domenica 30 settembre 2012

Una serenata per dire "Mi Piaci"

Sempre la stessa gente. Quel via vai continuo che rappresentava più un’abitudine, che tutto il resto.
Elena continuava a guardarsi le scarpe, senza prestare attenzione ai discorsi delle amiche. Le piaceva uscire in loro compagnia, ma c’erano sere in cui avrebbe preferito rimanere a casa. Magari, in compagnia di un libro. Se i pensieri non erano troppo invadenti, da costringerla al sonno prima del solito.
Oltrepassarono la gelateria affollata, dirette al Corso. L’avrebbero attraversato più o meno per metà, poi sarebbero tornate indietro. Già lo sapeva.
Cercò di ignorare le occhiate di alcuni passanti che, al contrario di lei, sembravano avere a disposizione almeno un motivo per essere allegri e spensierati.
Non che lei non ne avesse. Solo, non ne aveva a portata di mano quella sera.
“Elena… si va a ballare, poi?”.
Odiava ballare, ma fece comunque di sì con la testa. Quando non era il sonno l’escamotage per non pensare, quasi sempre lo diventava la musica. Meglio, se ad altissimo volume.
Continuò a seguire la scia di profumo che le amiche lasciavano, continuando ad ignorare completamente i loro discorsi. Sembravano euforiche, concitate a tratti, ma non avrebbe saputo dire il perché.
Ipotizzava si trattasse delle solite questioni di cuore. Proprio per questo, forse, la mente si rifiutava di coinvolgersi.
Ventisette anni. Una storia finita male alle spalle, un’insensata passione per un ragazzo visto cinque volte in totale e la voglia più assurda di sparire del tutto dal mondo; emotivamente parlando.
Anche se aveva provato a ripetersi che sarebbe stato normale, Elena non ce la faceva proprio ad ignorare quella piccola vocina interiore che sempre, sempre, sempre le suggeriva di tenersi al riparo dal rischio, dal dolore… dalla vita; in sintesi.
Non c’è il modo di sfuggire alle ferite. Le aveva detto una volta una sua amica psicologa. Aggiungendo che ogni medaglia ha un dritto e un rovescio. Che ogni rosa è contornata di spine. Che per ogni giorno di sole ce n’è uno di pioggia. Eccetera, eccetera, eccetera.
Se solo si fosse messa d’impegno e se solo non le avesse fatto tanto male pensare a quanti, già, avevano provato a spronarla… Elena avrebbe potuto scrivere un libro, su quelle metafore di vita. Invece…
Rimaneva senza far niente. Preferiva non prendere nemmeno in considerazione l’idea di quel ragazzo. Anche se le aveva sorriso una volta o due e lei aveva ricambiato. Preferiva rimanere al sicuro, insieme alle poche certezze che ancora era riuscita a conservare. Piuttosto che correre il rischio di perdersi dentro a quegli occhi scuri.
Non contavano le volte in cui pensava che sarebbe stato bello poterlo prendere per mano; che sarebbe stato emozionante sfiorarlo con un bacio.
“Muoio di sete, voi?”. Furono praticamente le prime parole che le uscirono di bocca, dopo il ‘ciao’ e il ‘tutto bene grazie’ che appena arrivata aveva lasciato cadere tra altri saluti.
Nessun dubbio sul locale che avrebbero scelto. Il pub dava proprio sulla strada ed era uno dei posti più frequentati della zona. Non si poteva passare un sabato sera da quelle parti e non fermarsi per un bicchiere al pub.
Elena cercò di farsi spazio tra la gente che consumava all’aperto. Stando attenta a non calpestare i vetri di qualche bicchiere rotto.
“Se volete aspettare qui… vado io a ordinare per tutte”.
Conosceva i gusti delle amiche e conosceva i proprietari del locale. Non sarebbe stato difficile avvicinarsi al bancone e tornare indietro il prima possibile. Anche per una timida come lei.
“Quattro bicchieri di Coca Cola, grazie”. Pagò e fece appena in tempo a riporre il portafogli nella borsa, che il vassoio era già pronto.
