martedì 27 novembre 2012

Che bello, le AMICHE di salvataggio...

Eccomi qui. 
Una giornata un po' intensa, il ritorno a casa cercando di ignorare la pioggia (che, lo confesso, non sempre mi piace e mi rilassa), poi... una tazza di tè in mano e una piccola pausa per sfogliare la mia rivista preferita: Donna Moderna. 
So di non aver mai parlato dei miei gusti in fatto di riviste, giornali, settimanali, mensili o quindicinali di vario genere. Perciò... eccomi qui. Non c'è niente di più bello che rientrare in casa e sapere di avere a disposizione  un bellissimo attimo di relax, in un mondo femminile fatto di pagine.
Ancora meglio se, sfogliando e soffermandosi a leggere le bellissime lettere della rubrica "AMICHE di salvataggio" a cura della scrittrice Alessandra Appiano, si trova una lettere a cui si sente l'improvviso impulso di rispondere... si corre di fronte al computer e ci si mette a scrivere. Non so ancora cosa nascerà da tutto questo e se - effettivamente - ne nascerà qualcosa. Io, spero di sì. 
Nella speranza, riporto una piccola parte della lettera che mi ha colpito... l'"Amica" si chiama Marianna, lavora a Cagliari come assistente bibliotecaria e coltiva l'idea di creare una rete femminile di amicizia, solidarietà e condivisione... parlando della vita, dei giorni da vivere che non sempre sono facili e possono essere conditi di sconforto, a volte e - soprattutto - di libri e di letture... già fatte, o ancora da fare.
Per farlo al meglio, ha aperto un blog:  ilmondoinunlibro.wordpress.com.
Io corro a vedere... e voi?
Questa la mail che le ho scritto... 

Ciao Marianna,
Scrivo questa mail, con il nuovo numero di Donna Moderna aperto sulla pagina di AMICHE di salvataggio… vicino al computer. Ho appena cominciato a sfogliare la rivista, ma non ho saputo aspettare di arrivare fino all’ultima pagina, per scriverti.
Leggo sempre le lettere che arrivano alla scrittrice Alessandra Appiano, ma devo ammettere che è la prima volta che mi viene in mente di rispondere a qualche “Amica”.
Adoro leggere. Qualunque momento della giornata sia libero, anche a notte fonda (se mi capita di svegliarmi lontano dal suono della sveglia), lo passo con il naso incollato alle pagine di qualche storia.
Adesso, mi sto concentrando sulla lettura di Lo Hobbit… perché di prossima uscita il film, al cinema. Mi piace tantissimo e mi chiedo sempre più spesso come possa aver fatto a ignorarlo per tutto questo tempo.
Ma... non è l’unica lettura “in corso”. Non so quanto potrà sembrarti strano quello che sto per dire… con i libri mi comporto come fossero fiction in Tv… se ti appassioni a una fiction, sai che non potrai avere che una puntata alla settimana… ma, a ogni nuova puntata, non è che hai dimenticato il filo della storia vista nelle precedenti… così… non leggo un solo libro alla volta, ma “a puntate”… porto avanti più letture. All’inizio dell’esperimento ho temuto di non farcela e di incasinare le cose, ma… è andato tutto bene sin da subito e – adesso – è pura abitudine.
Quando non  leggo? Mi diverto a scrivere… anche per questo sono davanti a questa mail, adesso. So quanto possa essere difficile proteggere un sogno e crederci fino in fondo e so che – specie di questi tempi – i momenti di sconforto sono sempre più frequenti.
In questi giorni sono felice, perché sto ultimando la realizzazione di un libro di prossima presentazione. Non è la prima pubblicazione, ma è come se lo fosse. Ho il timore che non possa piacere e – insieme – la speranza che – invece – vada alla grande. Incrocio le dita. Non ti scrivo altro, perché spero che a questa mia mail ne seguano altre… andrò sicuramente a curiosare nel tuo Blog e ti lascio i miei indirizzi…

Gestisco due Blog… perché il mio piccolo mondo (quello fatto di piccoli-grandi sogni e di piccole-grandi certezze…dove la parola crisi è severamente bandita), non è fatto solo di letture e di parole.
Spero l’apprezzerai. Io sono già sicura che il tuo lo apprezzerò tantissimo e non vedo l’ora di risentirci. 
A presto, spero. 
Elisa


Spero di avere qualcosa per cui aggiornarvi... incrocio le dita, a presto!

domenica 18 novembre 2012

Lavori in corso...

