti. Quella sera. Nella vita. Sempre.

È fatta così. Lei. Tutto il suo mondo. Quel suo strano modo di passare il tempo.

A chi verrebbe in mente di camminare al buio in riva al mare?

Chi penserebbe di passare in quel modo una piacevole sera d’estate?

Molti affollano le discoteche. In tanti se ne stanno seduti ai banconi dei bar con la speranza che il cameriere si accorga di loro e gli dia qualcosa per placare la sete. Altri ancora, magari, decidono di rimanere a casa in compagnia della tv. Lei no. Lei si sente estranea a tutto questo. Preferisce il mare. Ama il mare.

Una passione presa dai suoi genitori. Si erano conosciuti proprio su quelle coste. Proprio di fronte a quello stesso panorama.

Sa a memoria la storia del loro incontro. Se la faceva raccontare, da bambina, ogni volta che non le riusciva di addormentarsi.

Che romantico. Un inizio da favola. Ogni istante da favola.

Sua madre le raccontava di essersi trovata in vacanza lì poche settimane dopo aver sostenuto l’esame di maturità. Era riuscita a diplomarsi con il massimo dei voti. Alle magistrali.

Suo padre, invece, più grande di tre anni, lavorava in spiaggia come stagionale. Un bagnino dal fisico non troppo vistoso, ma bello nel complesso, nei suoi centonovanta centimetri d’altezza.

Un incontro indimenticabile. Era una sera d’agosto proprio come quella.

Il sole era da poco calato. Il caldo che aleggiava nell’aria era quasi insopportabile. Sua madre Maria stava tornando a casa dopo essersi concessa una lunga nuotata rinfrescante, quando un inaspettato soffio di vento le portò via il pareo che teneva distrattamente in mano, insieme ad altre cose.

Buffo a pensarci.

Ebbene, quel piccolo pezzo di stoffa multicolore andò a finire proprio ai piedi della postazione di vedetta di Luigi. Suo padre.

Nel cielo sembrarono saettare milioni di fulmini quando gli sguardi si incontrarono. Marrone contro blu. Terra contro acqua. Fu fatale. Non scoccò la scintilla, sembrò essere esplosa una bomba.

Questo le diceva sua madre ogni volta. Ogni volta con le lacrime agli occhi. Ogni volta con una felicità immensa nel cuore.

Dio quanto vuole anche lei provare una felicità simile.

A venticinque anni comincia a sentirsi fin troppo triste quando pensa a certe cose.

Perché l’amore non può arrivare quando più lo si desidera? Perché colpisce quando meno te lo aspetti?

Interrogativi. Ancora interrogativi.

Pazzi, folli, troppi, confusi. Ha smesso di cercare di razionalizzare la cosa. È inutile. Quella è la sua testa. Così è fatta.

Continua a camminare Ilaria. Aumenta l’andatura. Sa che sono passate più di due ore dal momento in cui ha mosso il primo passo.

Ancora è buio, ma presto, molto presto sarà un nuovo giorno.

È stanca di quell’oblio. Presto il sole tornerà a reclamare la scena. Proprio come l’estate era tornata a reclamare il suo ruolo di protagonista dopo quelle ultime quarantotto ore di pioggia ininterrotta.

Un fenomeno strano per essere agosto. Ilaria ricorda di più la violenza dei temporali estivi. Per lei è spontaneo, come forse anche per altri, abbinare le lunghe giornate grigie e bagnate con i mesi più freddi. Novembre, dicembre, gennaio. Questi. Non agosto.

Nessuna intenzione di fermarsi. Vuole arrivare agli scogli poco più in là Ilaria. Quelli che conosce bene. Quante cozze staccate da lì…quante spaghettate fra parenti…

La sabbia, man mano, si fa più fina e asciutta. Non più agglomerati.

Piccole manine di bambini addormentati non aspettano altro. Di poter giocar di nuovo con quella polvere particolare, di potercisi rotolare come fossero fette di carne da panare, di potersela tirare per dispetto, di poterla modellare con secchiello, paletta ed altre formine. Proprio come faceva lei un tempo con suo padre.

