domenica 29 settembre 2013

Ballare sotto la pioggia

Ballare sotto la pioggia. Farlo pur rimanendo all’asciutto. Sentirsi come una di quelle gocce, pur apparendo diversa allo specchio. Immaginarsi acqua fresca e brillante, in grado di lavar  via il superfluo. I brutti pensieri e le emozioni che non vuoi. Le orecchie piene del ticchettio di quelle lacrime di nuvola. Il cuore che non riesce a tenere il ritmo. Segue il suo, come loro continuano a produrre il loro. Tic-tic-tic-tic-tic. il respiro è caldo e silenzioso, mentre il vento freddo fa rumore e muove le foglie al di là del vetro. Ballare sotto la pioggia e sentirsi bene. Perché la vita è come la superficie di un vetro e la pioggia e ciò che ti capita… mentre stai ballando tra il respiro e il battito. Sì! La vita è come la superficie di un vetro, colpito dalla pioggia. Non importa quanto il vetro sia inclinato, la pioggia c’arriva comunque. E ci sono gocce grandi e tenaci, altre piccole e insignificanti. Ci sono gocce che arrivano e scivolano subito via, altre che si appoggiano e decidono di rimanere. Non sai per quanto ed è proprio questo il bello. Osservi la superficie del tuo vetro e immortali la posizione delle gocce. Una, dieci, cento, mille volte. In silenzio e in fretta. Le gocce sono i tuoi momenti. 






Vivere è ballare sotto la pioggia e la pioggia che non smette di cadere cambia costantemente le carte in tavola. Solo alla fine dei giochi, quando non ci saranno più gocce per te, potrai fissare gli occhi sul vetro con più calma e vedere ciò che è rimasto. Lo osserverai con attenzione e se per tutto il tempo in cui avrai ballato sarai rimasto attento, saprai riconoscere sulla superficie la scia di quelle gocce che sono state minuti, ore, settimane, mesi o anni… prima di scivolare via. Ballare sotto la pioggia e crederci.

lunedì 23 settembre 2013

Dolce come il miele...

Magari... c'entra poco. O... magari, no.
Tornare a casa, abbandonare tutto, prendere la macchinetta fotografica e - al termine di una faccenda annuale - divertirsi con gli scatti. Ho ancora molto, moltissimo da imparare in termini di fotografia, ma... quando il tempo c'è e il soggetto non scappa via... sperimento questo, quello e quell'altro, fino a che sono soddisfatta del risultato (a risultato ottenuto, cerco anche di memorizzare la procedura sperimentata, ma... mica facile ricordarsi, poi... ;-) e tutto ciò che rimane a tenermi compagnia è... la fretta!
Fretta, fretta, fretta... non vedo l'ora di visionare le fotografie a schermo intero sul computer.
Corro in camera, collego il cavetto usb nella speranza che non decida di fare le bizze e... sì! Niente male. 
Quando le fotografie scattate rispecchiano esattamente ciò che si aveva in mente, è come riuscire a mettere su carta un'idea - trovare subito le parole - prima di sentirla scappare via e nascondersi tra altri pensieri...
Che ve ne pare?








Tanta dolcezza mi ha fatto ricordare un libro che ho adorato: Dolce come il miele di John Penberthy.
Pagina dopo pagina, insieme alla giovane ape Buzz...


La descrizione (da libreriauniversitaria.it):
Buzz non è un'ape operaia qualsiasi: nell'oscurità delle rose selvatiche e nella luce segreta dei denti di leone cerca il significato dell'esistenza. Il suo viaggio è un magico volo di gioia, coraggio e ottimismo, dedicato alle api "non allineate", decise a succhiare il nettare della vita e a interrogarsi sul suo fine ultimo, anche a costo di "uscire dal gruppo". Buzz, a differenza delle compagne, non si accontenta di trascorrere i giorni a costruire alveari, nutrire larve, immagazzinare polline e difendere la colonia dagli attacchi esterni. Sogna quel mondo infinito che si estende oltre l'angusto campo di trifoglio, oltre i picchi delle alte montagne dove il carro infuocato del sole termina ogni sera la sua corsa.

E, proprio tornando a quelle pagine, quale frase m'avrebbe potuto colpire di più, se non...