Sono giorni un po' frenetici, questi. 
Giorni fatti del solito tran-tran quotidiano, ma anche... di ore passate a lavorare, perché un altro sogno diventi presto realtà. 
La data è già cerchiata di rosso sul calendario. È ormai prossima, ma… c’è ancora da fare.


Scrivere. Riscrivere.
Leggere. Rileggere.
Correggere. Ricorreggere.
Gli occhi incollati alle pagine stampate, in ogni momento libero. La penna rossa, sempre a portata di mano. I pensieri, difficili da mettere in ordine… di fronte a un foglio ancora bianco. Emozioni. Certezze. Paure. Indecisioni.
So che quando sarà tutto passato… e sarà il giorno dopo… il domani… tutto questo ‘caos personale’ mi mancherà. Mi mancherà questa frenesia straordinaria. Mi mancheranno queste giornate fatte di poche ore di sonno, per il timore che troppo tempo passato a dormire sia solo tempo perso.
Sentirò sicuramente la nostalgia di quella sveglia anticipata, a cui a tratti faccio ancora fatica ad abituarmi.
Guarderò il computer sopra alla scrivania e cercherò di non lasciarmi affliggere dal dubbio che… potrebbero anche non arrivare, altre ispirazioni.

Ho sempre pensato che, di qualunque cosa si tratti veramente, un’ispirazione è un dono. Qualcosa di incontrollabile. Qualcosa che si può chiedere, come si esprime un desiderio guardando una stella cadente, ma che… non è detto che arriverà.
Allora… quando (e se!) arriva… si deve far di tutto, per non lasciarsela sfuggire.
E anche modificare al massimo i propri ritmi di vita, pare inevitabile.
Spererei di ritrovarmi a scrivere in futuro altri e altri Post come questo, ma… l’ispirazione è come un desiderio espresso… cerco di tenerlo bene a mente.
Si può rimanere sempre e comunque con il cuore e la mente aperti. Si può sperare, incrociando le dita, ma…
Chissà… se un'altra ancora arriverà.

domenica 4 novembre 2012

Un pomeriggio speciale... con Anna(*) e Max

Venerdì pomeriggio. Le lancette dell'orologio segnano cinque minuti alle quattro. Attraverso la strada con passo sostenuto, cercandoli con gli occhi. Gubbio non è caotica, ma... in occasione del ponte di Ognissanti, con la Mostra del Tartufo ad arricchire il centro storico, anche imbattersi in volti conosciuti diventa difficoltoso. Figurarsi se... le facce che si stanno cercando, si sono viste solo in fotografia. 
Già spero di non essere scambiata per pazza, quando li vedo in attesa. 
Ci salutiamo con una stretta di mano e subito cominciamo a camminare. Il cielo è nuvoloso, ma il pericolo pioggia dovrebbe essere scongiurato. Il tappeto rosso, steso su alcune vie, ci permette di raggiungere con facilità le diverse tappe della mostra. Lo seguiamo per un po', poi ci decidiamo a seguire tutto un altro percorso. Non è la prima volta che vedono le bellezze della città, ma è la prima volta che incontrano me e che io incontro loro. Per questo, a tratti non posso fare a meno di domandarmi se siano a loro agio o meno.
Io lo sono. Parlando della città, delle emozioni legate a ogni 15 maggio e ascoltando delle loro tradizioni. In comune, la passione per i luoghi poco frenetici. Per la vita tranquilla. Per la bellezza di una passeggiata. Concludiamo con un giro, immersi nel giallo delle fronde di parco Ranghiasci. Il buio sta aumentando rapidamente e, anche se è un peccato, ognuno deve tornare alla propria normalità. Quando ci salutiamo, la promessa è che forse ci rivedremo proprio in occasione della Festa dei Ceri; di cui gli ho tanto parlato. Forse, sì o... forse, no. Io ci spero. Anche perché - per forza di cose - abbiamo dovuto rimandare l'appuntamento con una fotografia insieme.

(*) Anna Bernasconi: annabernasconi.blogspot.it

domenica 28 ottobre 2012

Le speranze del Cuore


“Per una volta, almeno, prova a metterti nei tuoi panni.
Per una volta, sii buona e comprensiva con te stessa.
Per una volta, pensa alla tua di felicità. Ognuno pensa alla propria. Perché tu no?”.