Magari anche lei, l’indomani, avrebbe trovato il modo di tornare in quel paradiso incontaminato. Lontana dai rumori del posto di lavoro, lontana da quel tizio tanto autoritario. Il suo principale.

Magari si sarebbe finalmente licenziata e sarebbe corsa in spiaggia a godersi la giornata.

È stanca di camminare al buio. Stanca.

Guarda gli scogli ben distinti a pochi metri di distanza. Sorride Ilaria.

Correndo, lasciando che il mare l’accarezzi per l’ennesima volta, arriva fino a toccarli, fino a sedercisi sopra.

Che meraviglia. Una nuova potente ondata di salsedine le riempie le narici.

È il paradiso. Questo è il paradiso. Lo urla al cielo.

È sicura di essere sola in quel momento. In quel momento tutto per lei.

Si sbaglia.

Da dietro una voce d’uomo, di ragazzo per meglio dire, la coglie di sorpresa: “Anche fosse vero, non sa che non può stare qui a quest’ora? Non ha letto il cartello accanto alle cabine?”

Ilaria sorride senza dir niente. Continua a dondolare i piedi nell’acqua che le arriva poco sopra le caviglie.

L’altro, quasi irritato da quella sua indifferenza, ripete la domanda: “Allora? È sorda per caso? Le ho chiesto se ha letto il cartello”.

Prima si deve accontentare di un singolo cenno di diniego. Poi, anche per lui, una domanda: “Lei che vuole da me, scusi? Non ha visto che sto provando a rilassarmi? È stata una brutta giornata. In fondo non corrodo mica la pietra se me ne sto un po’ seduta qui!”

“Sono il bagnino. Da qualche tempo è severamente vietato stare in spiaggia dalle 11 di sera alle 5 di mattina”.

Ilaria non riesce a trattenere una risata. Questa si che è bella. Proprio nelle ore in cui lei può ritenersi libera, la spiaggia, il suo posto preferito in assoluto, è off limits.

Scende con grazia dalla scogliera. L’immediato contatto con la sabbia le provoca piacere. Fresco.

Allunga una mano verso il bello sconosciuto dagli occhi verdi e i capelli color miele: “Mi chiamo Ilaria. Piacere”.

Lui è Marco. Bellissimo Marco. Affascinantissimo.

Continuando a tenerla stretta per la mano, le ripete: “Non può stare qui. Gliel’ho detto”.

Ilaria continua a non badare a quello stupido particolare.

Con una familiarità disarmante per Marco, lo tira fino a dove il mare non arriva più con la sua danza.

Si siede a terra, attende che anche lui faccia altrettanto, poi, senza lasciargli il tempo di dire altro: “Mi ci voleva proprio un po’ di compagnia questa sera. Sei capitato al momento giusto”.

Si sdraia supina su quel materasso naturale Ilaria. Belle le stelle. Le fissa con un’intensità particolare. Bello il cielo in generale.

Marco sorride di quella buffa ragazza. Deve ammettere che non gli è mai capitata una situazione del genere. Di solito è lui a farsi avanti. Di solito ha a che fare con ragazze troppo timide anche per riuscire ad esprimere sentimenti piacevoli. Piacevoli come quelli che stava provando in quel momento. Sentimenti caldi, confusi, in parte sconosciuti.

Rimane a fissare Ilaria in silenzio per un po’.

Allora guarda anche lui le stelle, e di nuovo Ilaria, e di nuovo le stelle e di nuovo Ilaria.

“Se vuoi vado a prendere il binocolo in cabina. Così forse riuscirai a scorgerle meglio se dovesse caderne qualcuna”.

Che sciocca. Se ne era proprio dimenticata.

Agosto. Il 10 agosto. La notte delle stelle cadenti. La notte di San Lorenzo.