“Il potere della mente consiste nel cogliere le differenze, quello del cuore nel cogliere le similitudini”.

Sempre con la consapevolezza di ascoltare prima... il secondo! 
Buona serata a tutti, a presto.

lunedì 16 settembre 2013

Viso di porcellana

Ho sempre creduto nella forza delle persone. Di qualunque forza si tratti, c’ho sempre creduto.
Ho sempre creduto nel forza dei sentimenti. Di qualunque sentimento si tratti, c’ho sempre creduto.
Ho sempre creduto nella forza della sincerità.
Di sincerità ce n’è una sola. O si è sinceri, o non lo si è.
E se lo si è, anche se le parole non riescono a trovare la via d’uscita delle labbra, esistono tanti modi di esserlo.
Anche il non esserlo ha mille e più forme. Si può non esserlo per un po’. Allora, in quel caso la forza della sincerità torna a vincere su quanto di non sincero si è commesso. Oppure… si può non esserlo per indole.
Ecco. Di questa ultima categoria di individui ho paura. Perché chi non è sincero per indole, alla fine non si accorge nemmeno del male che fa con le proprie bugie o, qualora se ne rendesse conto, ne gode.
La non sincerità è subdola, perché in grado di indossare tante maschere, perché in grado di osservare due occhi che piangono e rimanere impassibile, come se non ne fosse l’artefice, perché in grado di distruggere come un uragano le rose nei giardini altrui e continuare ad annaffiare quelle del proprio, senza accorgersi che sono secche.
La non sincerità è un cuore più arido di un deserto. È un proiettile che, se decide di prenderti a bersaglio, non si riesce a schivare. Perché la non sincerità è anche furbizia. Non la furbizia positiva. Quella che ti fa capire come muoverti per farcela, no. È furbizia nell’accezione più negativa che possa esistere. È il credersi padroni del mondo, pur possedendo poco più di una manciata di polvere, è il credersi al di sopra di tutto e di tutti, pur essendo più bassi di un chicco di riso, è il credersi burattinai con le vite altrui, senza capire che ci sarà sempre chi sarà in grado di tagliare i fili.
Perché se c’è un’altra cosa vera della non sincerità, oltre a tutto questo, è che ha sempre e comunque raggio d’azione limitato. Folle sarebbe colui che, nel sentirsi ferito da una non sincerità ricevuta, rimarrebbe con le mani in mano a guardare la vita andare in pezzi.
Di fronte a una non sincerità ho provato a credere. E per un po’ ho creduto di aver visto giusto e che si trattasse di sincerità. Ho provato a fidarmi di piccoli segnali, di quelle strane coincidenze che a mio avviso li legavano in maniera a volte spaventosa alla vita reale, ho provato a non ignorare il forte rumore che questi piccoli segnali facevano nel cuore. Un eco in grado di uccidere e impossibile da zittire.
Poi, però… come tutte le sincerità che non lo sono, anche per questa è giunta l’ora di abbassare la maschera. È stato come ritrovarsi davanti il vuoto. Il nulla. Non un fantasma. Non un qualcosa di qualcosa che comunque è stato. Un niente di cui solo io avverto gli effetti e per cui solo a me rimarranno cicatrici.
Di fronte a questo vuoto immenso, è prepotente il rumore dei perché.
Perché è successo? Perché a me? Perché avvicinarsi ad una persona, pretendere in qualche modo la sua attenzione, per poi ferirla… invece di renderla felice?
“Fai rumore nei sogni di qualcuno solo per farlo svegliare con il cuore felice. Altrimenti lascialo dormire” (M. Bisotti – La luna blu).
Ecco. Non ho mai chiesto di più alle persone. Come… non ho mai dato di più. Ho assicurato la mia presenza e il mio affetto solo quando lo volevo veramente e ho sempre e solo chiesto di non essere ferita.
Non perché penso di essere più speciale di altri, no. Ma… perché la vita è una sola e mi stupisce ogni giorno accorgermi di quanto siano poche le persone che l’hanno capito veramente. La vita è una sola ed è un dono. Allora mi domando… perché esistono ore di vite altrui spese a giocare con le parole o a far soffrire senza sapervi porre un freno?
Alcuni si giustificano dicendo di non aver mai provato dolore, ma… per chi sa cosa può voler dire stare male… perché? Per chi ti ha fatto credere che il valore di ogni singolo giorno è importante, per chi ha la forza di ammettere che anche vivere alla giornata può regalare le sue soddisfazioni, per chi crede che non vivere con i rimpianti sia il modo migliore di procedere verso l’inevitabile fine comune… perché?
Perché perdersi nei dettagli? Perché non credere allora alle cose semplici? Perché ferire e non essere nemmeno in grado di dire? Perché dubitare del bello e del buono e reputare normale e accettabile il brutto e il cattivo?
“So che è difficile, so che potrei avere delle responsabilità, ma… spero tu ce la faccia a stare meglio”. Sarebbe un buon modo, per ridare un po’ del colore della verità ad un atroce bugia.
Invece… no. Le maschere che ad un certo punto hai capito di avere davanti non cadono, la tua vita si allontana sempre di più da quella che avresti voluto che fosse, mentre la consapevolezza di non poterci fare niente aumenta e fa malissimo.
Anche fosse tutto uno spettacolo intorno a te, non si può essere l’unica comparsa inconsapevole dello show e pretendere di stravolgerne la regia secondo i dettami del cuore.
Allora… anche se non indossi maschere, una ti costringi a metterla davanti. Di quelle che coprono, di quelle colorate con le sfumature più sgargianti. Di quelle con su stampato un sorriso.
Perché gli altri possano non vedere le lacrime scorrere a fiumi sulle tue guance e possano non leggere quelle pagine e pagine di interrogativi senza risposta nei tuoi occhi. La fissi bene, perché stia su per un po’.
Ancora non sai per quanto, ma…
Sai che prima o poi la getterai a terra e lascerai che si rompa in mille pezzi.
Sai che prima o poi le tue  vere labbra avranno indosso il sorriso più bello del mondo, quello che si incontra nell’espressione di chiunque – nonostante le botte ricevute – non ha mai perso la forza per credere che vivere è bello, come bello è credere nella forza e nello splendore dei veri sentimenti.
Sai che prima o poi… tornerà il sereno. Perché che ‘non può piovere per sempre’ è più vero di quanto si voglia credere.