I fari dell’auto, già visibili sulla striscia d’asfalto. Nonostante mancasse ancora un po’ per il buio.
Chiara era rimasta in silenzio, accucciata sul sedile del passeggero, ascoltando la voce del fratello che le risuonava nella mente come fosse la sua coscienza a parlare; in realtà.
Avrebbe voluto rispondere che non poteva farci niente. Che non si può cambiare un modo d’essere e che a lei – in fondo – le cose andavano bene in quel modo. Ma... tacque.
Non era vero. Nessuno sceglierebbe di vivere con la tristezza a far da ombra, potendo scegliere la gioia. Nessuno sceglierebbe di accettare le lacrime sul proprio volto, potendo scegliere un sorriso.
“In teoria, hai ragione”. La voce appena percettibile. Incerta. Titubante.
Perché le cose non potevano essere semplicemente più semplici?
Chiara sorrise fra sé di quell'involontario gioco di parole. Poi – distolto per l’ennesima volta lo sguardo dallo specchietto del parasole, inutilmente abbassato – riprese a fissarsi sulla strada. Mancavano ancora dieci minuti buoni, prima del bivio di casa.
Non era sicura di riuscire a reggere dieci minuti di chiacchiere su quel suo malessere interiore. Non era sicura di riuscire a reggere la verità nelle parole che – ne era certa – il fratello avrebbe tirato fuori; prima o poi.
Allora… Provò con un contro attacco, sperando di non fallire. Che cosa avrebbe potuto dire, che ancora non aveva detto?
“Proverò a fare come se tante cose non fossero successe… sono sicura che mi aiuterà ad andare avanti, in un modo o nel altro”.
“Anche perché, indietro non si torna. Andare avanti è l’unica scelta che abbiamo e che dobbiamo fare ogni giorno”.
Lo sapeva. La razionalità di Matteo era qualcosa che sembrava non venir mai meno. La sua somigliava di più ad una lucina intermittente. Quando pensieri ed emozioni si ritrovavano al buio era un problema.
No. Non ce l’avrebbe fatta.
“Certo che… parli bene tu. In fondo, che ne sai… Una vita regolare. Un lavoro regolare. Una relazione regolare. Hai la più pallida idea di che cosa significhi doversi alzare ogni mattina e non sapere… non avere la più pallida idea di come andranno le cose?”.
Matteo si ritrovò a sgranare gli occhi di fronte alle urla improvvise di Chiara. Senza distogliere l’attenzione dalla guida, rispose: “Certo, che lo so. Magari, riesco a gestire un po’ meglio certe situazioni, ma… so anche io che cosa significhi soffrire per amore. Il tuo problema è che pensi che per via del dolore del cuore tutto meriti di andare a catafascio. Non è così”.
Chiara cercò di impedire alle lacrime di invaderle il volto, ma invano. 
Poco, ma sicuro, non si sarebbe mai aspettata di innamorarsi senza essere ricambiata. Faceva male. Vederlo e non poterlo sfiorare. Sentirlo nel cuore e non poterlo avere.
“Non mi sembra di chiedere troppo, sperando di imbattere in un po’ di felicità e magari in qualcuno che possa condividere con me importanti progetti di vita. Non sento di avere tutto il tempo del mondo, per queste cose. È questo il problema”.
Di nuovo, silenzio. Matteo impegnato a non esternare la sua rabbia. Chiara impegnata a trattenere il rumore dei singhiozzi, che dentro la stavano uccidendo.
La macchina aumentò di poco la velocità, bruciando subito i minuti di viaggio che rimanevano.
Quando Chiara si ritrovò di fronte al portone di casa, ringraziò di non essere più costretta a ragionare in due.
“Dai Matteo, lasciamo perdere. Serve solo un po’ di tempo. In questi giorni, non farci caso. Speriamo che passi”.
“Speriamo”. 

mercoledì 17 ottobre 2012

L'eternità in un secondo...