“Non serve. Le scie che lasciano sono così luminose da non passare certo inosservate. Piuttosto, sdraiati anche tu. Avrai qualche desiderio da affidare all’universo no?”

“E tu ne hai?”

Ilaria non risponde.

Poggiandosi su un gomito, torna a fissarlo negli occhi.

È bello. Nonostante l’oscurità ancora tutt’intorno, i suoi lineamenti sono ben chiari.

Un leggero movimento in avanti, la ricerca della sua mano, la ricerca del suo calore, del suo sapore… un bacio.

Tenero, nulla di più. Tanto tenero da far desiderare altro.

“Ne ho molti”.

Poi Ilaria si appoggia su quel torace muscoloso. Per nulla spaventata da quel suo comportamento. Dimentica di tutto quanto. Di tutto il resto.

Anche se di stelle ancora non ne sono cadute davanti ai suoi occhi… vuol provare a realizzare il suo desiderio più grande.


PS: Eccomi di nuovo qui, non sono sparita nel nulla. Anche se sembrava. Le giornate continuano ad essere lunghe e frenetiche e, come sono sicura capirete, il tempo per tutto questo rimane sempre troppo poco. Così, posto oggi un racconto scritto un pò di tempo fa per un concorso. Spero vi piaccia. A presto!

sabato 20 agosto 2011

Benvenuto Mat!!!

18 Agosto 2011!
Lo so, lo so...
Il calendario è più avanti, ma... il 18 agosto appena passato è stato un giorno speciale!
La sveglia, nonostante le ferie, è suonata come sempre alle sette (giusto per non perdere l'abitudine. Volendo essere del tutto sincera, la mia sveglia - impostata sul cellulare - suona tre volte ogni mattina: alle 6; alle 6.30 e alle 7. Il più delle volte è perché ho paura di non sentirla al primo colpo e di non svegliarmi. Ma, succede anche di dover variare l'orario; così... mi tengo preparata - ed abituata, soprattutto! - ad ogni evenienza). La colazione - anche quella come d'abitudine - con un'abbondante tazza di latte e cacao; intorno alle 8... 8 e 15. Quindi, nonostante non manchino certo le idee, ho passato più o meno i successivi quarantacinque minuti a pensare a cosa poter fare per ingannare il tempo.
Già.
Con un appuntamento speciale fissato per il primo pomeriggio (dopo le 14 - 14.30), come riuscire a tenere la mente occupata e non pensarci ad ogni singolo istante?
E' stata una "ricerca del da farsi" a dir poco estenuante.
Ho provato a sfogliare una pila di vecchie riviste, che da tempo mi riprometto di guardare.
Niente.
Ho pensato di impegnarmi ancora di più nella lettura di un libro; nella speranza che una trama avvincente potesse riuscire a non far girare troppo le mie "rotelle".
Niente.
Mi sono seduta davanti il computer nel tentativo di scrivere. Si sa, ragionare sui possibili intrecci di una storia, annulla da tutto il resto del mondo.
Di nuovo... niente.
Sperando allora che la passione per tutto ciò che è manualità potesse venire in mio soccorso e non fallire miseramente come tutto il resto, mi sono girata verso la mia scorta di perline e son rimasta a fissarla nella stessa maniera in cui un bambino fisserebbe la Tv; quando sul tavolo ci sono i libri e i quaderni dei compiti da fare. Occhiate cariche di speranza.
Una volta con le perline tra le mani, un nuovo dilemma. Che fare?
Anche in questo caso, non che manchino i progetti, ma...
Questo passato 18 agosto è stato per me una nuova conferma: non tutti i momenti son buoni per creare.
Così, costretta a mettermi l'anima in pace, ho lasciato scorrere la mattinata tra un pigro zapping alla televisione e saltuarie capatine on-line per qualche curiosità risolvibile solo "googlandola".
Ho osservato le lancette segnare le dieci; le undici; mezzogiorno; l'una.
Dopodiché...
Le faccende da sbrigare per il pranzo, mi hanno finalmente aiutata a staccare un po'.
Gli ultimi minuti di cottura da tener d'occhio sui fornelli (sono una vera frana in materia; fortuna che hanno inventato i timer!); il necessario da sistemare sulla tavola e... via.
Ho cercato di godermi quegli ultimi istanti pre-appuntamento, come fossero stati i primi istanti del genere in tutta la mia vita.
A posteriori, poi, mia sorella mi ha confessato di aver chiaramente notato i miei falliti tentativi di tenere a bada la tensione e che - forse proprio grazie a questi - il tutto sembrava ad occhi esterni come qualcosa di "dolcissimo".
Quando le lancette sono arrivate a segnare le due, per poco non sono caduta dalla sedia. Nonostante non avessi un orario preciso da rispettare (a patto di non presentarmi prima delle 14 - 14. 30), mi sono sentita in ritardo.
Allora, pur evitando di correre su per le scale scalza, con il rischio di scivolare e di rompermi una gamba, ho fatto in modo di essere pronta il primo possibile.
Infatti, seppur la mattinata fosse stata da considerarsi in tutto e per tutto gettata alle ortiche, del fatto di avere avuto tanto tempo a disposizione e libero dal fare c'era di positivo che: avevo potuto passare mentalmente in rassegna l'intero contenuto del mio armadio. Nessun dubbio su cosa indossare.
Ho estratto i jeans scelti dalla pila di pantaloni, senza badare minimamente a tutti gli altri che sono rotolati di lato sul fondo di legno e preso la t-shirt destinata alla missione appuntamento, senza pensare al fatto che appartenesse al "club" delle mie poche preferite e che, qualunque cosa fosse andata storta, forse l'avrei resa "inindossabile".
Una fugace occhiata allo specchio, prima di scendere di nuovo le scale con le scarpe da ginnastica ancora da allacciare.
"Sono pronta".
Le ultime fasi di preparazione sono spettate alla macchina, dopodiché... si va!
in quei venti minuti di tragitto, ho continuato ad assillare l'orologio.
Arrivati a destinazione, mi sono sentita trattenere il fiato.
Eccolo!