Accarezzi il tuo viso di porcellana e cominci già a contare i giorni.

Nasce EstroCreativo!

Un Post che si allontana dal mondo delle parole, per festeggiare un altro sogno importante...


Eccomi qua! 
Un sogno rimandato per anni... che finalmente trova la forza di uscire allo scoperto e di provare a 'camminare da solo'.
EstroCreativo è un marchio depositato, che nasce il 20 Agosto 2013!
Recarsi all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi per il deposito è stato... Emozionante! 
"Dal momento in cui uscirà da quella porta, l'uso che farà dell'immagine è già protetto dalla domanda", sono state le parole dell'impiegata gentilissima, che mi hanno fatto salire un brivido lungo la schiena. Qualcosa di mio, che è da anni che se ne sta buono, buono in un angolino della mente... Evviva!
Ma... siete curiosi di vedere l'immagine del logo e quelle delle primissime creazioni?
Spero di sì!
Ecco a Voi...
E... il primissimo bracciale, i primi orecchini e il primo anello, ideati proprio per questo marchio.





Doveroso, ora... un ringraziamento!
Non ci sono parole sufficienti, per ringraziare un amico speciale... Giorgio Bianconi!
Grazie per la pazienza con cui mi ha seguito in queste prime elaborazioni della fibra di carbonio, grazie per i preziosi consigli, grazie per l'entusiasmo dimostrato e per il supporto sempre costante... Grazie! 
Per tutto quello che sarà d'ora in poi... immaginerete che EstroCreativo è ancora molto... work in progress... sito internet, blog (che non annulla EstrosaMente, ma... arricchisce) e diffusione a partire da negozietti locali. Vi saprò dire meglio più avanti.
Intanto... ditemi... cosa ne pensate? 
Un abbraccio!!!
Elisa

venerdì 13 settembre 2013

Pier Paolo e Francesca... Evviva gli Sposi!!!

Mia sorella si... Sposaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!
Dedico a lei... a lui... a loro... questo primo post di settembre!
Poche le ore di attesa, poi sarà... Festa Grandissima!!!
E a voi lascio queste primissime foto di quella che spero sarà - con i miei tempi ;-) - una lunga serie di dettagli...