Guardarsi.
L’eternità prede lo spazio di un secondo. Il respiro si spegne, lasciando il corpo in balia del momento.  
Sentire il cuore aumentare i battiti e sapere che tutto quel rumore è per te.
Tu non lo senti. Continui a fissarmi negli occhi.
Vorrei  che non lo facessi. Non leggerli come fossero un libro aperto. Rispettali, piuttosto, come fossero una cassaforte di cui non conosci la combinazione.
Non voglio che tu sappia che è difficile. Non voglio che tu capisca che sto combattendo con il dolore.
Nessuno dovrebbe combattere in questo modo, apparendo inerme di fronte al mondo. Nessuno dovrebbe vacillare tanto, apparendo sicuro di fronte al mondo.
Vorrei poterti chiedere di amarmi. Allora, sarebbe facile. Vorrei potermi avvicinare a te con una mano. Vorrei poter sorridere e gioire, osservandoti mentre la stringi nella tua.
Sarebbe bello sentirti, pelle contro pelle. Interessante, immaginare le nostre linee del cuore intrecciarsi in un infinito.
Invece…
Ti guardo e torno a respirare. Per non morire, dentro al pozzo nero dei tuoi occhi indifferenti. Ti guardo e sospiro dentro, mentre i nostri momenti si separano.
E un secondo torna ad essere null’altro, che la sessantesima parte di qualcosa di più. Senza te.

domenica 30 settembre 2012

Una serenata per dire "Mi Piaci"