Fuori, ancora chiacchiere e sigarette. Elena passò ad ognuna un bicchiere e prese il suo tra le dita, prima di tornare indietro per restituire il piatto.
Continuava a non avere le giuste vibrazioni per quella serata, ma si sforzò comunque di sorridere. Chiedersi se altri si sentissero tanto fuori posto in quel momento era inevitabile; come era inevitabile costatare che nessuno sembrava comunque sull’orlo di un attacco isterico per problemi, dubbi o perplessità di vario genere.
‘Si cerca di andare avanti, piccola’. Forse era questo che sua nonna intendeva, tutte le volte che le si era rivolta con quelle parole. Che non esiste qualcuno ‘più felice del mondo’ e che ognuno cerca di sopravvivere alle proprie giornate al meglio che può.
“Guarda… Guarda… Guarda… Cecilia, penso proprio che tu abbia fatto colpo!”.
Simona sorrise, indicando con gli occhi un tipo biondo dall’altra parte della strada.
Era un giochino vecchio. Contare quanti in giro guardassero chi. Alla fine della serata, si tiravano le somme.
Elena non era mai stata troppo partecipe anche a quello. Non era certo un tipo appariscente e quelle poche volte che le era capitato di calamitare lo sguardo di qualcuno, aveva subito liquidato il discorso con un freddo: “Non è il mio tipo”. Tutte le volte, tranne l’ultima. Lui era diverso. Lui sapeva guardarla senza farsi accorgere. Lui meritava di essere ricambiato.  
Prese un nuovo sorso di Coca e rimase in silenzio.
La musica era piacevole. Elena si sforzò di concentrarsi su quella.
Il suono della chitarra elettrica la fece tremare nello stomaco. La batteria avrebbe potuto presto contribuire al nascere di un mal di testa, ma…
La luna si specchia ai vetri del tuo balcone
E tu sei nascosta dietro le sue tendine
Cantando son qui per dirti ti voglio bene…
Il timbro di voce inconfondibile di Claudio Villa. Ma, cosa… Perché?
Elena sorrise dell’imprevisto. Adorava quella canzone, anche se non era una tipica canzone da pub.
Le parole continuavano ad andare.
Se il tuo cuore lo permette
Son venuto per cantare la canzone nella notte
Mi batte il cuore
Come tu non puoi capire
Queste frasi appassionate
Le racchiudo in sette note per poterti innamorar…
La folla vicino alla porta si aprì all’improvviso. Elena sentì che le gambe avrebbero potuto cederle da un momento all’altro. Lui.
Teneva in mano una rosa rossa. Era bellissimo.
Sperare che potesse essere lì per lei, con tutte le ragazze che sempre e dovunque avrebbe potuto avere, sembrava assurdo. Quanto assurda era la morsa di dolore che le aveva attanagliato irrimediabilmente lo stomaco. Vederlo insieme ad un'altra, non pensava di poterlo sopportare.
Provò a girarsi dall’altra parte, ma né le spalle né i piedi risposero all’impulso. Rimase a fissarlo mentre oltrepassava la porta, mentre si passava una mano tra i capelli per richiamarli all’ordine e mentre…
“Accetteresti di ballare?”.
Elena poggiò le sue dita sul gambo della rosa. Accanto a quelle di lui, ma stando attento alle spine.
Odiava ballare, ma con l’altra mano accettò comunque quella di lui che chiedeva di trasportarla in quella serenata.
“La più bella sei di tutte”. Un bisbiglio all’orecchio, mentre già si muovevano a tempo. Una sorta di eco alla canzone. Le labbra di Elena si schiusero in un sorriso talmente tanto luminoso, che sembrava quasi si fosse fatto giorno all’improvviso.
…Si chiede ma chi sarà quella donna amata
Che fa sospirare e fa spasimare un cuor
Amore…
Addosso, gli occhi di tutti. Per la maggior parte curiosi. Elena strinse la mano di lui più forte che poté: “Domani sera prendiamo un gelato insieme?”. Lo vide annuire solamente. Sorrisero.