Evviva gli Sposi!

Un Milione, un Miliardo, un...
insomma... Tantissimi, Tantissimi, Tantissimi Auguri!!!

venerdì 30 agosto 2013

Un messaggio d'amore in lattina

Catalogare i pensieri. Lo faceva sempre, ogni volta che c’era qualcosa di difficile da gestire.
Fino a quel momento le era sempre riuscito. Fino a quel momento la mente era rimasta un giardino tranquillo, dove seminare nuovi pensieri ogni giorno e dove veder sbocciare i fiori di quelli che – già pianta – non smettevano di crescere e di essere pensieri e ragionamenti utili.
Ma, come per rovinare ogni cosa bella basta un attimo, per rovinare un giardino di pensieri fioriti e rassicuranti basta l’uragano di un’emozione ingestibile. Allora, anche catalogare e catalogare diventa inutile… un inutile impiego di energie.
Sara si agitò nell’acqua, ignorando il sale negli occhi. C’era di positivo che, si fosse messa a piangere in mare, sarebbe stata solamente acqua salata su acqua salata.  Ignorò il bruciore che all’improvviso sembrò volerle uccidere gli occhi e riprese a nuotare.
Le avevano detto che svagarsi le avrebbe fatto bene. Che allontanarsi avrebbe allontanato anche il pensiero di lui. Ma… non c’è modo di allontanarsi da una persona, se quella persona abita il cuore.
Ripensò a quella volta in cui le venne in mente che avere una persona nel cuore è come avere un tatuaggio invisibile addosso. Aveva provato a mostrarlo, aveva provato a spiegarsi, ma… più parole aveva provato a dire e più le stesse parole avevano finito per trasformarsi in giri insensati e fuorvianti.
Aveva provato a fingere di essere una sua amica e aveva pensato che sarebbe riuscita a darsi dei buoni consigli. Ma era bastato poco per accorgersi che era una pessima consigliera e che, probabilmente, non si voleva nemmeno il bene che pensava di volersi.
Si fosse amata un po’ di più, forse non si sarebbe concessa di soffrire a quel modo.
Una lacrima raggiunse la superficie dell’acqua. Sara cercò di ignorarla, ma la sensazione fu subito quella di un macigno nello stomaco. Allora era vero… che le lacrime sanno fare rumore.
Non il rumore del pianto. Non il suono dei singhiozzi. Proprio… il rumore delle lacrime dentro al cuore.
Era tempo che il suo cuore continuava a piangere, ma… per quanto si sforzasse, Sara non stava trovando il modo di farlo smettere. Perché l’unico modo possibile per far tornare a sorridere il cuore aveva un nome e un cognome e questo nome e cognome sembrava voler rimanere lontano da lei anni luce.
Sembrava voler… provò a pensare a quella scelta di parole. La prima a testimoniare le incertezze che alle volte la coglievano in fallo e le facevano rimettere tutto in discussione, in nome di un dubbio su un sentimento ricambiato… l’intera sua esistenza, come un puzzle costantemente composto e scomposto. La seconda a farle rimanere bene impresso nella mente che… quando qualcosa non dipende solamente dalla volontà unica e personale, allora tutto è possibile. Nel bene e nel male. Male, male, male.
Lei avrebbe voluto amarlo. Avrebbe voluto amarlo con tutta sé stessa e avrebbe voluto potergli dire che la sua era una scelta per la vita. Avrebbe voluto guardarlo negli occhi, poter leggere nei suoi la stessa bellezza di sentimenti e affermare sicura che lui non solo era il tatuaggio sul cuore, ma… era la ragione di ogni respiro, il motore di ogni battito, il sorriso dietro ad ogni pensiero bello che lo riguardava. Avrebbe voluto poter essere semplicemente una ragazza innamorata, invece di essere una ragazza con il cuore tormentato.
Si mosse di nuovo nell’acqua. Stavolta più nel tentativo di scacciare il desiderio di averlo accanto in quel momento, che per il reale bisogno di arrivare chissà dove.
Aspettò il tuffo di una coppia che aveva visto arrivare da un ombrellone lontano, prima di decidere di uscire. Tempi indietro avrebbe sicuramente aspettato di vedere la pelle delle mani raggrinzita, prima di tornare sulla terra ferma, ma… con il cuore malandato e sofferente, almeno il resto voleva cercare di mantenerlo in buono stato.