Sempre la stessa gente. Quel via vai continuo che rappresentava più un’abitudine, che tutto il resto.
Elena continuava a guardarsi le scarpe, senza prestare attenzione ai discorsi delle amiche. Le piaceva uscire in loro compagnia, ma c’erano sere in cui avrebbe preferito rimanere a casa. Magari, in compagnia di un libro. Se i pensieri non erano troppo invadenti, da costringerla al sonno prima del solito.
Oltrepassarono la gelateria affollata, dirette al Corso. L’avrebbero attraversato più o meno per metà, poi sarebbero tornate indietro. Già lo sapeva.
Cercò di ignorare le occhiate di alcuni passanti che, al contrario di lei, sembravano avere a disposizione almeno un motivo per essere allegri e spensierati.
Non che lei non ne avesse. Solo, non ne aveva a portata di mano quella sera.
“Elena… si va a ballare, poi?”.
Odiava ballare, ma fece comunque di sì con la testa. Quando non era il sonno l’escamotage per non pensare, quasi sempre lo diventava la musica. Meglio, se ad altissimo volume.
Continuò a seguire la scia di profumo che le amiche lasciavano, continuando ad ignorare completamente i loro discorsi. Sembravano euforiche, concitate a tratti, ma non avrebbe saputo dire il perché.
Ipotizzava si trattasse delle solite questioni di cuore. Proprio per questo, forse, la mente si rifiutava di coinvolgersi.
Ventisette anni. Una storia finita male alle spalle, un’insensata passione per un ragazzo visto cinque volte in totale e la voglia più assurda di sparire del tutto dal mondo; emotivamente parlando.
Anche se aveva provato a ripetersi che sarebbe stato normale, Elena non ce la faceva proprio ad ignorare quella piccola vocina interiore che sempre, sempre, sempre le suggeriva di tenersi al riparo dal rischio, dal dolore… dalla vita; in sintesi.
Non c’è il modo di sfuggire alle ferite. Le aveva detto una volta una sua amica psicologa. Aggiungendo che ogni medaglia ha un dritto e un rovescio. Che ogni rosa è contornata di spine. Che per ogni giorno di sole ce n’è uno di pioggia. Eccetera, eccetera, eccetera.
Se solo si fosse messa d’impegno e se solo non le avesse fatto tanto male pensare a quanti, già, avevano provato a spronarla… Elena avrebbe potuto scrivere un libro, su quelle metafore di vita. Invece…
Rimaneva senza far niente. Preferiva non prendere nemmeno in considerazione l’idea di quel ragazzo. Anche se le aveva sorriso una volta o due e lei aveva ricambiato. Preferiva rimanere al sicuro, insieme alle poche certezze che ancora era riuscita a conservare. Piuttosto che correre il rischio di perdersi dentro a quegli occhi scuri.
Non contavano le volte in cui pensava che sarebbe stato bello poterlo prendere per mano; che sarebbe stato emozionante sfiorarlo con un bacio.
“Muoio di sete, voi?”. Furono praticamente le prime parole che le uscirono di bocca, dopo il ‘ciao’ e il ‘tutto bene grazie’ che appena arrivata aveva lasciato cadere tra altri saluti.
Nessun dubbio sul locale che avrebbero scelto. Il pub dava proprio sulla strada ed era uno dei posti più frequentati della zona. Non si poteva passare un sabato sera da quelle parti e non fermarsi per un bicchiere al pub.
Elena cercò di farsi spazio tra la gente che consumava all’aperto. Stando attenta a non calpestare i vetri di qualche bicchiere rotto.
“Se volete aspettare qui… vado io a ordinare per tutte”.
Conosceva i gusti delle amiche e conosceva i proprietari del locale. Non sarebbe stato difficile avvicinarsi al bancone e tornare indietro il prima possibile. Anche per una timida come lei.
“Quattro bicchieri di Coca Cola, grazie”. Pagò e fece appena in tempo a riporre il portafogli nella borsa, che il vassoio era già pronto.
Fuori, ancora chiacchiere e sigarette. Elena passò ad ognuna un bicchiere e prese il suo tra le dita, prima di tornare indietro per restituire il piatto.
Continuava a non avere le giuste vibrazioni per quella serata, ma si sforzò comunque di sorridere. Chiedersi se altri si sentissero tanto fuori posto in quel momento era inevitabile; come era inevitabile costatare che nessuno sembrava comunque sull’orlo di un attacco isterico per problemi, dubbi o perplessità di vario genere.
‘Si cerca di andare avanti, piccola’. Forse era questo che sua nonna intendeva, tutte le volte che le si era rivolta con quelle parole. Che non esiste qualcuno ‘più felice del mondo’ e che ognuno cerca di sopravvivere alle proprie giornate al meglio che può.
“Guarda… Guarda… Guarda… Cecilia, penso proprio che tu abbia fatto colpo!”.
Simona sorrise, indicando con gli occhi un tipo biondo dall’altra parte della strada.
Era un giochino vecchio. Contare quanti in giro guardassero chi. Alla fine della serata, si tiravano le somme.
Elena non era mai stata troppo partecipe anche a quello. Non era certo un tipo appariscente e quelle poche volte che le era capitato di calamitare lo sguardo di qualcuno, aveva subito liquidato il discorso con un freddo: “Non è il mio tipo”. Tutte le volte, tranne l’ultima. Lui era diverso. Lui sapeva guardarla senza farsi accorgere. Lui meritava di essere ricambiato.  
Prese un nuovo sorso di Coca e rimase in silenzio.
La musica era piacevole. Elena si sforzò di concentrarsi su quella.
Il suono della chitarra elettrica la fece tremare nello stomaco. La batteria avrebbe potuto presto contribuire al nascere di un mal di testa, ma…
La luna si specchia ai vetri del tuo balcone
E tu sei nascosta dietro le sue tendine
Cantando son qui per dirti ti voglio bene…
Il timbro di voce inconfondibile di Claudio Villa. Ma, cosa… Perché?
Elena sorrise dell’imprevisto. Adorava quella canzone, anche se non era una tipica canzone da pub.
Le parole continuavano ad andare.
Se il tuo cuore lo permette
Son venuto per cantare la canzone nella notte
Mi batte il cuore
Come tu non puoi capire
Queste frasi appassionate
Le racchiudo in sette note per poterti innamorar…
La folla vicino alla porta si aprì all’improvviso. Elena sentì che le gambe avrebbero potuto cederle da un momento all’altro. Lui.
Teneva in mano una rosa rossa. Era bellissimo.
Sperare che potesse essere lì per lei, con tutte le ragazze che sempre e dovunque avrebbe potuto avere, sembrava assurdo. Quanto assurda era la morsa di dolore che le aveva attanagliato irrimediabilmente lo stomaco. Vederlo insieme ad un'altra, non pensava di poterlo sopportare.
Provò a girarsi dall’altra parte, ma né le spalle né i piedi risposero all’impulso. Rimase a fissarlo mentre oltrepassava la porta, mentre si passava una mano tra i capelli per richiamarli all’ordine e mentre…
“Accetteresti di ballare?”.
Elena poggiò le sue dita sul gambo della rosa. Accanto a quelle di lui, ma stando attento alle spine.
Odiava ballare, ma con l’altra mano accettò comunque quella di lui che chiedeva di trasportarla in quella serenata.
“La più bella sei di tutte”. Un bisbiglio all’orecchio, mentre già si muovevano a tempo. Una sorta di eco alla canzone. Le labbra di Elena si schiusero in un sorriso talmente tanto luminoso, che sembrava quasi si fosse fatto giorno all’improvviso.
…Si chiede ma chi sarà quella donna amata
Che fa sospirare e fa spasimare un cuor
Amore…
Addosso, gli occhi di tutti. Per la maggior parte curiosi. Elena strinse la mano di lui più forte che poté: “Domani sera prendiamo un gelato insieme?”. Lo vide annuire solamente. Sorrisero.