Il Link della Canzone: 
Bellissima!!!

domenica 26 agosto 2012

Un vocabolario è come il mondo...


Un vocabolario è come il mondo… per me.
Come nel mondo ci sono persone che mi piacciono ed altre che proprio non riesco a tollerare… anche tra le tantissime pagine di un vocabolario sono presenti parole che adoro  ed altre che – assolutamente – vorrei cancellare per sempre.
Se proprio devo trovare una differenza tra i due, allora… Sì. Nel mondo non esistono persone che temo; realmente intendo. Mentre… Dentro ad un vocabolario si celano parole (e significati!)... che, pur senza pronunciarle, mi fanno Paura. Realmente… Paura.
Morte. Morte, è sicuramente una di queste. Ma… del resto… Chi… non teme la Morte? Anche se troppo spesso si va in giro dicendo che: chi teme la morte, muore ogni giorno… penso non esista anima viva, che riesca a pensare serenamente a quando la parola Fine le piomberà addosso. Pesante. Pesantissima. Tra capo e collo e mai… assolutamente mai, nella maniera in cui si era immaginato che sarebbe arrivata.
Amore e Felicità… sono altri due bei problemi per me. Poche lettere, in teoria. Un mare di interrogativi, in pratica.
Comincio a domandarmi seriamente se sia mai stato vero… che prima io non abbia mai temuto, nemmeno per un singolo, brevissimo istante, né l’una né l’altra.
Se penso all’Amore e alla Felicità adesso… posso riuscire ad immaginare quello che tutti, più o meno, sogniamo di poter provare almeno una volta nella vita… quei mari di emozioni, assoluti ed irripetibili, che non con tutti siamo in grado di provare e che arrivano a travolgerci inaspettatamente; inesorabilmente. Poi, però… ecco che la Paura non riesce proprio a starsene in disparte. Ed anche qui… gli interrogativi si sprecano.
Esistono veramente persone in grado di riuscire a  vivere ogni singolo attimo della loro vita (soprattutto per quel che riguarda le cose belle) senza provare… Paura?!?
Sarà paradossale, ma la mia Paura di soffrire per Amore supera la Paura della Morte. Forse, perché la prima  – a differenza di quest’ultima – può arrivare a durare tantissimo e può far sentire chiunque ci si trovi costretto a fare i conti, come se la morte sia sempre ad un passo dall’allargare le braccia, ma non si decida mai ad accostarsi per stringere realmente. Forse, perché la prima torna a farsi viva – sempre e comunque –  ad ogni nuovo attimo di Felicità. E non ha importanza quanto gli altri provino a convincerci che non ci faranno mai del male, o che tengono a noi più di qualsiasi altro. La Paura suggerisce subito che… non è vero. E, quasi sempre, è la verità.
Forse, perché non esiste rimedio… per quei cuori che l’hanno già provata – una volta o più volte – e sanno esattamente di cosa si sta parlando. Forse, perché…
È per questo che Amore e Felicità non fanno più tanto per me. Perché ogni pro ha anche il contro. Perché ogni medaglia ha il suo rovescio. Perché ogni sorriso è accompagnato da una lacrima.
Si dovrebbe accettare la vita per come viene ed essere grati, in caso di nuove burrasche, per quello che si è avuto, ma… esistono anche momenti nella vita in cui non si è pronti per lottare, in cui non si vuole cadere dentro a nuovi, pericolosi mari, in cui si vorrebbe soltanto rimanere a guardare… e sperare che la vita sappia cavarsela da sé; perché non ci si sente in grado di mandarla avanti. Credo di essere in un momento del genere, adesso. Anche se non lo spero. Credo di non essere in grado di prendere in considerazione Amore e Felicità. Né come parole, né...
Anche se... non lo spero.

martedì 21 agosto 2012

I Ricordi in Regalo...


Gli anni in cui si è stati bambini sono fatti di ricordi che, in realtà, non si posseggono. Eppure… sentire rammentare quegli stessi ricordi dalle persone amate… soffermarsi su quegli occhi persi nel vuoto solo in apparenza, ma che in realtà stanno cercando di ripescare anche il più piccolo dettaglio… è l’acquisizione di conoscenza più bella che possa esistere. Il momento più bello per dire… io c’ero. Anche se non lo ricordo… io c’ero. Ed il sorriso che si vede diventare realtà proprio su quelle labbra che raccontano; regala la consapevolezza di quanto possa essere stato bello… esserci stati.

giovedì 16 agosto 2012

K.O. Termico...