Raggiunse la sdraio, si avvolse nell’asciugamano verde e si lasciò crollare sotto l’ombra. Non c’è verso di allontanarsi da qualcuno, se quel qualcuno abita i pensieri e il cuore. Forse era per questo che, fra i tanti consigli che aveva provato a darsi, quello del classico “occhio non vede, cuore non duole”, l’aveva deliberatamente ignorato. Lui non aveva capito quanto fosse grande il suo amore. Lui l’aveva sentita pronunciare parole importanti, l’aveva vista affrontarlo con il viso rosso, le gambe tremanti, la voce ridotta ad un filo e la paura negli occhi di non essere capita e aveva fatto come se nulla fosse, aveva lasciato che una marea di incomprensioni si insinuassero tra di loro, fino a che anche per lei era sembrato più facile provare a fare finta di niente e ad andare avanti.
Per un po’ era stato facile. Soprattutto nei primi tempi, dopo che gli aveva parlato, era sembrato semplice lasciarsi muovere dalla rabbia di non essere stata compresa e in qualche modo tutelata da una delusione.
Poi, però, tornare a fare i conti con il tatuaggio sul cuore era stato semplicemente inevitabile.
Forse perché lui in qualche modo sembrava volersi fare capire. Anche se, nonostante Sara l’avrebbe apprezzato, tra loro non c’era mai stato nulla di paragonabile ad un ragionamento chiaro, sereno e risolutivo; in un modo o nell’altro. O semplicemente perché… se c’è qualcosa di vero sui tatuaggi – visibili o invisibili che siano – è che sono per sempre e non c’è modo di ignorarli alla lunga.
Sara cercò di evitare un nuovo ricordo legato a quel giorno, in cui in un breve attimo di coraggio e nella speranza di venirne a capo gli aveva parlato, ma… come la mente aveva smesso di riuscire a catalogare i pensieri, aveva smesso anche di ubbidire alle mute richieste del cuore.
Per sempre. L’aveva pensato un attimo prima di uscire fuori di quella porta. Stava agendo in cerca di un per sempre. Solo poi aveva riflettuto seriamente sul fatto che, per come erano andate le cose, quel per sempre rimaneva dentro di sé e sembrava allontanare del tutto ogni tentativo di un domani da sola.
Non che non avesse vissuto ogni giorno fino a quella breve vacanza al mare, ma… sopravvivere non è propriamente vivere. Ed erano questi i momenti in cui finiva per sforzarsi a non cedere al dolore, ma… un attimo provava a confortarsi pensando che non era l’unica persona al mondo a soffrire per amore, l’attimo dopo si tormentava ancora di più… con il dubbio che se quel poco che percepiva fosse stato vero, allora si stavano uccidendo a vicenda. Inutilmente.
Il bip di un messaggio sul cellulare la distolse per un istante da quella bufera interiore. Una sua amica la invitava a mangiare un gelato insieme, ma avrebbero dovuto rimandare al suo ritorno. Sara digitò in fretta la risposta e altrettanto in fretta gettò il cellulare nella borsa. Fu in quel momento che lo vide: un piccolo quaderno nuovo, che ricordava di aver acquistato l’anno prima con l’intento – mai realizzato, poi – di trasferire in bella copia tutte le ricette di dolci che continuava a tenere alla rinfusa su fogli volanti dentro ad un cassetto del mobile della cucina. Poi… doveva aver cambiato subito borsa per la città, perché era la prima volta che lo rivedeva dopo tanto tempo.
Lo prese tra le mani, accarezzò la copertina che ritraeva un delfino fra le onde e tolse il cellophane che ancora lo proteggeva dalla polvere. Non era sicura di avere una penna con sé, ma… si mise a cercarla comunque. E tutto sommato fu felice quando la trovò, anche se non era sicura di riuscire a scrivere. No. non aveva nemmeno idea di che cosa avrebbe potuto scrivere.
Una volta aveva provato a tenere un diario, ma… il tentativo era miseramente fallito dopo pochi giorni di incessanti annotazioni serali. Immaginò allora che provare a scrivere, con la testa costantemente avvolta in una nuvola di caos, non sarebbe stato facile.
Eppure… pochi secondi dopo la penna si stava già muovendo sulla superficie bianca e quadrettata.