Un Amore a quattro zampe!

mercoledì 17 agosto 2011

ResiJoux Candy... PROROGATA LA SCADENZA!

Eccomi di nuovo qui!
Ebbene... sì!!!
Come anticipato nello scorso Post di EstrosaMente, ho valutato se prorogare o meno la scadenza al nuovo Candy e - alla fine di mille ragionamenti - sono arrivata alla conclusione che: Sì... mi prendo ancora un po' di tempo e posticipo l'estrazione del nome del vincitore/vincitrice al... 21 settembre!
Proprio non ci posso fare nulla... i cambi di stagione sono una fortissima attrazione, per me!
Ma...
Beh! A voler essere del tutto sincera, non è solo per questo che ho deciso di rimandare l'atteso appuntamento.
Diciamo che, più che altro mi trovo in un gravissimo stato di indecisione e - tra le mille e più idee che ho in mente per queste prime creazioni in resina - ho pensato che avere più tempo a disposizione mi avrebbe aiutata. A creare senza stressarmi troppo e... a farlo bene; speriamo.
Quindi, seconda parte del ragionamento, ho pensato che: piuttosto che estrarre il nome e far attendere il fortunato o fortunata... fosse più giusto prolungare la possibilità anche per tutti Voi e continuare a tenere attivo il post per le iscrizioni.
A tal proposito, dunque, ringrazio tantissimissimo tutti coloro che hanno già deciso di prendere parte all'iniziativa e - nella speranza che le iscrizioni continuino ad aumentare - riporto qui di seguito il link!
Spero non sia chiedervi troppo, con questa ulteriore attesa e - soprattutto - speriamo che alla fine - chiunque di voi riceverà a casa il pacchetto - arrivi alla conclusione che sia valsa la pena aspettare.
Di nuovo grazie e - rimandando ai prossimi post le novità - concludo con i miei immancabili Estrosissimi Saluti!!! A presto.