Ok... posso farcela! Il sole è quasi calato del tutto ed un fresco venticello sembra riuscire a soffiare, di tanto in tanto... sto seriamente pensando di ribaltare le mie giornate e di diventare un "essere notturno".
Non so voi, ma... io non ho mai sofferto tanto il caldo, come in questo 2012.
Sarà che la fine del mondo è sempre più vicina e un'estate rovente, al limite-limite-limite del sopportabile, è quell'esperienza in più che non può mancare?!? Mah...
Sta di fatto che, non c'è veramente buono nulla per distogliere l'attenzione dalla pelle che sembra la superficie di un calorifero, per quanto scotta, e che somiglia alla sotto del coperchio di una pentola che bolle, per quanto suda.
Anche una passeggiata in centro, con mostre da vedere, granita alla menta alla mano, e tutta la calma del mondo a disposizione, non ha aiutato quanto speravo. Adoro sempre e comunque passeggiare per le vie della città, ma... dopo un pò che giravo, mi son ritrovata costretta a tornare alla macchina ed ho preso la drastica decisione di fare un giro al centro commerciale... almeno lì, l'ombra è garantita.
Dieci minuti, prima di trovare di nuovo parcheggio, poi - sempre con calma! - mi sono avvicinata alle diverse vetrine, per dare un'occhiata. Non amo molto lo shopping... Per questo motivo, cinque minuti dopo già mi stavo annoiando da morire.
Ed è quando la noia rischia di sferrare i peggiori attacchi, che la mia mente comincia a vorticare tra mille pensieri.
Non c'avevo fatto caso prima, ma... i manichini sono già vestiti con indumenti autunnali... maniche lunghe, maglioncini... poveri manichini!!! :-( Io, al loro posto, mi sarei rifiutata... no, no, no, no! Proprio... neanche a parlarne!
Ad ogni modo, per non correre il rischio di entrare troppo in empatia e per non sudare più di quanto non stessi già facendo nel mio ormai conclamato stato di K.O. termico, mi sono affrettata a raggiungere l'altra parte delle vetrine... dove, più che altro, ad attirarmi era l'odore squisito di pizza!!!
Anche in questo caso... Non so voi, ma... indipendentemente dalla posizione delle lancette sull'orologio, quando avverto odore di pizza il mio stomaco si mette sempre in moto... poi, è una questione a parte che decida comunque di non dargli sempre ragione... se non altro, per rispetto dei miei pantaloni che solo da un pò di tempo a questa parte stringono un pò di meno... :-)
Allora... mi sono allontanata in fretta anche da lì, ho vagliato l'opzione di acquistare un dvd (senza risultati apprezzabili da parte mia... ma, apprezzabilissimi da parte del mio portafogli!) e - chiavi in mano (per non mettermi a frugare mezz'ora nella borsa, sotto lo spiombo del sole!) - sono tornata alla macchina... mi sa che l'idea del divano di casa... di una bella doccia fredda e di un bicchiere di limonata non è assolutamente da scartare... 
Infatti ;-)
Buona serata a tutti... A presto!!!

domenica 12 agosto 2012

Cara Stella...