Amore mio…
Righe che non leggerai mai, queste. Perciò -  forse - il cuore va avanti a battere sereno, pur nella consapevolezza di stare scrivendo una lettera per te. Perché… in fondo è lui che non smette mai di parlarti, anche se non lo senti. Io che lo ascolto, anche se a volte non vorrei, so che non solo il cuore ti ama, ma… il cuore soffre al pensiero di non riuscire a smettere di farlo. Soffre al pensiero di non volere smettere di farlo. Anche se la felicità non è alla portata e tutto ciò che sarebbe meglio fare, in effetti, sarebbe proprio  riuscire ad andare avanti.
Sì. Facile a dirsi, ma… vivere poi è un’altra storia.
Allora, finisco a pensare ai miei attimi di vita come ad attimi costantemente condizionati da due volontà. Che prescindono da tutto e che, il più delle volte, mi lasciano l’ingrato ruolo di spettatrice.
La prima volontà è quella del cuore… che non solo ti sta scrivendo, ma continua a volerti nonostante tutti i ragionamenti, nonostante tutte le razionalità possibili e nonostante tutto il resto. La seconda… la seconda è la tua volontà.
Ci sono momenti in cui dubito tu mi abbia capita  e momenti in cui sento forte la speranza di ricevere da te qualche messaggio. Ma…  per un attimo in cui spero che questo possa essere veramente possibile, ce ne sono infiniti altri in cui mi dico che, pure fosse vero il dubbio, un amore corrisposto non starebbe a guardare. Se tu mi amassi, come io ti amo, sono sicura non staremmo adesso in questo modo.
Perché un cuore innamorato sente l’amore di un altro cuore e non c’è niente in grado di spegnere sentimenti tanto forti. Un cuore innamorato vuole, ciò che il cuore innamorato desidera. Immagino ti  sarebbe impossibile rimanere a distanza… immagino sarebbe insopportabile il tuo dolore. Immagino sarebbe insopportabile sapere del mio dolore. Invece… il tempo passa e tutto rimane immutato. Perciò… può effettivamente essere che ci stiamo uccidendo a vicenda? Pazzi. Sarebbe da pazzi.
Nei miei ormai rari attimi di lucidità totale e di connessione con il mondo continuo a ripetermi che non sono molte le strade percorribili, in casi come questo.
In effetti… solo due. Noi, oppure no.
Essere Noi magari non sarebbe sempre facile, può anche essere vero che l’amore non è sempre rose e fiori, ma… saremmo insieme e sono convinta che- senza l’illusione di principi azzurri e principesse, ma solamente con la ferma consapevolezza di quanto si possa essere fortunati ad averci, nonostante il caos delle tante cose che sono la realtà – potremmo farcela. Tu la mia scommessa per la vita, io la tua. Quel biglietto vincente alla lotteria, che ti ritrovi a stringere fra le mani, pur non avendo giocato.
Non essere noi… sicuramente, se non si considera il dolore, sarebbe la strada meno compromettente. Non cedere all’amore significa rimanere in un porto sicuro, senza scommesse con il cuore e senza precarietà sul futuro. Ma… il dolore?
È questo che uccide ed è per cercare di liberarsi di questo che il cuore ti sta scrivendo. Perché il cuore ti chiede di amare ogni mattina al risveglio e ogni sera prima di andare a dormire, ma… soffre. Allora… ti chiede anche di lasciarlo stare, perché nel rispettare la tua volontà di un “Non essere Noi”, vorrebbe comunque che tu rispettassi la sua di non essere ferito e di non morire del tutto.

Sara lasciò rotolare la penna di fianco alle gambe e chiuse il foglio senza rileggere.
Scolò l’ultimo sorso di coca cola dalla lattina che aveva acquistato la mattina al bar dopo la colazione, arrotolò il foglio per metterlo dentro e – più per fare, che per reale necessità – aggiunse un po’ di sabbia.
Aveva pensato che non sarebbe tornata in acqua dopo quel primo bagno della mattina, ma in qualche modo quel messaggio doveva finire in mare, dove nessuno l’avrebbe trovato, dove nessuno l’avrebbe potuto leggere, dove solo il sale del mare, insieme a quello delle sue lacrime, avrebbe potuto qualcosa su quelle parole d’inchiostro.