Il Link della Canzone: 
Bellissima!!!

domenica 26 agosto 2012

Un vocabolario è come il mondo...


Un vocabolario è come il mondo… per me.
Come nel mondo ci sono persone che mi piacciono ed altre che proprio non riesco a tollerare… anche tra le tantissime pagine di un vocabolario sono presenti parole che adoro  ed altre che – assolutamente – vorrei cancellare per sempre.
Se proprio devo trovare una differenza tra i due, allora… Sì. Nel mondo non esistono persone che temo; realmente intendo. Mentre… Dentro ad un vocabolario si celano parole (e significati!)... che, pur senza pronunciarle, mi fanno Paura. Realmente… Paura.
Morte. Morte, è sicuramente una di queste. Ma… del resto… Chi… non teme la Morte? Anche se troppo spesso si va in giro dicendo che: chi teme la morte, muore ogni giorno… penso non esista anima viva, che riesca a pensare serenamente a quando la parola Fine le piomberà addosso. Pesante. Pesantissima. Tra capo e collo e mai… assolutamente mai, nella maniera in cui si era immaginato che sarebbe arrivata.
Amore e Felicità… sono altri due bei problemi per me. Poche lettere, in teoria. Un mare di interrogativi, in pratica.
Comincio a domandarmi seriamente se sia mai stato vero… che prima io non abbia mai temuto, nemmeno per un singolo, brevissimo istante, né l’una né l’altra.
Se penso all’Amore e alla Felicità adesso… posso riuscire ad immaginare quello che tutti, più o meno, sogniamo di poter provare almeno una volta nella vita… quei mari di emozioni, assoluti ed irripetibili, che non con tutti siamo in grado di provare e che arrivano a travolgerci inaspettatamente; inesorabilmente. Poi, però… ecco che la Paura non riesce proprio a starsene in disparte. Ed anche qui… gli interrogativi si sprecano.
Esistono veramente persone in grado di riuscire a  vivere ogni singolo attimo della loro vita (soprattutto per quel che riguarda le cose belle) senza provare… Paura?!?
Sarà paradossale, ma la mia Paura di soffrire per Amore supera la Paura della Morte. Forse, perché la prima  – a differenza di quest’ultima – può arrivare a durare tantissimo e può far sentire chiunque ci si trovi costretto a fare i conti, come se la morte sia sempre ad un passo dall’allargare le braccia, ma non si decida mai ad accostarsi per stringere realmente. Forse, perché la prima torna a farsi viva – sempre e comunque –  ad ogni nuovo attimo di Felicità. E non ha importanza quanto gli altri provino a convincerci che non ci faranno mai del male, o che tengono a noi più di qualsiasi altro. La Paura suggerisce subito che… non è vero. E, quasi sempre, è la verità.
Forse, perché non esiste rimedio… per quei cuori che l’hanno già provata – una volta o più volte – e sanno esattamente di cosa si sta parlando. Forse, perché…
È per questo che Amore e Felicità non fanno più tanto per me. Perché ogni pro ha anche il contro. Perché ogni medaglia ha il suo rovescio. Perché ogni sorriso è accompagnato da una lacrima.
Si dovrebbe accettare la vita per come viene ed essere grati, in caso di nuove burrasche, per quello che si è avuto, ma… esistono anche momenti nella vita in cui non si è pronti per lottare, in cui non si vuole cadere dentro a nuovi, pericolosi mari, in cui si vorrebbe soltanto rimanere a guardare… e sperare che la vita sappia cavarsela da sé; perché non ci si sente in grado di mandarla avanti. Credo di essere in un momento del genere, adesso. Anche se non lo spero. Credo di non essere in grado di prendere in considerazione Amore e Felicità. Né come parole, né...
Anche se... non lo spero.