Ho pensato che scriverti una lettera, quest’anno, sarebbe stato meglio che aspettare di vederti cadere, per riuscire a confessare (veloce, veloce) il desiderio custodito nel Cuore.
Non cerco fama, successo o denaro in quantità. Per quanto riguarda il lavoro, cerco di fare del mio meglio per mantenere quello che ho e so che – anche se i tempi sono duri – la sera, di nuovo a casa, non ho di che rimproverarmi. Sulla salute… temo le malattie come tutti, ma… vivo anche con la convinzione che solo quando sarà la mia ora, me ne andrò e non ci sarà nulla da fare. Quello che spero è di arrivare a questo appuntamento con il destino senza troppi drammi, magari con un sorriso stampato in faccia e senza che – chi mi è stato accanto tutti i giorni, fin lì – si disperi perché capisce che non ci sarò più.
Sì… quando mi immagino con il naso all’insù fissando il cielo nero, sono più che sicura di non voler affidare ad una stella, ciò che – magari – affiderei ad una preghiera. Quello che vedo, quando penso alla notte del 10, è una ragazza che spera… che una Stella interceda per lei con Cupido e che a quel bagliore di un istante appena, non sa altro che raccontare della sua voglia d’Amore.
Credo nell’Amore. C’ho sempre creduto.
L’Amore è quella piccola, grande, incantevole magia di cui il mondo (almeno, per come la penso) non può proprio fare a meno. Anche chi crede di bastare a sé stesso; in realtà ha bisogno d’Amore.
E può essere un bisogno disperato… che non fa dormire… che toglie l’appetito…
Chiunque abbia amato almeno una volta nella vita, sa che non c’è sensazione più bella.
L’Amore è uno stato di grazia, che si vorrebbe non finisse mai. L’Amore è quel desiderio profondo che si esprime ogni giorno; ed ogni giorno ancora.
Per chi cerca l’Amore, ogni giorno è un 10 agosto. Per chi cerca l’Amore… servirebbe che cadesse la luna... se solo la grandezza, fosse sinonimo di maggior certezza.
Io cerco l’Amore. Per questo, cara Stella, mi ritrovo a scriverti.
Biondo. Moro. Occhi azzurri. Occhi castani. Non ha importanza.
So che quando sarò di fronte alla persona giusta, il mio cuore comincerà a battere all’impazzata. Le mani inizieranno a sudare e le gambe – anche se nascoste dentro ai pantaloni – prenderanno a tremare, come mosse da un vento violento. So che quando arriverà…
Quello che spero di trovare di fronte a me è una persona buona. Umile di cuore e con un carattere deciso a farsi valere solo nel giusto. Spero di ritrovarmi a fissare i miei in due occhi incantevoli. Profondi. Ed in grado di raccontare in un batter di ciglia interi mondi di esperienze e di emozioni. Spero di trovare qualcuno che non abbia mai la voglia di guardare altrove, perché guardare me è tutto ciò che gli serve. Spero di trovare qualcuno che abbia voglia di toccarmi. Che senta il bisogno di prendermi per mano. Che senta il bisogno di stringermi e, pur senza parole, farmi capire che non mi lascerà più. Spero di trovare qualcuno che sia consapevole di vivere qualcosa di importante. Che magari non si arrenda alla prima difficoltà, ma che  affronti con vigore quelle che capiteranno. Perché è solo non scappando di fronte ai momenti brutti, che si capisce la vera bellezza e la vera importanza di quelli belli. Spero di trovare qualcuno che sappia dire che mi ama e che sono tutto per lui, ma… che sappia anche ascoltare, quando in mille modi diversi io dirò altrettanto. Spero di trovare qualcuno che non abbia paura del tempo che passa, ma che consideri una fortuna il fatto di poterlo vedere passare. Spero di trovare qualcuno che sappia brindare alla prima ruga; al primo capello bianco. Invece di inveire contro lo specchio e di stabilire che – di lì in avanti – non sarà più la stessa cosa. Spero di trovare qualcuno che apprezzi tutto questo e che – magari – quando l’appuntamento con il destino a cui nessuno di noi può mancare arriverà a bussare alla mia porta, sia lì accanto a me, mi stringa la mano e sorrida. Perché sa che è questo quello che ho sempre voluto. Perché sa che abbiamo passato una vita insieme. Perché sa che in una notte di agosto di tanti anni prima, sotto ad un cielo che abbandonava il giorno e cominciava a macchiarsi di piccoli punti luminosi, io stavo già pensando a lui… aspettando di veder cadere una Stella!

sabato 21 luglio 2012

L'odore della pioggia

Le lancette dell'orologio, sul comodino, segnavano le sette della sera.
Distesa sopra alle lenzuola lasciate piegate, Sara stava dormendo. Un libro, lasciato aperto fra le mani momentaneamente prive di forza.
Non era da lei addormentarsi in quel modo, soprattutto in un sabato pomeriggio in cui avrebbe potuto fare tutto ciò che durante la settimana, spesso, non le era consentito per via del lavoro.
Prima di cadere in quel riposo che non le aveva chiesto il permesso di arrivare a rapirla, aveva avuto in mente una passeggiata, un rapido giro per negozi in cerca di un maglietta nuova da riservare al pranzo della domenica e un bel cono gelato con tanta, tantissima panna montata sopra.
Certo... anche quello, non sarebbe stato da lei. Sempre attenta all'ago della bilancia e scrupolosissima in ogni sua scelta alimentare. Però...

Un alito di vento entrò piano dalla finestra, l'aria afosa ed il cielo improvvisamente di diverso colore minacciavano l'arrivo imminente della pioggia, ma... Sara non si stava accorgendo di nulla.
Le palpebre chiuse sopra gli occhi si mossero appena, segno evidente che stava sognando qualcosa o che quel riposo le ci voleva proprio.
Non si accorse nemmeno del rumore della porta che si apriva o di quello di passi che, lenti e misurati, si stavano avvicinando a lei. 
Stefano, ancora un po' ansimante per lo sforzo dentro alla tuta da ginnastica, le regalò un sorriso invisibile.
Dio... Come era bella, quando tutto ciò che rappresentava il loro mondo non era presente a turbarla in qualche modo nei pensieri o a costringerla a dover reagire senza rifletterci troppo su, per non perdere i colpi.
Era di una bellezza delicata e prorompente al tempo stesso. Stefano avrebbe voluto allungare una mano verso di lei e prendere a giocare con i capelli. Avrebbe voluto prenderla tra le braccia e stringerla talmente tanto forte da farle capire che niente, all'infuori di lei, aveva importanza. Avrebbe voluto...