Nascose la lattina, perché gli altri bagnanti non la vedessero compiere quello che in fondo era un vero e proprio atto di inciviltà, e in un tuffo deciso si lasciò di nuovo andare tra le onde leggere. 

lunedì 26 agosto 2013

Musica e paura nel cuore

Alle volte dimentico che si può parlare anche senza parole.
Pur con la consapevolezza di farlo con gli occhi, pur con la consapevolezza di farlo con alcun gesti, fosse anche solo con un sorriso... alle volte dimentico che si può parlare anche senza parole.
In realtà, i silenzi pieni di parole-non parole dovrebbero essere più preziosi e chiari di mille discorsi. Quegli occhi che ti guardano e  ti chiedono di capire, quei momenti in cui ti senti più forte, solo per aver percepito qualcosa di non detto, ma a cui tieni tantissimo.
Eppure... c'è sempre quella piccola parte di me che teme di fraintendere quel qualcosa e che ha paura di sperare che ciò che il cuore vorrebbe, potrebbe essere vero... allora, invece di farmi forte con un "Perché no... la Felicità esiste per tutti!", finisco per cadere in un mare di dubbi e finisco per convincermi di quanto possa essere pericoloso dar credito ad un 'non detto'. 
Non sono mai stata brava a leggere nei silenzi. Per questo, forse, amo le parole. 
Insomma... il vocabolario contiene parole a sufficienza per esprimere qualsiasi concetto... perché non affidarcisi?
Non fa una piega. Le parole non sono silenzio e sanno farsi capire. Ma... possono saperlo fare in musica?
Dirlo cantando è come dirlo... oppure no?
Nessun dubbio sul fatto che una canzone sia fatta di parole, ma... una parola cantata può avere lo stesso valore di una detta?
Fino a ieri una parte di me era convinta di no... mentre l'altra parte di me è rimasta impegnata a registrare ogni minima parola in nota provenisse da una persona importante... nella speranza di cogliere significati speciali.
Oggi... è il caos. Se una parola cantata vale come una parola... per quello che ho sentito finora dovrei essere la persona più felice del mondo. Ho sempre ascoltato prima con il cuore, che con le orecchie, ma... parole in musica a parte, non sono riuscita a vivere nulla di più. Non ho certezze. 
Ok... non è facile. Mettersi in gioco, magari ribaltare tutte le carte in tavola, ma... insieme alle parole delle canzoni ce ne sono altre che ricordo e che mi hanno fatto riflettere fino a trovare un solo, singolo attimo di coraggio nel parlare... "ci sono rimpianti con cui non si può vivere". Allora... ecco che pensandoci e ripensandoci il cuore si ritrova a tremare per l'ennesima volta e a chiedersi se ci possa essere anche una sola, piccolissima, minuscola possibilità di essere qualcosa per cui valga la pena non avere rimpianti. Vorrei poter essere un pensiero talmente tanto forte da essere la ragione di ogni respiro, vorrei poter essere il motore del cuore, vorrei poter essere la ragione per cui dire: io ci credo, che l'amore è tutto ciò per cui valga la pena di vivere e voglio viverlo con te. 
Poi, mentre la mente torna in un passato che passato non è... tornano anche le canzoni.
Ci sono parti di alcune che proprio non ne vogliono sapere di uscire dalla testa, parti a tratti anche irritanti... perché costringono il cuore a sperare, mentre forse sarebbe meglio per lui starsene buono, buono in un angolo a compiere il solo sforzo necessario per dirsi vivi. 
Arrivo a chiedermi quanto un cuore possa arrivare a sperare... se esiste un limite, per la ricerca della felicità. Forse potrei provare a spiegare ciò che provo cercando una canzone che lo faccia al posto mio, ma... non sono sicura ne esista una al mondo tanto forte e decisa. Molte bellissime, molte intense, molte che sanno far venire i brividi addosso, ma... nessuna in grado di gridare tutto ciò che ho nel cuore.