Il rumore sottomesso di un tuono arrivò a distoglierlo da quei pensieri. Aveva rincasato prima proprio perché tutti, fino a quel momento, non avevano fatto che parlare dell'imminente arrivo della pioggia... per le mani di Circe. Per lo meno, lo stravolgimento dei suoi programmi non era andato vano.
Un altro tuono, stavolta leggermente più forte, risuonò di nuovo tra le quattro pareti e - stavolta - gli occhi di Sara non riuscirono proprio a fare a meno di aprirsi.
Uno sguardo appannato al soffitto bianco, tinteggiato di fresco, prima di poggiarsi con gli occhi dentro a quelli brillanti di Stefano.
Avrebbe voluto chiedere da quanto tempo stesse dormendo, ma... analizzando meglio la situazione, era evidente che lui non potesse saperlo.
Allora, cercando di mettersi in piedi senza far girare la testa che sentiva pesante, come ogni volta che le capitava di concedersi al sonno fuori orario, Sara si limitò a sorridere.
La gola riarsa dalla sete le chiedeva di bere il prima possibile, ma... sul momento, anche quello spostamento fino al lavandino del bagno sembrava troppo.
"Amore, mi porteresti un bicchiere d'acqua per favore?".
Stefano non era il tipo da sbuffare, quando gli veniva chiesto qualcosa. Ma, Sara temette comunque di essere inopportuna.
Servì di vederlo tornare con un sorriso raggiante stampato in faccia, prima che il piccolo senso di colpa interiore che continuava a suggerirle che avrebbe potuto fare da sola si zittisse del tutto e la lasciasse dissetarsi in pace.
Una lunga sorsata d'un fiato. "Adesso, va molto meglio grazie".
In due sorrisero di quel niente che, semplicemente, li faceva trovare a stare tanto bene insieme. Poi... sobbalzarono per il rumore di un nuovo tuono.
In quel caso, anche il cielo sembrò non reggere i fremiti e prese a piangere. Presto, la superficie della finestra rimasta in parte chiusa cominciò a coprirsi di piccole, grandi gocce. 
"Hmmm!".
Stefano ringraziò di nuovo fra sé di avere appena fatto in tempo a rincasare. 
"Che ne diresti se ti facessi compagnia?... sembrava un riposo beato, il tuo". Disse poi; portandosi con lo sguardo sulla sua parte di letto ancora vuota.
Sara sorrise. Rimase a guardarlo mentre, sfilandosi gli indumenti bagnati di sudore, rimaneva di fronte a lei coperto solo da un paio di slip neri. E si accoccolò di nuovo sopra il materasso, in attesa di poter essere fra quelle braccia muscolose che ogni volta l'abbracciavano come fosse la prima e sempre l'abbracciavano come mai nessun'altro aveva fatto.
"Che sei bellissimo e che ho paura di non meritarti, te l'ho già detto stamattina?".
A quelle parole, fu Stefano a sorridere... prima di zittirla con un lungo, interminabile bacio.
Sara lasciò che le labbra di lui giocassero un po' con le sue, ancora leggermente secche per la sete. Lasciò accarezzarsi con la lingua, rispondendo a quelle coccole solo quando Stefano sembrava non aspettarsi più una reazione e divertendosi a sentirlo tanto stupito ogni volta.
"Ti Amo". Le labbra di entrambi si mossero appena, in quello che sarebbe dovuto essere il loro gioco speciale del 'vediamo chi lo dice prima' e le voci, sottili, furono seguite subito dal rumore dell'ennesimo boato.
Non era certo per quanto ancora avrebbe continuato a piovere fuori, ma... poco importava. Tutto ciò che Sara e Stefano avrebbero preso in considerazione, sarebbe stato di non muoversi di lì fino a che i loro stomaci affamati non avrebbero protestato, chiedendo attenzioni.
Continuarono a baciarsi con maggiore intensità. Un bacio. Un altro. Un altro.
La stanza sembrava già piena del ritmo dei loro respiri, quando dalla finestra arrivò ad inebriarli l'aspro odore della terra bagnata e quello dei campi di grano già lavorati. 
"Adoro l'odore della pioggia!".
Stefano si scostò appena, per guardare Sara negli occhi. Sapeva già che cosa avrebbe potuto aggiungere, ma... aspettò comunque di sentirglielo dire.
"Anche io... mi ricorda la prima volta che ti ho baciato!".
Sorrisero in due per l'ennesima volta. Immensamente felici.

lunedì 16 luglio 2012

Alessio ed Anna... Un Bacio


“Sì! Devo proprio ammettere che, di tutti gli incontri fatti, questo è stato in assoluto il più interessante”.
C’era voluto un po’, ma alla fine Alessio si era deciso e le aveva rivolto la parola.
Anna non era una bellezza particolare, ma aveva quel non so che… per cui Alessio era rimasto affascinato sin da subito.
Sarà stato per via di quell’aria sempre un po’ fra le nuvole. O per colpa di quegli occhi scuri che, nonostante gli occhiali davanti e l’assenza di trucco ad abbellirli, sapevano stregare.
“Sono d’accordo. Questa lezione dedicata alle opere ed alla vita di Klimt è uno dei motivi per cui ho deciso di prendere parte a questo corso estivo”. Anna sorrise.
Avrebbe voluto aggiungere anche che era intenzionata a cimentarsi presto con il suo stile, ma non lo fece.
Riprendendo a guardare la strada, in silenzio, continuò a macinare passi in direzione del motorino lasciato poco lontano dall’uscita dell’edificio.
Era già alle prese con l’immancabile caccia al tesoro che, ogni volta, doveva intraprendere nella borsa in cerca delle chiavi, quando il fatto che Alessio continuasse a rivolgersi a lei senza alcun imbarazzo la stupì di nuovo.
“Pensi che potremmo uscire stasera, per un gelato?”.
Era da un po’ di tempo che non le capitava di avere un appuntamento. Per questo, esitò.
Servì che gli occhi di lui le sorridessero speranzosi, perché le labbra riuscissero a schiudersi ed a far uscire un flebile: “Certo”.
Un “Sì” gli sarebbe piaciuto certamente di più. Ad ogni modo, Alessio apprezzò la rapidità con cui le aveva risposto ed il fatto di averla vista arrossire leggermente.
“Nove e trenta in piazza… per te va bene?”.
“Perfetto”.
Entrambi non aggiunsero altro. Ognuno per la propria strada, piuttosto, si affrettarono a rincasare e a prepararsi per quell’imminente dopocena fuori programma.
Anna avrebbe voluto evitare il panico tipico di chi si trova di fronte ad un armadio aperto e – nonostante questo sia colmo di possibilità – non sappia cosa scegliere.
Ma… Mentre camminava per raggiungere la piazza, cercando di non far impazzire l’orologio al polso con occhiate cariche di tensione che si distanziavano l’una dall’altra di sessanta secondi a mala pena, dovette ammettere che c’aveva messo più del necessario a scegliere un semplice paio di jeans ed una canottiera nera altrettanto essenziale; sopra la quale si era limitata ad aggiungere una collana colorata dalla perle grosse di legno.
“Ciao, stai benissimo!”.
Alessio doveva essere arrivato in anticipo, perché Anna aveva appena fatto in tempo a svoltare l’angolo che se l’era ritrovato davanti.
Guardandolo nel complesso, le riuscì piuttosto naturale lasciarsi sfuggire un: “Anche tu”.
Se non altro, il rischio di rimanere a fissarsi senza riuscire ad aprire bocca era già stato scongiurato.
Vagliando le possibilità relative al gelato, scelsero presto di incamminarsi verso la parte est della città e – come se tutto l’imbarazzo che ognuno di loro teneva a bada dentro non esistesse -  altrettanto velocemente presero a parlare degli argomenti più disparati.
Non che il corso d’arte non consentisse un giusto confronto tra i partecipanti, ma… un conto era disquisire sugli artisti che – ognuno a proprio modo – avevano lasciato una traccia indelebile sul mondo; tutt’altro paio di maniche era focalizzare l’attenzione unicamente su loro due. Praticamente, due estranei.
Anna si stupì più volte del modo in cui Alessio la osservava, mentre era intenta a rispondere a qualche domanda o mentre era lei a dar voce agli interrogativi che, man mano che la conversazione cresceva, chiedevano di essere soddisfatti.
La profondità di quegli occhi sembrava non esserle nuova, eppure…
Non ricordava di aver mai incrociato lo sguardo di Alessio; tra una parola ed un'altra di Madame Julie; l’eccentrica artista italo-francese che, trasferitasi nella loro stessa città ormai da qualche anno, aveva presto trovato il modo di coinvolgere il Comune e non solo in diversi progetti che riguardavano l’Arte.
“Ci fermiamo qui?”.
In realtà, avevano già oltrepassato un’altra gelateria ed un bar, ma… Alessio aveva preferito continuare a camminare senza interruzioni, consapevole di avere ancora quella possibilità a disposizione.
Quando Anna si ritrovò a fissare l’insegna luminosa della gelateria, lo stomaco si chiuse all’improvviso. “Che ne dici, invece, se continuiamo a camminare?”. Si allontanò di un passo da lui, per nulla intenzionata a cedere su quella prospettiva.
Pochi secondi appena e Alessio le fu accanto: “Come vuoi tu”. Fu tutto ciò che rispose, non riuscendo comunque a negare a sé stesso che… anche il suo stomaco era chiuso.
No.
No. No. No.
Chi voleva prendere in giro?
Il suo stomaco non era chiuso. Il suo stomaco era in subbuglio.
Sorrise, ripensando a quante volte gli fosse già capitato di sentire l’espressione: “farfalle nello stomaco” e ripensando a come, ogni volta, nella sua testa avesse negato la possibilità di ritrovarsi in una situazione del genere.
Almeno, fino a che le farfalle non presero ad avere un nome ed un volto. Quello di Anna.
“Non trovi che sia una serata stupenda? Peccato le macchine… che non danno tregua”.
Era vero. Di quei novanta minuti che avevano già passato insieme, venti – minimo – erano serviti per evitare che uno dei due finisse sotto le ruote di qualche veicolo autorizzato per le zone a traffico limitato.
“Sì… penso… penso…”.
Alessio avrebbe voluto confessare che gli sarebbe sicuramente piaciuto ripetere l’esperienza, una volta che quel primo appuntamento fosse giunto al termine ed il momento dei saluti sarebbe rimasto tutto ciò che avrebbero potuto vivere insieme. Ma… le parole in gola si bloccarono di colpo e tutto ciò che gli riuscì di fare, invece che riprendersi e tentare comunque di sputare il rospo, fu cambiare discorso.
Allora… parlarono di libri, di film, di musica. Di tutto quello che, fino a quel momento, non avevano parlato; preferendo concentrarsi di più sulla loro comune passione per l’Arte.
Lo spazio di altri settanta minuti, sempre a camminare, ed era già domani.
Alessio sorrise tra sé, pensando a quanto sarebbe stato bello poter bloccare le lancette dell’orologio.
Giusto un attimo per quel pensiero, che subito le parole – stavolta – oltrepassarono il confine delle labbra: “Si potesse rimanere in questi sessanta secondi…”.
Gli occhi la stavano accarezzando veramente, come mai avevano fatto con qualcun altro. Anna si sentì arrossire, ma… non evitò quello sguardo.
Senza rispondere, prese a fissarlo a sua volta e – in men che non si dica – lo sguardo si trasformò in un bacio.
Non in un bacio lungo. Non in un bacio sfacciato o prepotente.
Le labbra di lui si appoggiarono appena su quelle di lei; tanto vicine da sentire il respiro caldo prima del contatto.  
Si sfiorarono. Sorrisero all’unisono. Prima di separarsi di nuovo.
“Tutto questo parlare di Klimt, deve avermi ispirato”.
Alessio non sapeva se dover aggiungere o meno delle scuse, per essere stato tanto precipitoso. Ma… anche ammettere che non era sua abitudine comportarsi in quel modo, non avrebbe avuto comunque senso.
Allora… scoppiò a ridere.
Per la prima volta, da quando era in compagnia di Anna, rise di gusto e – nel vederla reagire alla sua allegria, con altrettanta vitalità – la baciò di nuovo.
Il 14 luglio 2012 il mondo intero avrebbe celebrato, appena sorto il sole, i 150 anni dalla nascita di un precursore.
Il 14 luglio 2012, sotto ad un cielo ancora stellato e lontani da qualsiasi altro pensiero, Alessio ed Anna avevano appena creato il loro personalissimo… Bacio.